Anatomia di una strage, Paolo Corsini rilegge l'attentato in piazza Loggia
Il libro «Una bomba fascista. Nuova lettura della strage di Brescia» la presentazione martedì 26 maggio alle 18 nell’auditorium di San Barnaba
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Anatomia di una strage, Paolo Corsini rilegge l'attentato in piazza Loggia
di Massimo TedeschiIl libro «Una bomba fascista. Nuova lettura della strage di Brescia» la presentazione martedì 26 maggio alle 18 nell’auditorium di San Barnaba
Alla fine giustizia e storia, pensiero filosofico e sentenze, analisi politiche e verdetti nelle aule dei tribunali si sono strette idealmente la mano, si sono ritrovate solidali nell’individuare la matrice neofascista della strage di piazza della Loggia, nell’inchiodare alle proprie responsabilità quella «malavita istituzionale» che negli anni Settanta operava negli apparati dello Stato, nel collocare il massacro del 28 maggio 1974 all’interno della strategia della tensione ordita a livello nazionale e internazionale. La Cassazione ha poi provveduto a riconoscere e condannare mandanti ed esecutori con sentenza definitiva il 20 giugno 2017. Quarantatré anni ci sono voluti per convalidare le analisi storiche e politiche, per definire in sede giudiziaria la cornice e i protagonisti di quell’azione criminale diventata «la più politica delle stragi».
Altri ancora ce ne vorranno per stabilire chi concretamente collocò la bomba nel cestino dei rifiuti: l’ordinovista veneto Marco Toffaloni (all’epoca dei fatti minorenne) è stato condannato l’anno scorso in primo grado a trent’anni di carcere. Roberto Zorzi, anch’egli ordinovista, è tuttora sotto processo.
Tutte queste vicende sono ora riassunte in un agile pamphlet di Paolo Corsini, «Una bomba fascista. Nuova lettura della strage di Brescia» (Scholè, pp. 186, euro 16, la presentazione martedì 26 maggio alle 18 nell’auditorium di San Barnaba, quando moderati da Carlo Muzzi dialogheranno Corsini e Miguel Gotor, dopo i saluti di Laura Castelletti e Francesca Bazoli).
Corsini era in piazza la mattina del 28 maggio: quando la bomba esplose lui, richiamato da una collega, si era appena congedato dal suo ex insegnante Alberto Trebeschi, così salvandosi la vita. La strage ha segnato il suo percorso pubblico e le ragioni del suo impegno civile: della strage Corsini ha continuato a occuparsi da sindaco, da componente della Commissione stragi, da studioso. Il libretto «Una bomba fascista» è la sintesi storiografica e civile, a tratti sapienziale, di questa lunga frequentazione.
Corsini attinge da una bibliografia enorme (nel volume occupa 27 pagine) per effettuare una lettura serrata della vicenda, tenendo assieme cronache dell’epoca, memorie personali, indagini storiografiche, sentenze e passione civile. La «Nuova lettura» sta appunto qui: nella capacità di unificare diverse chiavi interpretative e di farne una sintesi esemplare, anche per chi non sa nulla o ricorda poco di questa vicenda periodizzante, della sua coda giudiziaria, del suo significato storico e politico. Corsini ricostruisce la vicenda partendo dai percorsi del neofascismo bresciano, dalle vicende interne del Msi in bilico fra doppiopetto e gruppi estremisti, per approdare infine al valore della memoria. Emerge, nel libro, la dimensione tutt’altro che provinciale della strage.
Spiccano la strategia anticomunista delineata a Villa Wanda da Licio Gelli e sodali all’inizio del 1974, l’incontro fra uomini del Sid ed estremisti neri a Cattolica nel marzo dello stesso anno, la morte di Silvio Ferrari, la riunione operativa ad Abano Terme del 25 maggio. Per centri concentrici si arriva all’obiettivo-Brescia. «Perché proprio Brescia?» rimane la domanda ineludibile. La concatenazione di eventi, lo stillicidio di attentati, contano di certo. Ma forse l’obiettivo Brescia viene da ancora più lontano. Viene dalla decisione degli apparati dello Stato di concentrare proprio a Brescia, in quei mesi, «vertici territoriali dell’Arma dei carabinieri e alti ufficiali del Sid»inclini a comportamenti «incompatibili con ogni principio di lealtà e fedeltà ai compiti istituzionali loro affidati» come recita la sentenza della giudice Anna Conforti del 2015. Forse, secondo gli strateghi del terrore, Brescia andava colpita come modello civile, sociale e politico, come laboratorio del compromesso storico. Il fatto che la bomba sia esplosa mentre in piazza parlava Franco Castrezzati, che l’unità d’azione fra cattolici e comunisti era andato costruendola fin dagli anni Cinquanta nelle fabbriche, ha il sapore della coincidenza fortuita ma, in fondo, emblematica e rivelatrice.
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24 maggio 2026
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