Quando De Felice venne a Brescia, l'incontro con Micheletti: ideologia e politica (e polemiche)
Corriere della Sera - Cultura

Quando De Felice venne a Brescia, l'incontro con Micheletti: ideologia e politica (e polemiche)

Sabato 23 maggio 2026
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Trent'anni fa la morte del grande storico del fascismo. Molti, su di lui, hanno rivisto le proprie posizioni

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Quando De Felice venne a Brescia, l'incontro con Micheletti: ideologia e politica (e polemiche)

di Francesco Germinario

Trent'anni fa la morte del grande storico del fascismo. Molti, su di lui, hanno rivisto le proprie posizioni

Trent’anni fa in questi giorni, moriva il grande storico del fascismo Renzo De Felice. Su De Felice si sono moltiplicati, in questi tre decenni, gli studi e i convegni, tanto da costituire un vero e proprio filone della cultura storiografica italiana. Egli è stato probabilmente lo storico italiano più seguito e tradotto all’estero; ma è stato anche lo storico che più ha influenzato il dibattito culturale italiano del secondo dopoguerra. La sua monumentale biografia su Mussolini in otto volumi, il primo dei quali uscì nel 1965, rimase incompleta perché l’ultimo volume, quello sul periodo della Repubblica sociale italiana, fu pubblicato postumo a cura di Emilio Gentile, lo storico più conosciuto di quella che, abbastanza impropriamente, è stata definita quale «scuola defeliciana».
    
Ogni volta che De Felice pubblicava un volume, in Italia divampavano puntualmente le polemiche, che quasi sempre debordavano dalle riviste specialistiche ai quotidiani. Ad alimentarle provvedevano soprattutto gli storici di area comunista. L’accusa a De Felice era quella di guardare con un occhio benevolo e di favore la figura di Mussolini; e non mancarono coloro che lo accusavano di essere un fascista con simpatie verso l’allora Movimento sociale italiano di Giorgio Almirante. A queste accuse, De Felice rispondeva da storico, invitando i suoi critici a consultare i documenti del periodo fascista.
   
Non furono molte le occasioni in cui De Felice era stato a Brescia. Le più importanti furono due. La prima fu una conferenza tenuta l’8 maggio 1975 presso la Camera di Commercio di Brescia. La conferenza avvenne due mesi prima che De Felice pubblicasse presso l’editore Laterza, la sua Intervista sul fascismo, uscita nel luglio dello stesso anno. Si presume che lo storico avesse già corretto le bozze di quel volume. L’Intervista sul fascismo provocò il dibattito storiografico più acceso nella storia della cultura italiana del secondo dopoguerra, specie per quanto riguardava la convinzione di De Felice che il regime aveva goduto del consenso della maggioranza degli italiani. In prima fila a polemizzare con De Felice furono gli storici di sinistra. Siccome in quegli anni i politici studiavano, a difendere lo storico fu l’alto dirigente comunista Giorgio Amendola, ricordando la sua giovinezza, quanto l’antifascismo era del tutto minoritario in Italia.
   
La seconda occasione della presenza di De Felice a Brescia consistette nella direzione della tavola rotonda conclusiva di un convegno dell’ARIFS, l’Associazione per la Ricerca e l’Insegnamento della Filosofia e della Storia, animata da Giancarlo Conti, allora docente di Filosofia presso il liceo Arnaldo. De Felice diresse quella tavola rotonda in qualità di membro del Comitato scientifico dell’Associazione.
   
Nei mesi precedenti avevo scritto a De Felice, chiedendogli di aiutarmi nella trascrizione di alcune parole di una corrispondenza inedita del Mussolini del periodo 1912-1914, quando era direttore de quotidiano socialista «Avanti!». De Felice non solo era stato celere nella risoluzione dei problemi di trascrizione; ma nella risposta aveva allegato anche alcuni documenti d’archivio provenienti dalla Svizzera.
  
Fu in occasione di quella presenza a Brescia al convegno dell’ARIFS che De Felice, su proposta del sottoscritto, accettò di incontrare Luigi Micheletti. Fino ad allora, i rapporti di De Felice con la Fondazione ”Luigi Micheletti” erano stati tutt’altro che facili. Lo storico aveva accettato di partecipare al famoso convegno sulla Repubblica sociale organizzato dalla Fondazione tenutosi a Brescia nell’ottobre del 1985; ma poi all’ultimo momento rinunciò, forse perché consigliato da qualcuno ovvero perché tra i relatori numerosi erano i suoi critici.
   
In occasione del loro incontro, il grande storico e Micheletti potevano essere divisi quanto ad appartenenze ideologiche e politiche, essendo uno, De Felice, un liberale, e l’altro, Micheletti, di orientamento comunista. E tuttavia, entrambi convergevano sul punto più importante: la necessità di aprire una nuova fase di studi sull’Italia fascista, procedendo oltre quella che De Felice, pur dichiarandosi successivamente «antifascista senza fanfare», avrebbe definito «vulgata antifascista».
   
In occasione di quell’incontro, De Felice parlò a me e a Micheletti delle tesi che veniva sviluppando nel volume sulla Repubblica sociale, periodo cui lo stesso Micheletti era molto interessato, anche perché era stato un esponente rappresentativo, pur non essendo ancora maggiorenne, del movimento partigiano bresciano. Nell’incontro bresciano, De Felice sostenne che il periodo fra il 1943 e il 1945 era stato quello di una guerra civile causata dallo scontro fra due minoranze politicizzate, i militi di Salò e i partigiani, con la maggioranza degli italiani a sperare che la guerra terminasse presto.
     
Alcuni giorni dopo, riassumendo al direttore scientifico della Fondazione, Pier Paolo Poggio, quelle tesi, non fu difficile prevedere che il volume avrebbe riacceso le discussioni su De Felice: questa volta, in gioco era la Resistenza, giudicata da De Felice un fenomeno minoritario. Puntualmente si verificarono le polemiche. Ma De Felice questa volta non poteva replicare, essendo morto l’anno precedente l’uscita di quel volume.
    
Qualche storico critico di De Felice con gli anni ha rivisto le proprie posizioni. E allora sorge spontanea una comparazione. Il buon Benedetto Croce, liberale e non credente, amava ripetere che «non possiamo non dirci cristiani». Nel campo degli studi storici, specie di quelli sul fascismo, malgrado sia difficile parlare di una «scuola defeliciana», è comunque il caso di dire che non possiamo non dirci defeliciani. 
*storico

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23 maggio 2026

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