La distopia, un futuro (im)possibile
L'analisi di cinque romanzi che immaginano un avvenire inaspettato: «Fahrenheit 451» di Ray Bradbury, «The giver» di Lois Lowry, «Uglies» di Scott Westerfeld, «Hunger Games» di Suzanne Collins e «CountDawn» di Pierdomenico Baccalario e Marco Magnone
DOMENICA 24 MAGGIO
La distopia, un futuro (im)possibile
L'analisi di cinque romanzi che immaginano un avvenire inaspettato: «Fahrenheit 451» di Ray Bradbury, «The giver» di Lois Lowry, «Uglies» di Scott Westerfeld, «Hunger Games» di Suzanne Collins e «CountDawn» di Pierdomenico Baccalario e Marco Magnone
di DAVIDE LAMANDINIJennifer Lorenz in unna scena dalla serie di film «Hunger Games»
C’è una domanda che la distopia sa fare meglio di qualsiasi altro genere: fino a dove sei disposto ad arrivare pur di stare al sicuro? Questi cinque romanzi la pongono in cinque modi diversi, ma in tutti i casi li portano a conseguenze irreversibili.
«Era una gioia appiccare il fuoco»: così comincia Fahrenheit 451 di Ray Bradbury(1953), nella celebre traduzione di Giorgio Monicelli, e già in questa frase c’è tutto quello che serve sapere: Montag è felice, il suo lavoro gli piace, il sistema in cui vive gli sembra sensato. La cosa più inquietante del romanzo è che non c’è nessuno ad aver ordinato direttamente il rogo dei libri. La censura non nasce da una dittatura: nasce dalla gente, che ha smesso di leggere molto prima che arrivassero i divieti, travolta da una cultura dell’intrattenimento sempre più veloce. Il capitano Beatty conosce i classici a memoria e proprio per questo li brucia: sa che le idee fanno soffrire, e che la sofferenza deve essere cancellata.
In The Giver di Lois Lowry(1993) la scelta è già avvenuta: la comunità ha eliminato il dolore e la guerra, e insieme a tutte queste cose anche i colori, la musica, le emozioni. Il peso di ogni ricordo viene affidato a un solo individuo, il Donatore, perché gli altri non debbano portarlo sulle proprie spalle. Jonas, diventando il nuovo Portatore di Ricordi, scopre gioia e dolore nello stesso istante e capisce che non può esistere felicità senza memoria. Ma come può sopportare tutto questo?
In Uglies di Scott Westerfeld(2005), la scelta non assomiglia nemmeno a una costrizione. A sedici anni, le persone vengono operate e diventano bellissime: uguali, libere da ogni tipo di ingiustizia estetica, in nome di un unico canone di bellezza valido per tutti. Il problema è che l’operazione produce anche lesioni cerebrali che le rendono docili e manipolabili. Così, la distopia si maschera da paradiso estetico, ma nasconde una spietata dittatura, e forse proprio per questo ci mostra una variante del totalitarismo ancora più difficile da riconoscere.
Hunger Games di Suzanne Collins(2008) porta il meccanismo del controllo nel mondo dei reality show. Capitol City costringe, come punizione per una ribellione, i Distretti più poveri a guardare i propri figli combattersi, e trasforma la violenza in rito collettivo. Katniss diventa pericolosa non perché combatte, ma perché comincia a farlo per qualcuno che ama – che è poi uno dei grandi motori delle narrazioni.
In CountDawn – Il libro di neve di Pierdomenico Baccalario e Marco Magnone,siamo nel 2069 e la minaccia è rappresentata da una forma di vita ostile che si è fusa con la tecnologia e prende il nome di VIVI. L’unico oggetto che le sfugge è l’insieme di quaderni legati con il nastro adesivo su cui Clo scrive la storia che stiamo leggendo, con l’intenzione di mandarla indietro nel tempo. C’è qualcosa di vertiginoso in questo meccanismo, e anche un po’ di magico, perché è un rituale di crisi: il libro che leggi viene dal futuro e deve in un qualche modo tornare indietro per salvare il mondo. Tenerlo tra le mani è già, in un certo senso, un atto politico.
In tutti questi casi, la maschera è evidente, perché non c’è distopia che parli davvero di futuro: il tema è comunque sempre il presente.E, quando funziona, funziona perché descrive un mondo in cui qualcuno ha deciso – spesso in buona fede – che quella era la soluzione migliore. Alla fine di ogni distopia resta sempre una domanda in sospeso: e noi a che punto della storia ci troviamo?
Nell'immagine: l'attrice Jennifer Lawrence in una scena della serie di film «Hunger Games».
«La Lettura delle ragazze e dei ragazzi», in edicola solo domenica 24 maggio, è dedicata al tema del futuro con articoli, consigli, mappe e racconti.
23 maggio 2026 ( modifica il 23 maggio 2026 | 20:25)
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