Rassegnarsi fa male (non solo in America)
Negli Usa i democratici protestano, qualche repubblicano (debolmente) resiste, i grandi giornali stigmatizzano. Ma la sollevazione pacifica della nazione non c’è. Gli americani minimizzano, rimuovono, si distraggono
Rassegnarsi fa male (non solo in America)
Beppe Severgnini | 23 maggio 2026Negli Usa i democratici protestano, qualche repubblicano (debolmente) resiste, i grandi giornali stigmatizzano. Ma la sollevazione pacifica della nazione non c’è. Gli americani minimizzano, rimuovono, si distraggono
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Avevo capito da tempo che Massimo Gaggi, collega di lungo corso, fosse addolorato per quanto sta accadendo agli Stati Uniti, dove vive da molti anni. Non solo politicamente indignato, professionalmente stimolato, personalmente stupefatto: proprio addolorato. Il titolo dell’ultimo editoriale dice tutto: Quell’America che non riconosco più. Lo capisco. Donald Trump non è solo un leader inefficace e instabile: è un uomo che non si vergogna più di nulla. La famiglia investe in aziende il cui valore cresce in seguito a decisioni presidenziali. Trump sta creando un fondo da 1,8 miliardi di dollari coi cui indennizzare «le vittime delle discriminazioni anti-trumpiane». E ha concesso l’immunità fiscale e civile a sé stesso, ai suoi parenti e a chi lavora per lui e le sue imprese. Sono le cose più gravi? No.
C’è di peggio. Ancora più grave è la reazione tiepida dell’opinione pubblica. Certo, i democratici protestano, qualche repubblicano (debolmente) resiste, i grandi giornali stigmatizzano. Ma la sollevazione pacifica della nazione non c’è. Gli americani minimizzano, rimuovono, si distraggono, pensano alle grigliate del Memorial Day. Aspettano che passi la tempesta, insomma. E se la tempesta non passasse?
Quello che possiamo sapere è un bel romanzo di Ian McEwan, che in settimana abbiamo festeggiato in Sala Buzzati al Corriere (ha vinto il premio La Lettura 2025). Lo scrittore inglese immagina il mondo fra cent’anni. La Nigeria è una grande potenza, l’Europa impoverita e allagata, la Gran Bretagna un arcipelago brullo. E gli Stati Uniti? Frammentati e devastati da scontri interni, una terra di nessuno in balìa di gruppi armati. La fantasia di uno scrittore, certo. Ma la spaccatura degli Stati Uniti non è più inimmaginabile. Pensate se Trump riuscisse a conquistare un terzo mandato, vietato dalla Costituzione: California, New York e altri Stati non l’accetterebbero. Preghiamo perché nulla del genere accada mai. Ma stiamo in guardia. Quando la gente subisce e si rassegna, iniziano i guai. E la maggioranza degli americani, oggi, è rassegnata.
Cerchiamo di essere orgogliosi, in Italia e in Europa, dei nostri disaccordi, della nostra irriverenza, della nostra protesta. Irritano chi è di turno al potere, ovviamente. Ma credetemi: tutta salute.
23 maggio 2026
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