Il racconto delle torri di Bologna di Jacopo Veneziani: «Un viaggio dentro la loro memoria visiva, così come emergono nei quadri e nelle stampe»
Corriere della Sera - Cultura

Il racconto delle torri di Bologna di Jacopo Veneziani: «Un viaggio dentro la loro memoria visiva, così come emergono nei quadri e nelle stampe»

Domenica 24 maggio 2026
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Dalle opere in Pinacoteca alle mappe storiche custodite nella Biblioteca dell’Archiginnasio, le torri costituiscono indizi preziosi per leggere la storia della città

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Il racconto delle torri di Bologna di Jacopo Veneziani: «Un viaggio dentro la loro memoria visiva, così come emergono nei quadri e nelle stampe»

di Piero Di Domenico

Dalle opere in Pinacoteca alle mappe storiche custodite nella Biblioteca dell’Archiginnasio, le torri costituiscono indizi preziosi per leggere la storia della città

È ormai considerato da molti la nuova frontiera dei divulgatori culturali televisivi, anche se le ossa se le è fatte per anni sui social, in particolare Twitter con l’hashtag #divulgo e Instagram. Classe 1994, nato in provincia di Piacenza, un dottorato in Storia dell’arte alla Sorbona di Parigi, Jacopo Veneziani ha vissuto fino a 18 anni a Lugagnano Val d’Arda, nelle colline piacentine. Il grande salto in tv è arrivato con una rubrica all’interno del programma di Rai 3 «Le parole della settimana» di Massimo Gramellini, di cui continua a essere ospite anche dopo il passaggio a La7. In parallelo Veneziani ha portato avanti la carriera accademica, sedendo dietro la cattedra dal 2021 del corso Comunicare l’arte presso l’Università IULM di Milano.

Il debutto a teatro

Nel 2024 ha debuttato a teatro con lo spettacolo Parigi, seguito da Perfette sconosciute — Artiste che la storia ha preferito tacere, e per un anno e mezzo è stato pure presidente della storica Galleria Ricci Oddi di Piacenza. Ha scritto anche alcuni libri, da #Divulgo. Le storie della storia dell’arte a Simmetrie. Osservare l’arte di ieri con lo sguardo di oggi. Oggi è la voce del podcast «Meraviglia» ed è al timone del programma di Rai 3 «Vita da artista», che ha in qualche modo raccolto il testimone di «Passepartout» del compianto Philippe Daverio. Il 20 maggio è stato al LabOratorio San Filippo Neri di via Manzoni 5 per raccontare delle torri di Bologna.

Alberto Angela  è il suo modello

«Prima mi sono appassionato al racconto televisivo, poi all’arte», ha raccontato: «Da bambino mi perdevo in “Sereno variabile” e “Linea verde”, guardavo Alberto Angela e mi dicevo “Pensa che bel lavoro, girare il mondo per visitare bei posti gratis e raccontarlo agli altri”». Alberto Angela resta il suo modello di riferimento: «Provo a prendere alcune cose da Daverio, bravo a far emergere il lato umano, o da Caroli, abile a contestualizzare l’opera. Ma Angela è il divulgatore per antonomasia. Capace sempre, nonostante il successo, di rimanere un passo indietro rispetto al suo racconto. Una discrezione in linea col mio modo di essere». 

Il racconto delle torri nella storia della  città

Quello di Veneziani è un viaggio dentro la memoria visiva delle torri bolognesi, così come emergono in quadri, stampe e cartografie. Dalle opere conservate in Pinacoteca alle mappe storiche custodite nella Biblioteca dell’Archiginnasio, le torri costituiscono indizi davvero preziosi per leggere la storia della città. Attraverso le immagini, Veneziani mostrerà come le torri non siano solo architetture ma segni identitari, simboli di potere e di orgoglio civico capaci di attraversare i secoli e di raccontare una Bologna che cambia, pur continuando a riconoscersi nel suo skyline. 

Da sempre, infatti, Bologna è conosciuta per le sue architetture svettanti, che un tempo dominavano il paesaggio urbano e rappresentavano il potere e il prestigio delle famiglie aristocratiche locali. Infatti nel periodo medievale le torri furono costruite principalmente per scopi difensivi, ma nel tempo si trasformarono anche in dimore nobiliari, segni di ricchezza e status sociale. Durante il periodo di massima gloria Bologna contava fino a 100 torri, mentre oggi ne sono sopravvissute poco meno di una trentina.

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