Se lo scrittore si confonde con l’algoritmo
Premiato uno scrittore. Ma il suo racconto c'è il sospetto che sia stato scritto dall'intelligenza artificiale. Lo si è scoperto grazie all'intelligenza artificiale...
Se lo scrittore si confonde con l’algoritmo
Paolo Di Stefano | 22 maggio 2026Premiato uno scrittore. Ma il suo racconto c'è il sospetto che sia stato scritto dall'intelligenza artificiale. Lo si è scoperto grazie all'intelligenza artificiale...
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Uno dei riconoscimenti annuali del Commonwealth Short Story Prize è andato, per l’area caraibica, al racconto The Serpent in the Grove (Il serpente nel bosco), firmato da Jamir Nazir, scrittore sessantunenne di Trinidad e Tobago, e pubblicato su «Granta», una delle riviste letterarie più prestigiose che conosciamo. Poco dopo la pubblicazione, qualcuno ha avanzato il sospetto che il racconto fosse stato generato dall’intelligenza artificiale. Il dubbio è sorto in seguito al riscontro di una serie di tic stilistici e metafore senza senso.
La conferma è arrivata con cautela da Pangram, un rivelatore di AI. Alla sentenza (provvisoria), Pangram ha aggiunto scherzosamente: «Dai, se lo sai lo sai». A buon intenditor... D’altra parte i responsabili di «Granta» hanno ammesso che non solo non sanno, ma disperano di saperlo, ritenendo che non resta altro che affidarsi alla buona fede e alla correttezza degli autori (i concorrenti del Commonwealth hanno dichiarato preventivamente che non avrebbero fatto uso di AI). La stessa giuria, del resto, aveva definito il (presunto) testo di Nazir un’opera «dal tono sobrio e dalla pacata autorità». Non proprio una motivazione entusiasmante, ma quanto bastava a riconoscerne il (un) pregio.
Giustamente, c’è chi ha fatto notare che è ridicolo che per stanare un plagio da AI ci si debba affidare all’AI. Il dato di fatto è che a smascherare il trucco sono stati i tecnici degli algoritmi più che i critici letterari. Dunque la domanda è duplice. Da un lato, perché meravigliarsi che tanta paraletteratura (quella che va per la maggiore nelle vendite) sia indistinguibile da un prodotto generato da AI (probabilmente Nazir non è Faulkner). Dall’altro, non è assurdo che una giuria di critici attribuisca un tale premio a un’opera «fungibile»? La possibilità anche qui è doppia: o non c’era niente di meglio o la critica non sa fare il suo mestiere (distinguere il grano dal loglio). Se uno solo dei due casi è vero, la letteratura è spacciata.
22 maggio 2026
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