Azzurra Rinaldi: «Cari maschi, non siete stufi di dover dimostrare virilità ogni 5 minuti? Il femminismo ha valori extra-genere»
Corriere della Sera - Cultura

Azzurra Rinaldi: «Cari maschi, non siete stufi di dover dimostrare virilità ogni 5 minuti? Il femminismo ha valori extra-genere»

Lunedì 25 maggio 2026
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L'economista e saggista: «Anche gli uomini vivono dentro un sistema tossico: devono dimostrare continuamente di essere maschi, di guadagnare abbastanza, di performare sempre. Una fatica enorme»

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Azzurra Rinaldi: «Cari maschi, non siete stufi di dover dimostrare virilità ogni 5 minuti? Il femminismo ha valori extra-genere»

di Francesca Angeleri

L'economista e saggista: «Anche gli uomini vivono dentro un sistema tossico: devono dimostrare continuamente di essere maschi, di guadagnare abbastanza, di performare sempre. Una fatica enorme»

Soldi, Sesso e Potere. Ci va giù pesante Azzurra Rinaldi con questo suo nuovo saggio, edito Rizzoli, che presenterà al Circolo dei lettori e delle lettrici domani alle 18.30. Non lasciamoci fuorviare dal rosa di copertina, dall’atmosfera un po’ Dinasty del titolo, l’economista femminista, direttrice della School of Gender Economics presso Università Unitelma Sapienza, ha prodotto un’opera molto ampia rispetto a chi siamo (noi donne, ma non solo) e dove viviamo. E che ne sarà di noi? Le prospettiva non sono buone. Ma lei resta, indefessamente, positiva.

Rinaldi, rispetto ai libri precedenti, cosa c’è in questo che ancora non aveva analizzato?

«Questo lavoro collega i punti. Perché se vogliamo fare davvero un ragionamento sulle discriminazioni dobbiamo guardare insieme tutti i pezzi. La prima parte, quella sui Soldi, è un tema già affrontato. La seconda e la terza, no».

Di cosa trattano?
«Tutta la parte sul sex work, sulla gestazione per altri, sul capitale erotico, sono riflessioni che fino adesso erano rimaste sullo sfondo. E poi c’era un’intenzione precisa: non lasciare chi legge schiacciato dai dati devastanti. Con Potere volevo dire alle persone: guardate che ci raccontano che questo è l’unico mondo possibile, ma non è vero. Esistono già pratiche concrete che dimostrano che si può vivere diversamente».

Quali sono?
«Le pratiche mutualistiche, cooperative, la finanza femminista, i centri antiviolenza: sono tutte realtà che funzionano esattamente al contrario del capitalismo competitivo. Sono dei virus dentro il sistema. E dimostrano una cosa fondamentale: che gli esseri umani vincono quando cooperano. Anche Adam Smith lo diceva nella “Teoria dei sentimenti morali”. Il capitalismo ha preso solo la mano invisibile, cioè l’idea dell’egoismo. Ma Smith parlava anche della capacità umana di sentire nella pancia quello che sente l’altro. E oggi sappiamo che senza quella capacità non funzioniamo più».

Le donne erano sottomesse agli uomini, ora sono sottomesse al mercato?
«Il capitalismo si basa sullo sfruttamento del lavoro invisibile delle donne. Noi viviamo un doppio sfruttamento: quello del mercato del lavoro e quello domestico. Le donne sono concentrate nei lavori meno pagati, più fragili, meno riconosciuti socialmente. E poi c’è il lavoro invisibile dentro casa. Gli ultimi dati parlano di 4 ore e 44 minuti al giorno di lavoro gratuito per ogni donna in Italia, quasi una giornata lavorativa. Se quel lavoro sparisse, il sistema collasserebbe. Facciamo fatica a dire “ingegnera”, ma non “infermiera”. Facciamo fatica ad associare il potere e il prestigio alle donne. Un’ingegnera guadagna in media la metà di un ingegnere, pur avendo le stesse tariffe».

Il femminismo è per tutti, uomini compresi?
«Il femminismo è un’opportunità extra-genere. Anche gli uomini vivono dentro un sistema tossico: devono dimostrare continuamente di essere maschi, di guadagnare abbastanza, di performare sempre. Una fatica enorme».

Il titolo che ha scelto è molto «maschio».
«L’ho molto voluto: volevo coinvolgere anche loro. Quando ci parlo, gli domando: ma non siete stanchi di dover dimostrare la virilità ogni 5 minuti? Non vi pesa essere valutati solo in base ai soldi? Se partiamo da lì possiamo creare alleanza».

Quanto siamo messi male?
«Io sono positiva. Continuo a pensare che questo sia un backlash temporaneo. L’umanità va naturalmente verso il meglio, queste politiche stanno rallentando tutti i temi dei diritti. Però ci sono dei movimenti di resistenza e le ragazze giovani, che hanno il privilegio di crescere in un ambiente più consapevole, stanno già disegnando un mondo diverso. Chiunque di noi abbia lavorato sulla propria consapevolezza, in questo momento così oscuro, fa parte di una resistenza. Noi siamo la resistenza».

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