Che cosa fa crescere la destra di Vannacci
Corriere della Sera - Cultura

Che cosa fa crescere la destra di Vannacci

Sabato 23 maggio 2026
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Che cosa fa crescere la destra di Vannacci

risponde  Aldo Cazzullo

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Caro Aldo,
sono molto preoccupato, i sondaggi danno Futuro Nazionale in forte crescita. Possibile che gli italiani sostengono un partito che richiama il fascismo e che considera disabili e omosessuali delle persone non normali? Perché? La storia non ha insegnato nulla? Ecco cosa succede a non leggere e soprattutto nelle scuole si approfondisce poco il male che ha causato il ventennio nero italiano.
Francesco Galante 

Caro Francesco,
il punto non è il fascismo. In Italia ci sono ancora moltissimi fascisti, o meglio filofascisti, più di quanti si pensi. Non ci sono solo gli estremisti che fanno il saluto romano a Dongo per commemorare i gerarchi, o i fascistoidi delle curve calcistiche. Ogni volta che scrivo della Resistenza, nella concezione plurale che ci ha insegnato Carlo Azeglio Ciampi, ricevo decine di mail che mi maledicono sostenendo che dovevamo combattere fino alla fine al fianco dei nazisti anziché «tradirli». Non sono scritte da pazzi, ma da lettori che esprimono in buon italiano la loro profonda convinzione che bisognasse combattere sino alla primavera del 1945 al fianco di Hitler. In generale, a mio avviso sono milioni — se non la maggioranza, quasi — le persone che non hanno un giudizio negativo del fascismo, e a cui stanno più antipatici gli antifascisti, termine che non a caso i giornali della destra italiana usano ormai come un insulto, come sinonimo di estremista fanatico. Ricordare che si schierarono contro il fascismo il generale Raffaele Cadorna, il colonnello Montezemolo, il maggiore degli alpini Enrico Martini «Mauri» e altre migliaia di militari e carabinieri è perfettamente inutile.
Ma i voti del generale Vannacci non sono soltanto voti filofascisti. Sono voti di persone che non si sentono rappresentati dagli attuali partiti. Che non condividono il linguaggio, le idee, i valori considerati fino a non molto tempo fa scontati: ad esempio l’uguaglianza degli esseri umani, indipendentemente dal colore della pelle e dagli orientamenti sessuali e politici. E sono voti gonfiati dalla paura, dall’inflazione, dall’angoscia dei ceti popolari, dall’impoverimento del ceto medio. E dal fatto che inevitabilmente Giorgia Meloni, unico premier di destra tra i grandi Paesi europei, ha dovuto fare i conti con la realtà, dall’enorme debito pubblico italiano alla difficoltà di gestire i flussi migratori. Le faccio una previsione, gentile signor Galante (previsione, non auspicio). Alla fine il centrodestra finirà per imbarcare o Vannacci a destra, o Calenda al centro. E potrebbe ancora vincere le elezioni politiche dell’anno prossimo.

23 maggio 2026

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