I primi cento anni della coralità trentina: «Le canzoni popolari sono come le foglie»
Corriere della Sera - Cultura

I primi cento anni della coralità trentina: «Le canzoni popolari sono come le foglie»

Domenica 24 maggio 2026
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Tutto esaurito al Santa Chiara per il grande concerto celebrativo con i cori delle associazioni alpine

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I primi cento anni della coralità trentina: «Le canzoni popolari sono come le foglie»

di Jacopo Strapparava

Tutto esaurito al Santa Chiara per il grande concerto celebrativo con i cori delle associazioni alpine

C’è il tutto esaurito, al Santa Chiara, dove lunedì sera, alle 20, è in cartellone l’attesissimo concerto in cui si esibiranno, insieme, il coro della Sat e il coro della Sosat. Gli ottocento e passa posti dell’auditorium sono prenotati. I biglietti, in vendita già a partire dall’11 maggio, sono finiti in pochissimi giorni. «Succede così tutte le volte», ride soddisfatto un basso. Sì, ma questa volta non è una serata come tutte le altre. Quello di domani è il grande concerto pensato per festeggiare nel migliore dei modi i 100 anni della coralità trentina. Domani, 25 maggio, saranno passati esattamente cento anni dal 25 maggio 1926, data della prima esibizione in pubblico del coro della Sosat. Cantarono al termine di una conferenza su Edmondo De Amicis, nella sala grande del castello del Buonconsiglio, celati dietro un paravento. E si racconta che il successo fu tale che i trentini pretesero di far cadere il paravento e di vedere chi cantava così bene.

La fondazione

L’intuizione la ebbe Nino Peterlongo, che nel 1921 fondò la «sezione operaia» della Sat—– l’alpinismo, fino ad allora, era stato appannaggio della borghesia — e si rese conto che la gente veniva in gita più volentieri «se gh’è anca quei che canta». E non si possono non citare i fratelli Pedrotti — Enrico, Mario, Silvio e Aldo, figli di un falegname delle Androne — appassionatisi ai canti popolari in Boemia, dove erano stati deportati durante la guerra, come altri 175 mila trentini. Poi ci si mise il fascismo, che non vedeva bene quell’aggettivo, «operaio», troppo socialisteggiante. Peterlongo fu esautorato, il coro costretto a mutare nome in coro della Sat. Solo dopo la Liberazione il sindaco Gigino Battisti, figlio di Cesare, partigiano, volle ricostituire Sosat e rispettivo coro, ed è per questo che oggi, di corali, ce ne sono due.

Canti e saggezza popolare

«Le canzoni popolari sono come le foglie. Sarebbero destinate a morire, senza il nostro impegno», diceva Silvio Pedrotti, che il coro della Sat lo diresse per oltre mezzo secolo, e girava per le valli a registrare canti di vecchi, perché nulla andasse perduto. È anche per portare avanti quel compito che domani pomeriggio, alle 16.30, si terrà una piccola commemorazione al Buonconsiglio, dove tutto ebbe inizio. Il 6 giugno, alle 19, è previsto un nuovo concerto in piazza Duomo, aperto da un coro di bambini che canterà l’Inno al Trentino di Ernesta Bittanti Battisti. Ospiti d’eccezione i King’s Singers, inglesi. Saranno presenti rappresentanti dei cori di tutta la Provincia. Se ne contano più o meno 200, tra città e valli, per circa 6.000 appassionati cantori. Vengono in mente i nostri nonni e loro adagi, secondo cui «un trentin el se lamenta, do trentini i bega, tre trentini i fa en coro». Parrebbe che nel ventunesimo secolo, nell’era dei droni e dell’intelligenza artificiale, sia tutto ancora vero.

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24 maggio 2026 ( modifica il 24 maggio 2026 | 19:58)

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