Vita e morte di Alexander Langer, il ritratto del leader ambientalista in scena al Teatro Stabile di Bolzano
L’autore e regista Francesco Niccolini: «Racconto in scena la sua grande capacità profetica cercando di renderne il respiro europeo»
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Vita e morte di Alexander Langer, il ritratto del leader ambientalista in scena al Teatro Stabile di Bolzano
di Silvia M. C. SenetteL’autore e regista Francesco Niccolini: «Racconto in scena la sua grande capacità profetica cercando di renderne il respiro europeo»
Da giovedì a domenica prossima, alle 18, la Sala Danza del Teatro Comunale di Bolzano vedrà l’atto conclusivo della rassegna «Wordbox», la piattaforma che il Teatro Stabile dedica alla nuova drammaturgia. A chiudere l’edizione 2025/26 sarà la lettura scenica di «Alex. Vita e morte di Alexander Langer»: testo scritto e diretto da FrancescoNiccolini e interpretato sul palco da Dimitri Frosali. «Il progetto rappresenta la quarta tappa di un organico percorso d’indagine sulla complessa evoluzione storica e sociale dell’Alto Adige che porto avanti dal 2021 per lo Stabile di Bolzano - spiega Niccolini -. Un itinerario avviato con Inventarsi una città dal 1919 al secondo dopoguerra, proseguito con In quello strano paese, incentrato sugli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, e culminato recentemente con la produzione di Resto qui, tratta dal romanzo di Marco Balzano».
Con questa nuova produzione, destinata a debuttare a luglio al Festival del Teatro Popolare di San Miniato, in Toscana, la prospettiva biografica si allarga, spostando il baricentro dal contesto strettamente locale a una dimensione internazionale. «Mentre i primi lavori erano fortemente calibrati sulle dinamiche territoriali altoatesine, per questo testo ho cercato di dare il massimo respiro europeo possibile - anticipa l’autore e regista Niccolini - focalizzandomi sull’Alex Langer politico continentale e sulla sua attività diplomatica e internazionale. So bene che, soprattutto in Alto Adige, esiste un Langer diverso per ogni persona che lo ha conosciuto o che ha incrociato il suo cammino, per questo, dopo aver parlato a lungo con la vedova a Firenze e con Edi Rabini, e dopo aver studiato a fondo i suoi testi, ho scelto di concentrarmi sulla sua straordinaria e modernissima capacità profetica».
Il ritratto teatrale restituisce la figura di un intellettuale capace di anticipare i nodi cruciali del presente, rifiutando la frammentazione ideologica. «Nelle sue analisi ho ritrovato interventi che sembrano scritti oggi, a distanza di trenta o quarant’anni - prosegue Niccolini -. La forza straordinaria del suo pensiero risiede nel non aver mai tenuto separate le questioni. Per Langer la crisi idrica, il terzo mondo, i diritti civili, la convivenzaetnica e il cambiamento climatico non erano capitoli distinti di un programma elettorale, ma un unico, grande sistema interconnesso di cause ed effetti. La politica tradizionale ragiona per compartimenti stagni, lui univa i punti».
L’approccio drammaturgico evita l’agiografia per esplorare la dimensione più intima del leader ambientalista, segnata da una profonda sensibilità ideale e da un tragico epilogo. «Nel mio teatro, da Gramsci a Don Milani, cerco sempre l’umanità fragile, l’uomo dietro il mito. In Langer questa fragilità dolorosa si impasta con la fatica di combattere contro problemi imponenti, più grandi di lui; non a caso il trait d’union dello spettacolo è la figura di San Cristoforo, il santo che si carica sulle spalle il peso del mondo intero prima che vada in frantumi. Un’immagine che riflette perfettamente l’impegno totale di Alex, una responsabilità totalizzante che alla fine non è più riuscito a sostenere, lasciandoci in eredità un vuoto drammatico».
Il monologo si propone come strumento di trasmissione della memoria, rivolgendosi in modo prioritario alle nuove generazioni. «Il teatro ha un disperato bisogno di ripartire dagli adolescenti: una fascia d’età che le istituzioni culturali tendono ad abbandonare troppo presto - conclude il regista -. A sipario chiuso vorrei che il pubblico portasse con sé il valore della contaminazione e la necessità assoluta di abbattere le frontiere, senza il bisogno di riconoscersi per forza in una sola bandiera o in una rigida appartenenza identitaria. Langer è stato un instancabile costruttore di ponti, un uomo di cultura transfrontaliera che ci ha ricordato le nostre colpe collettive. Il testo vuole tenere viva quella fiamma, il suo ardore addolorato ma indispensabile».
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25 maggio 2026 ( modifica il 25 maggio 2026 | 18:40)
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