Trionfa sempre Dioniso nel Teatro Grande. E il Sogno prende il volo
Successo per il festival-progetto con gli studenti vesuviani interpreti di «Antigone» di Martinelli e delle «Baccanti» di van Hoecke
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Trionfa sempre Dioniso nel Teatro Grande. E il Sogno prende il volo
di Gimmo Cuomo, nostro inviatoSuccesso per il festival-progetto con gli studenti vesuviani interpreti di «Antigone» di Martinelli e delle «Baccanti» di van Hoecke
Dioniso protagonista venerdì e ieri sera nel Teatro Grande di Pompei. Un grande successo di pubblico ha dunque premiato l’impegno e la passione di oltre cento ragazzi delle scuole superiori vesuviane (Pascal di Pompei, de Chirico e Pitagora-Croce di Torre Annunziata, Pantaleo di Torre del Greco ed Elia di Castellammare di Stabia) protagonisti del progetto «Sogno di Volare», da quest’anno festival. Ieri il dio dell’estasi, in versione femminile che ne evidenziava l’ambiguità, ha eccitato le donne tebane spingendole a una danza sfrenata sul monte Citerone e trasformandole appunto nelle invasate e sanguinarie Baccanti dell’omonima tragedia di Euripide.
La rappresentazione dell’opera in forma di danza ha impegnato i soli alunne e alunni del liceo coreutico dell’istituto pompeiano, guidati dalla coreografa e regista giapponese Miki Matsuse. Quest’ultima ha riproposto il celebre allestimento di Micha van Hoecke, suo compagno di vita e di lavoro, scomparso nel 2021. Ancora Dioniso, stavolta in quanto dio del teatro, protagonista venerdì sera nel debutto della «riscrittura» dell’Antigone di Sofocle del drammaturgo e regista Marco Martinelli, che sarà replicata stasera, sempre all’interno degli Scavi, e giovedì 28 maggio al teatro Dante Alighieri di Ravenna.
La rappresentazione ha segnato il punto di approdo di un percorso iniziato nello scorso autunno, scandito da prove settimanali e, poi, via via, più frequenti. All’interno delle scuole, prima; nell’Auditorium del Parco archeologico, poi; infine, nel Teatro Grande il progetto ha preso forma. L’intuizione del direttore Gabriel Zuchtriegel di coinvolgere gli studenti del territorio vesuviano in una straordinaria opera di recupero identitario si è compiuta per la quinta volta. Grazie anche all’impegno della dirigente responsabile Maria Rispoli, naturalmente del demiurgo Martinelli e dei suoi aiuto Valeria Pollice e Gianni Vastarella. E ancora, alle musiche di Ambrogio Sparagna, alle luci di Vincent Longuemare, ai costumi di Roberta Mattera.
Sempre suggestiva l’atmosfera all’interno del teatro della città antica. Creonte e Antigone, entrambi fatti rivivere da più interpreti, hanno riproposto l’eterno contrasto tra la legge della stato e quella divina. Nel rispetto del carattere universale dell’opera, la rilettura del testo greco, con l’inserimento di battute anche in napoletano, è risultata molto credibile. E, anche se in qualche passaggio si è voluto aggiungere qualche coloritura comica, l’effetto tragico si recupera credibilmente nelle scene finali.
In particolare, in quella in cui l’indovino Tiresia e gli uccelli ammoniscano il tiranno affinché receda, ancora in tempo, dalla sua decisione di punire Antigone. E poi, in quella in cui, in sequenza, si annunciano le morti della protagonista, del suo promesso sposo Emone, della madre di quest’ultimo, e moglie di Creonte, Euridice. Particolarmente convincente, dall’inizio alla fine, il ruolo dell’affollato, ma disciplinatissimo coro, il vero cuore pulsante del progetto. Tutti bravi i ragazzi. Per qualcuno, più vocato, lo spettacolo potrebbe rappresentare il trampolino di lancio verso una carriera di attore professionista. Per gli altri, resterà comunque un’esperienza fantastica. Il Sogno (di volare) di una notte non ancora d’estate.
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