Alle origini del tennis, che probabilmente fu inventato a Salò nel 1555 e non in Inghilterra (come tutti finora credevano)
Don Antonio Scaino, nato a Salò nel 1524, aveva tre grandi passioni: la teologia, la filosofia aristotelica e…il tennis. Se ne parla il 23 maggio a Salò
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Alle origini del tennis, che probabilmente fu inventato a Salò nel 1555 e non in Inghilterra (come tutti finora credevano)
di Pietro Keller CassettiDon Antonio Scaino, nato a Salò nel 1524, aveva tre grandi passioni: la teologia, la filosofia aristotelica e…il tennis. Se ne parla il 23 maggio a Salò
Don Antonio Scaino, nato a Salò nel 1524, aveva tre grandi passioni: la teologia, la filosofia aristotelica e…il tennis. Per le prime due – oggi passate alquanto di moda – ottenne, in vita, notevoli riconoscimenti; ma sarebbe stata la terza a garantirgli la fama dopo la morte.
Trasferitosi a Ferrara, Antonio entrò nelle grazie di Alfonso II d’Este. È lui il «magnanimo Alfonso» a cui Torquato Tasso dedicherà la sua Gerusalemme liberata. Gli interessi del duca, tuttavia, erano rivolti, prima che verso la guerra contro i saraceni, soprattutto al “giuoco della palla”, che praticava assiduamente. Così è plausibile supporre che Alfonso abbia accolto con maggiore coinvolgimento un’altra dedica, quella che il suo abituale sparring partner Don Antonio gli indirizzò nel 1555: il «trattato del giuoco della palla», la prima codifica scritta delle regole di quel coacervo di passatempi aristocratici che sarebbero divenuti il lawn tennis. Sabato 23 maggio alle 16, al MuSa di Salò si tiene “Il giuoco della palla. Lo sport come attività formativa ed educativa”, un incontro parte della celebrazione per i seicento anni della “Magnifica patria” (la Riviera sotto il dominio veneto), in cui interverranno Pierangelo Goffi, Responsabile della Biblioteca dell’Università Cattolica di Brescia, e Stefano Grismondi, psicologo e Phd in Scienze dello sport. Proprio dalla biblioteca della Cattolica proviene una copia della prima edizione del trattato, che sarà eccezionalmente esposta sabato pomeriggio al MuSa.
Non è un caso che Gianni Clerici incominci il suo “500 anni di tennis” proprio da don Antonio e dal suo trattato. Nelle prime pagine lo definisce “un Cortigiano del tennis”, cioè un’opera che, come quella coeva di Castiglione, intende prescrivere un modello di comportamento ideale, di cui l’arte della racchetta è parte integrante (come dice Scaino: “lo sport più appropriato per un uomo di lettere”). Il trattato è diviso in tre parti: le prime due sono dedicate alle regole e alla natura dell’attività (è il nucleo dell’intervento di Pierangelo Goffi), la terza sulla valenza dello sport come pratica salutare per il corpo e per la mente (su cui si concentrerà Stefano Grismondi). Scaino naturalmente non parla ancora di tennis ma di “giochi della palla”, e ne conta almeno sei: a seconda della dimensione della pallina, delle misure del campo, del tipo di supporto.
L’evento dedicato al trattato è fra i molti in programma per la celebrazione del seicentenario della “Magnifica patria”, che si protrarranno fino all’autunno; nel frattempo, fino al 28 giugno, è ancora possibile visitare nelle sale del Museo la mostra dedicata, con documenti, mappe e testimonianze provenienti dall’Archivio storico di Salò.
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