Martina Scrinzi, l'attrice di Vermiglio a Cannes da protagonista: «Il mio film folle e sexy. Il red carpet? Bello ma mi rende nervosa. Marion Cotillard la star più brava»
La 29enne di Rovereto al Festival protagonista di «Roma Elastica» di Bertrand Mandico
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Martina Scrinzi, l'attrice di Vermiglio a Cannes da protagonista: «Il mio film folle e sexy. Il red carpet? Bello ma mi rende nervosa. Marion Cotillard la star più brava»
di Sara D'AscenzoLa 29enne di Rovereto al Festival protagonista di «Roma Elastica» di Bertrand Mandico
Martina Scrinzi a Cannes: al photocall del mattino (a sinistra) e sul red carpet (a destra)
Fin troppo facile dirlo: da Vermiglio al Festival di Cannes. Eppure è proprio così per Martina Scrinzi, 29 anni, di Rovereto, un successo inaspettato nel primo ruolo da protagonista proprio per il film della bolzanina Maura Delpero girato nella Val di Sole, e ora a Cannes col nuovo film Roma Elastica di Bertrand Mandico, produzione franco-italiana che vede nel cast Isabella Ferrari, Ornella Muti, Franco Nero accanto a Marion Cotillard e Noémie Merlant. Ambientato negli anni Ottanta, il film è la storia di un’attrice che arriva a Roma per girare il suo ultimo film. Ispirato all’immaginario felliniano e ai set dell’antica Roma di Cinecittà, il film gioca tra nostalgia, l’omaggio e la riflessione meta-cinematografica.
Scrinzi, com’è andata col tappeto rosso e la montée des marches?
«È molto più piccolo di come me lo immaginavo. Il red carpet mi porta sempre un po’ di stress, una grande emozione ma anche tanto nervosismo».
Aveva paura di sbagliare?
«Sì, è una situazione molto strana che solitamente non si vive. Questa cosa che hai ventimila fotografi davanti, poi ti giri e nei hai ventimila dietro, la gente che urla. Non mi mette a mio agio, ma è molto bello».
Come definirebbe il suo personaggio nel film?
«Interpreto una delle due sorelle con cui entra in contatto Marion Cotillard, la protagonista, che interpreta un’attrice, a Roma. È completamente diverso da quelli che ho fatto finora, sia a teatro che al cinema. Lo definirei un personaggio poco umano: il mio approccio recitativo è stato diverso da quello di Vermiglio. Bertrand non dà tantissime indicazioni, mentre Maura Delpero dava sempre indicazioni chiare e precise. Bertrand dava molta libertà, è molto più bizzarro, molto ricco visivamente, per niente semplice, per niente naturale, direi proprio l’opposto. Mi vengono in mente un po’ di aggettivi: chic, sexy, fantastico, strano, assurdo, onirico».
C’era spazio per l’improvvisazione sul set?
«Io preferisco sempre preparare tutto, faccio tante prove per arrivare sul set con un personaggio che mi stia in piedi dall’inizio alla fine. Questo è spesso un lavoro che fai da sola. Sul set ho fatto il personaggio che avevo preparato e a Bertrand andava bene».
Si è rivista qualche film di Fellini per prepararsi?
«Sì, Bertrand ce l’aveva dato come riferimento per capire in che mondo eravamo e il tipo di recitazione».
La Roma mondana delle terrazze è sempre la stessa?
«Io ho trovato tante similitudini, poi comunque nel film è tutto “caricato”, portato all’esasperazione. I rapporti tra produttore e attori, tra attori, sono molto simili a quelli che abbiamo oggi, come pure il problema di diventare vecchie per le donne. Tutte cose che viviamo nel cinema anche oggi».
Se le dico Cotillard...
«Marion è una star... È una cosa un po’ diversa, è un altro livello e si sente. Sul set era rilassata, sembrava sempre che non facesse mai nulla, era a suo agio, quasi che tutto le uscisse da dentro, senza sforzo. Quando l’altra sera ho visto il film ho pensato: “Cavolo, nel suo niente ha fatto tutto”. Lei è la piu brava di tutti».
Ai David è emersa la protesta per la crisi del cinema. Come vive questo momento?
«C’è crisi anche per me. Lavoro anche io di meno: lo sto vivendo come un momento. In qualche modo, dopo Vermiglio ero stata preparata che sarebbe arrivato, non mi aspettavo questa crisi, ma sono rimasta in piedi. Adesso vediamo, spero si risolva. Non è facile, né per le maestranze né per gli attori. Ho un progetto con un ruolo impegnativo e dovevamo cominciare a girare già due anni fa. Spero parta presto».
Con Delpero vi siete sentite?
«Mi ha scritto subito quando sono usciti i titoli di Cannes per farmi i complimenti».
Ha sentito la responsabilità di essere una dei pochi italiani a Cannes?
«Parlando con Maurizio Lombardi e Isabella Ferrari sentivamo un po’ la responsabilità, in effetti. Poi quando si ha un film a un Festival si è un po’ “bombardati” da tutto. Ma ci eravamo resi conto che portavamo un gran pezzo di Italia al Festival».
A cosa è dovuto lo stallo del nostro cinema?
«È frutto della crisi che stiamo vivendo: una crisi di idee, di mancanza di coraggio nei film, direi una crisi creativa. Non è la mancanza di soldi, ma di sceneggiature e idee giuste. Paradossalmente potremmo fare qualcosa che costi anche meno, e magari ritrovarci a Cannes».
Da casa l’hanno vista?
«Volevano seguirmi, ma il red carpet era oltre mezzanotte, la proiezione all’una. A un certo punto mia mamma mi ha scritto: "Io vado a letto"».
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23 maggio 2026
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