Le tante sorprese di una grande Enciclica
Magnifica Humanitas non è solo l’attesa Lettera sull’Intelligenza artificiale, è molto di più
Le tante sorprese di una grande Enciclica
di Ferruccio de Bortoli | 25 maggio 2026Magnifica Humanitas non è solo l’attesa Lettera sull’Intelligenza artificiale, è molto di più
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Una «Magnifica umanità» come la chiama Leone XIV nella sua Enciclica è forse un’iperbole eccessiva. Un’utopia. Ci accontenteremmo di molto meno. Ma la costruzione di una società migliore non è solo possibile, è doverosa. Ognuno scrive il Papa, citando il cattolico Tolkien, deve fare la propria parte «per la salvezza
degli anni in cui viviamo». Magnifica Humanitas non è solo l’attesa Lettera sull’Intelligenza artificiale, è molto di più.
È, insieme, un articolato aggiornamento della Dottrina sociale della Chiesa, un atlante per comprendere le convulsioni della geopolitica, una guida per una nuova «civiltà del cuore nel disarmo della parola», una proposta di un’alleanza educativa che
strappi, soprattutto i giovanissimi, dalle nuove forme di schiavitù digitale.
Il Papa fa due costanti riferimenti biblici esemplari per comprendere o forse tentare di trasfomare il nostro tempo: la torre di Babele come progetto di dominio (della tecnocrazia) che «finisce per disumanizzare» e la Gerusalemme ricostruita da Neemia come «opera di responsabilità condivisa».
È la ricerca del bene comune che dà vita a un popolo. «Il tutto è più delle parti». Nell’ampia sezione dedicata all’Intelligenza artificiale (Ai), il pontefice precisa che «il confronto con gli altri saperi non attenuta la forza del Vangelo». L’Ai può essere un dono prezioso, ma va usata con discernimento morale. Non deve indurci nella pigrizia di delegare troppo, né si può affidare all’ algoritmo la scelta di chi merita o no, né a un sistema d’arma la responsabilità di un’azione militare. Bisogna rispondere a questo interrogativo: «L’Ai rende la vita sulla terra più umana? Più degna dell’uomo?». Anche nel mondo digitale («Un continente da evangelizzare») va rintracciato il bene comune, perseguito un principio di giustizia e solidarietà. Nella critica al transumanesimo e al postumanesimo, Prevost constata che «il nostro rapporto con la vita è in crisi, il limite sembra un difetto da correggere, ma la finitudine non impoverisce l’essere umano ma lo apre all’altro». Un capitolo estremamente importante è dedicato al rapporto tra verità e democrazia. «La disinformazione - è scritto nell’Enciclica - non nasce con l’Ai ma trova in essa un moltiplicatore potente. Un’informazione veritiera non nasce da un controllo centralizzato e automatizzato». Con un riferimento ad Hanna Arendt, il Papa afferma che «la ricerca della verità è essenziale in una democrazia, la verità è un bene comune e non una proprietà di chi ha potere e visibilità». Elogia, come aveva fatto Francesco, il ruolo dei giornalisti appassionati della
verità. «Abbiamo assistito con vergogna alla faticosa scoperta di verità dolorose anche su membri della Chiesa e su realtà ecclesiali». Non risulta che altri poteri, meno millenari e più modestamente terreni, abbiano fatto, di fronte a scomode inchieste giornalistiche, analoghe affermazioni. Chissà se ora leggeranno «Magnifica humanitas»?
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25 maggio 2026
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