Edmund Mach, il genio enologo che trasformò il Tirolo in un'eccellenza vinicola internazionale: «Fu promotore delle prime cantine sociali»
Corriere della Sera - Cultura

Edmund Mach, il genio enologo che trasformò il Tirolo in un'eccellenza vinicola internazionale: «Fu promotore delle prime cantine sociali»

Domenica 24 maggio 2026
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Il ricordo a 125 anni dalla sua morte, lo storico Daniel Deckers: «Un visionario»

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Edmund Mach, il genio enologo che trasformò il Tirolo in un'eccellenza vinicola internazionale: «Fu promotore delle prime cantine sociali»

di Francesca Negri

Il ricordo a 125 anni dalla sua morte, lo storico Daniel Deckers: «Un visionario»

Se oggi camminando tra i filari del Trentino e del Sudtirolo si ammirano distese di vigneti rigogliosi da cui nascono vini apprezzati in tutto il mondo, il merito è in gran parte di Edmund Mach. Scienziato, chimico, innovatore sociale, Mach è stato una figura poliedrica capace di unire territori divisi da barriere culturali e politiche. A 125 anni dalla sua scomparsa, l’eredità culturale è ancora attuale. Come racconta Daniel Deckers, per 33 anni nella redazione politica della Frankfurter Allgemeine Zeitung, considerato il principale storico del vino in Germania. «Il 24 maggio 1901 la morte di Edmund Mach ha concluso l’opera di un uomo la cui carriera, fino a quel momento, aveva giustificato le più grandi speranze - sottolinea Deckers -. Erano passati appena due anni da quando Mach, dopo oltre un quarto di secolo, aveva lasciato la direzione dell’Istituto agrario provinciale e stazione sperimentale di San Michele all’Adige per entrare con il titolo di Hofrat (consigliere di corte), nel regio e imperiale Ministero dell’Agricoltura a Vienna. Il suo compito era implementare nei territori della corona austriaca l’idea cooperativa che era riuscito ad avviare nel Trentino e nel Sudtirolo. Ma il destino decise diversamente: Mach morì a 54 anni».

Nato nel 1846 nell’allora Bergamo austriaca, era figlio di un medico capo di Stato maggiore di prima classe. Frequentò la scuola reale superiore di lingua tedesca a Praga, completò gli studi a Vienna laureandosi in Chimica e fece i primi viaggi di studio in Germania e in Francia. «Poi, nel 1873, la Dieta provinciale tirolese – spiega Deckers – affidò a Mach che aveva 27 anni, ma grande talento e padronanza linguistica, un compito quasi sovrumano: la creazione di un istituto di istruzione e sperimentazione per quasi tutti i rami dell’agricoltura, dalla viticoltura all’economia d’alpeggio, per migliorare le condizioni di vita della popolazione contadina». Quando Mach lasciò la regione nel 1899, gli agricoltori del territorio erano preparati all’arrivo della fillossera. «All’Istituto agrario erano già stati testati tutti i metodi di innesto della vite e da tempo erano stati impiantati vigneti con assortimenti vari di innesti». In questo modo all’epoca è stato possibile iniziare immediatamente la ricostruzione dei vigneti anziché vedere bloccata la viticoltura per anni e decenni, come era già accaduto in molte altre parti d’Europa.

Mach salvò il Trentino-Alto Adige anche da altre catastrofi viticole e sociali, come la peronospora, utilizzando la «poltiglia bordolese», a base di rame e calce. Era un chimico di talento e un politico visionario, come fa notare Deckers. «A cosa servono i buoni vini se non trovano sbocco sul mercato? Può accadere che i commercianti non vogliono pagare prezzi adeguati o che i vini stranieri invadano i mercati, come accadde dopo il trattato commerciale tra l’Austria-Ungheria e l’Italia nel 1892. Edmund Mach aveva pensato anche a questo, cercando di fare capire ai contadini l’importanza di unione e sinergia, attraverso i periodici che curava, come l’Almanacco agrario (nel Trentino) e il Tiroler Landwirtschaftlichen Kalender (nel Sudtirolo). Quando lasciò San Michele, le prime cantine sociali come quelle di Revò, Borgo e Riva a sud e a nord Terlano, Andriano e Egna, muovevano i primi passi».

Ecco, quindi come lo «scienziato enologo», come lo definì lo storico dell’economia francese Adrien Berget nel 1904, è diventato il padre spirituale e il promotore delle prime cantine sociali del Trentino-Alto Adige: insegnando ai contadini a fare squadra. Così Mach trasformò una classe sociale fragile in un distretto economico d’eccellenza. Quando morì improvvisamente per le conseguenze di un’infezione, due anni dopo il suo ritorno a Vienna, tutto il Tirolo era tra le regioni viticole più all’avanguardia d’Europa. Oggi il suo ricordo vive in modo più forte in Trentino che in Sudtirolo, grazie alla Fondazione Edmund Mach. «L’impegno di Mach è più attuale che mai - conclude lo storico - soprattutto nel non perdere di vista ciò che unisce, oltre le divisioni».

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24 maggio 2026 ( modifica il 24 maggio 2026 | 19:06)

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