Gli organi umani come opere d'arte nella mostra all'Istituto di Anatomia a Padova
Cuore, le «impronte» sulle garze dopo le autopsie nelle creazioni di Barbara Bonvicini
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Gli organi umani come opere d'arte nella mostra all'Istituto di Anatomia a Padova
di Pamela FerlinCuore, le «impronte» sulle garze dopo le autopsie nelle creazioni di Barbara Bonvicini
All’Istituto di Anatomia Umana di Padova la mostra Continuum, arte e scienza in dialogo, tra suggestioni poetiche e spiegazioni scientifiche, per raccontare il valore e il significato del dono del corpo alla scienza. Nel salone d’ingresso del Centro per la conservazione e utilizzazione dei corpi donati, di cui è responsabile il professor Raffaele De Caro, la mostra è aperta al pubblico ogni giorno a ingresso libero, fino alla fine di luglio.
In esposizione 25 opere molto particolari del medico legale Barbara Bonvicini. Non schizzi a matita o stampe grafiche, non incisioni, ma impronte di organi.
Tutto è iniziato durante un’autopsia, quando la dottoressa Bonvicini ha estratto un cuore e lo ha appoggiato sulla garza, il cuore ha lasciato un segno che non era un semplice residuo ematico, ma un’impronta con minuziosi dettagli anatomici. I fluidi del corpo sembrano riemergere, come in un continuum, appunto, tra morte e vita. A quell’impronta di cuore, a cui il rosso dell’emoglobina e giallo ocra della bile, conferiscono profondità, ne sono seguite molte altre che documentano la ricerca artistica di Barbara Bonvicini, al confine con quella scientifica. Assieme a quel primo reperto fotografato, sono state scelte altre 25 opere per la mostra, con l’intento didattico di illustrare quanto approfondito e utile sia lo studio del corpo umano per la formazione dei medici, sia specialisti che specializzandi, ma anche per la ricerca e la cura.
Il percorso della mostra, curata da Veronica Gabriele, pone accanto alle immagini di Bonvicini, i reperti dell’Istituto, sottoposti a tecniche di conservazione come la plastinazione o il calco. Sono encefali, cuori, o sezioni umane che somigliano a sculture e suggeriscono una metafisica delle viscere. «Le impronte degli organi - spiega Bonvicini - sono dialoghi tra l’universo anatomico-scientifico e una dimensione estetica, non dipinta da pennelli o colori acrilici. Le opere sono state per me luoghi di ispirazione, attraverso una forza visiva sorprendente sembrano tracciati dalla mano esperta di artista». La mostra, patrocinata dal Dipartimento di Neuroscienze, si pone anche l’obiettivo di sensibilizzare su una materia delicata come la donazione del corpo.
«Grazie alla generosità del donatore - riferisce Raffaele De Caro - attraverso lo studio del corpo, il medico accede a una parte fondamentale della formazione. Avere il desiderio di essere utile rende speciale chi dona, ma spesso non si sa che esiste questa possibilità. Ci sono persone affette da una certa malattia che desiderano che il proprio corpo sia utile per la cura di quella specifica patologia». Quello di Padova è l’Istituto di riferimento in Veneto, che attraverso la conferenza Stato Regione nel 2020 ha dato impulso alla legge nazionale del 2020. La legge dice che le persone possono disporre in libertà e autonomia, la destinazione del proprio corpo. «Perché donare è un’arte -conclude Bonvicini- . Per me avere colto questa forma d’arte è stato un dono».
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