La birra artigianale non conosce crisi. Il Trentino Alto Adige regione virtuosa, è in vetta nel rapporto tra birrifici e abitanti
Tra Trento e Bolzano si producono 600 ettolitri l'anno. Monetti (Unionbirrai): «Negli ultimi anni un boom senza precedenti. La birra senza alcol? Un prodotto che deperisce molto più in fretta»
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La birra artigianale non conosce crisi. Il Trentino Alto Adige regione virtuosa, è in vetta nel rapporto tra birrifici e abitanti
di Francesca NegriTra Trento e Bolzano si producono 600 ettolitri l'anno. Monetti (Unionbirrai): «Negli ultimi anni un boom senza precedenti. La birra senza alcol? Un prodotto che deperisce molto più in fretta»
Il momento della cottura della birra. Nel riquadro, Simone Monetti
Il Trentino Alto Adige è la regione con più birrifici artigianali per abitante: in totale sono 48, divisiequamente tra le province di Trento e Bolzano, e ognuno produce 600 ettolitri l’anno di birra, in media con i dati nazionali, dove il comparto produce in totale 600mila ettolitri e conta circa 850 birrifici attivi. Numeri che ci vengono forniti da Simone Monetti, segretario generale di Unionbirrai, l’associazione nazionale dei birrifici artigianali che quest’anno spegne 30 candeline e, per l’occasione, ha lanciato il progetto «Buona ‘sta birra» proprio per festeggiare l’anniversario attraverso una grande produzione collettiva diffusa lungo tutta la Penisola. Per l'occasione, ogni regione ha fatto la sua special edition dedicata al trentennale, seguendo alcuni parametri dati dall’associazione e l’obbligo a produrre uno stile Italian Pils, una birra che rappresenta oggi una sintesi efficace tra ciò che il consumatore cerca e ciò che i birrai italiani sanno esprimere. Una bevuta semplice, pulita, immediata, ma allo stesso tempo di qualità, costruita con attenzione e competenza: insomma, una birra accessibile, ma non banale, «buona» nel senso più concreto e riconoscibile del termine.
La cotta collettiva
Per il Trentino Alto Adige è stato il Birrificio Barbaforte di Folgaria a ospitare la cotta condivisa che ha visto unirsi sei realtà brassicole del territorio: Impavida, Birra di Fiemme, Km 8, Batzen e Leder, oltre ovviamente ai padroni di casa. Questa edizione collettiva è stata prodotta in una tiratura di 20 ettolitri e sarà disponibile a partire dai primi di giugno e potrà essere degustata in tutta Italia, con un momento centrale rappresentato dall’edizione 2026 di Birrifici Aperti Unionbirrai e dalla Giornata nazionale della birra artigianale, in programma dal 19 al 23 giugno.
Un comparto in salute
Un comparto, quello della birra artigianale, che non conosce crisi. «I birrifici artigianali – prosegue Monetti - in termini di produttori sono cresciuti in maniera esponenziale dal 2010 al 2015, un boom senza precedenti. Oltre al Trentino Alto Adige, fanno la parte del leone Lombardia, Piemonte e Veneto. I consumi in Italia di birra sono cresciuti: nel 2010 erano di 27 litri pro capite, oggi sono 33 litri pro capite all’anno e credo che questo sia il range su cui ci stabilizzeremo. Le leggi riguardanti le restrizioni dei livelli di alcol per chi guida sicuramente hanno aiutato questa crescita».
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Il trend del no alcol sta sbarcando anche nella birra artigianale? «L’ostacolo più grosso è la pastorizzazione, fondamentale perché senza alcol la birra è molto meno stabile e deperisce molto più in fretta – chiosa Monetti - ma posso dire che anche questo segmento sta crescendo. Anche se, è doveroso ricordarlo, la legislazione italiana consente di definire zero alcol una birra che può contenere fino all’1,2% di alcol».
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25 maggio 2026
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