Alice Agnelli (A Gipsy in the Kitchen) da Milano al Monferrato: «Amo la mia città, ma qui ho riparato l'anima tra mia figlia, cani, orto e galline»
La scrittrice e food creator: «Sono arrivata sulle ginocchia e sono stata accolta con tanto amore. Felicità è una cascina a 500 metri con verdura fresca e succhi fatti in casa»
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Alice Agnelli (A Gipsy in the Kitchen) da Milano al Monferrato: «Amo la mia città, ma qui ho riparato l'anima tra mia figlia, cani, orto e galline»
di Francesca AngeleriLa scrittrice e food creator: «Sono arrivata sulle ginocchia e sono stata accolta con tanto amore. Felicità è una cascina a 500 metri con verdura fresca e succhi fatti in casa»
Restare Gipsy anche cercando ostinatamente delle radici. Si può? Senza perdere poesia, ossigeno, meraviglia? «Assolutamente sì». E se lo dice Alice Agnelli, alias A Gipsy in the Kitchen, che della gipsytudine ne ha fatto uno stile di vita, un riferimento estetico digitale, un moto del cuore, allora possiamo crederci. «Gipsy, alla fine, è riuscire ad ascoltare il vento quando soffia forte e, un po’ come la nostra amata eroina del film Chocolat, cercare di rimanere sempre un po’ così: leggere, naïf, capaci di planare sulla vita. Gipsy vuol dire anche continuare, nonostante tutto e nonostante le mazzate e le bordate che arrivano quotidianamente, a restare se stesse. Ogni cosa è crollata intorno a me. Ma continuo a esercitare questa fede». In pochi mesi la famosa creator di food ha rivoluzionato la sua vita lasciando la sua Milano e trasferendosi in Monferrato, e pubblicando due libri. Il primo è Per amore (ricette e magie edito Gribaudo), il secondo è un romanzo ispirato alla sua vita, Quando la vita accade (Sperling&Kupfer).
Alice-Gipsy è una maghetta cuciniera. Come sono arrivate le parole del romanzo?
«È stato incredibile, una specie di flusso di coscienza spontaneo. Avevo paura, vedevo questo schermo vuoto e mi domandavo: “Che scrivo?”. Le parole sono arrivate senza che neppure le pensassi. Una specie di pulizia karmica. Una medicina».
Medicina?
«Scrivere, in questo momento della mia vita, è un ritornare alle origini. I nostri dolori possono essere utili ad altre persone. Possono essere una guida, una bussola per andare avanti».
La sua cucina è sempre stata connotata da una dimensione «urban»: Milano, ma anche la New York di quando lavorava nella moda (per Stella Mc Cartney, ma non solo), Parigi…come farà senza coriandolo sotto casa?
«Il coriandolo lo sto coltivando (ride), davvero: l’ho messo in vaso in giardino. Così come le mie amate zucche, di varie tipologie. Ho intenzioni bellicose per il mio orto».
Quali sono e restano i suoi ingredienti «feticcio»?
«Due costanti: burro e vaniglia. Io sono una “butter mom”, una di quelle che mettono burro ovunque, che cercano di crescere i figli un po’ come negli anni ‘90, tenendoli fuori il più possibile, dandogli i rimedi naturali, facendogli bere lo sciroppo di timo per la tosse».
Come vi ha accolte, lei e Luce, la sua bimba, il Monferrato?
«Sono arrivata sulle ginocchia, a pezzi. Sono stata accolta con così tanto amore che si tratta di un’esperienza fortissima per la mia anima. La sto ancora metabolizzando. A micro dosi».
È ancora presto ma: sapori del cuore di qui?
«Mi piace tantissimo che si possa fare la spesa in maniera davvero sostenibile. A 500 metri ho una cascina dove una signora vende frutta e verdura fresca e succhi fatti da lei. Abbiamo sei galline che ci ha regalato il proprietario di casa e abbiamo adottato anche le carpe del laghetto e una tartaruga. I nostri due cagnoni sono felici come non mai. A venti minuti, pedalando tra le risaie, compro formaggi incredibili. Poi ho scoperto a Casale la pasticceria Ninin, che fa dei cannoncini allo zabaione da urlo e dei macaron che mia figlia adora. E non dimentichiamoci dei Krumiri…»
La verità: le manca Milano, anche se non era più sostenibile?
«L’ho amata molto, la amo ancora. Ma è diventata invivibile e ho alle spalle quattro anni orrendi, duri. Invece qui, ogni volta che ho negli occhi questo panorama di risaie, e sento mia figlia ridere perché ha passato tutta la giornata fuori con i nostri cani, è come se la mia anima scomposta, piano piano, rimettesse a posto i pezzi».
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