«La ragazza di vicolo Pandolfini»: il memoir di Nando dalla Chiesa per la moglie Emilia
Corriere della Sera - Cultura

«La ragazza di vicolo Pandolfini»: il memoir di Nando dalla Chiesa per la moglie Emilia

Sabato 24 gennaio 2026
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In un libro edito da San Paolo il sociologo racconta la compagna di una vita, Emilia Cestelli, scomparsa nel 2021: un amore lungo 50 anni, Palermo, Milano, la morte del generale dalla Chiesa e le ferite dell’Italia

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«La ragazza di vicolo Pandolfini»: il memoir di Nando dalla Chiesa per la moglie Emilia

di GIULIA ZIINO

In un libro edito da San Paolo il sociologo racconta la compagna di una vita, Emilia Cestelli, scomparsa nel 2021: un amore lungo 50 anni, Palermo, Milano, la morte del generale dalla Chiesa e le ferite dell’Italia

Emilia Cestelli e Nando dalla Chiesa da ragazzi

«Quello che aveva conosciuto, il rifugio nascosto e riparato di lui e della ragazza dagli occhi di smalto, non esisteva. Svanito, dissolto come lei. E fu allora che gli venne una fantasia, che al solo concepirla si commosse. Che vicolo Pandolfini se lo fosse portato via lei, come i re e le regine si portavano via per l’ultima partenza le cose più care. Se lo sarebbe tenuto accanto. La sua Palermo, la sua casa, il suo ragazzo. E ciò che lì era nato». Che cos’è la memoria? Cosa vuol dire «infinito»? A un certo punto di questa storia il marito della protagonista — che un po’ è il narratore e un po’ no, ma lo diremo dopo —, inseguendone il ricordo decide di tornare nel luogo d’origine del loro amore. Un vicolo nascosto di Palermo, minuscolo e buio, accanto a un giardino abbandonato profumato di gelsomino: il posto perfetto per due ragazzi innamorati. Lo trova, ma dopo più di cinquant’anni è tutto cambiato: dove ci si giurava amore eterno ora c’è una corsia pedonale, «modesta, sbrigativa, ma segno di progresso». Eppure, quel vicolo solitario e romantico come anche la «ragazza con gli occhi di smalto», sconfitta da una malattia che ha combattuto fino all’ultimo, in qualche modo ci sono ancora, presenze reali nella memoria e nella vita quotidiana di chi li ha conosciuti e amati. Questo libro appena uscito per San Paolo, La ragazza di vicolo Pandolfini — una storia d’amore? un memoir? anche, e non solo —, sta lì a dircelo. Che, forse, non si muore davvero e che raccontare ha un valore che trascende il tempo. Lo ha scritto Nando dalla Chiesa, sociologo, professore, una vita spesa per difendere e diffondere la cultura della legalità e dell’impegno civile. Non è il suo primo libro, ma è diverso da tutti i precedenti: è la risposta a una promessa — «parlerò di te» — e «te» è quella ragazza, sua moglie, Emilia Cestelli.

Nando  dalla Chiesa,  «La ragazza di vicolo Pandolfini», Edizioni San Paolo,  pp. 174, euro 16 Palermitana, scomparsa nel 2021, è stata la compagna di vita di dalla Chiesa. Una vita, la loro, che si è intrecciata nei modi anche più dolorosi alle vicende del Paese: il libro lo racconta, ma in una maniera speciale, evocando fatti e volti senza quasi mai fare nomi. Anche Emilia qui è sempre la «ragazza», la «sposa», la madre, l’organizzatrice instancabile sul fronte della cultura e dell’impegno. Quella che, di fronte alla vita, non si sottrae a niente: una straordinaria figura di donna che senza averlo immaginato si ritrova «sentinella di un esercito senza esservi mai arruolata», dentro una famiglia «posta a difendere quel confine collettivo: lo Stato, la democrazia». Anche quando lo Stato, accanto a loro, non c’è.

Lei è «la ragazza», Nando «il suo ragazzo», «suo marito»: lui ne racconta la storia, il loro amore lungo mezzo secolo, come se ne fosse stato un testimone esterno, parlando di sé in terza persona. Un filtro — lo concede — per «proteggersi» da un racconto tanto privato, difficile. Un artificio letterario — e un patto con i lettori — che regala al memoir un tono singolare, di fiaba che, però, si mischia con vicende tremendamente reali. Nomi non ne fa: la Sicilia è l’«isola»,il generale Carlo Alberto dalla Chiesa, prefetto di Palermo, ucciso nel 1982 dalla mafia con la moglie Emanuela Setti Carraro, qui è il «suocero della ragazza dagli occhi di smalto», allora incinta della secondogenita. Ma il dolore che la sua morte violenta si porta appresso e il senso di abbandono non hanno bisogno di dettagli per farsi respirare. La morte di dalla Chiesa e, prima, la sua difficile lotta contro Cosa nostra entrano nelle vite dei familiari in mille modi diversi: dal matrimonio blindato di Emilia a Nando, con la scorta per il timore di attentati, alla scelta di lei di dedicarsi totalmente ai figli piccoli per difenderne l’intimità, la vita nella tempesta che li ha travolti.

Se non può prescindere da tutto questo, e neanche lo vuole, La ragazza di vicolo Pandolfini è però, soprattutto, un libro impastato di sentimenti e di ricordi personali, un dichiarato atto d’amore per una compagna la cui memoria, come il profumo dei gelsomini di quel vecchio giardino, sembra sfuggire sempre salvo poi ricomparire in tempi e luoghi (e musiche) inaspettati.

Conosciamo Emilia quando la conosce Nando, a Palermo negli anni Settanta. Un colpo di fulmine a un festa in discoteca. Lei figlia della Palermo bene — un’infanzia felice: le estati a Mondello, i fratelli, le buone letture, il sole dell’isola negli occhi —, bella e di un’eleganza innata, lui giovane studente universitario. Li seguiamo mentre si affacciano alla vita e scoprono il loro amore, giovani e spensierati «ad attendere le albe che inondavano la vita». Lui si fa tutta l’Italia in treno per vederla, lei lo accoglie con la sua «tunichetta rosa» colorato simbolo della felicità e del futuro. Si sposeranno, avranno due figli, nipoti, amicizie, viaggi, il lavoro (lui l’università, lei prima libraia, mestiere fatto per pochi anni, lasciato suo malgrado e sempre rimpianto, poi, quando i figli crescono, la collaborazione con un festival musicale). L’impegno che anima entrambi e che li lega: di lui si sa tanto, la vita di lei è meno pubblica ma non meno convinta e incisiva nelle battaglie civili, soprattutto nella sua città adottiva, Milano, che poi le renderà onore con l’Ambrogino d’oro alla memoria.

Complice l’artificio letterario e la voluta vaghezza dei particolari, Emilia Cestelli emerge in filigrana dietro la «ragazza di vicolo Pandolfini». Ma sono entrambe vere: anzi, il racconto di dalla Chiesa è tanto intimo da farci entrare più di una classica biografia nelle giornate della sua compagna: scrive per ricordare, per rendere omaggio a colei che è stata. Nella parte finale del libro, dalla Chiesa riporta le parole che lesse a Fano, al festival Passaggi, poco dopo la morte di Emilia, in suo ricordo. Allora citò Milan Kundera che nel romanzo L’immortalità distingue tra una «grande immortalità», quella degli artisti e degli uomini di Stato, e una «piccola immortalità», il ricordo chi vive nel pensiero di quanti l’hanno conosciuto. Una «piccola» memoria che si nutre di cose dette e fatte ogni giorno: grazie a lei, avviene lo scambio tra generazioni. «Ognuno di noi è — scrive dalla Chiesa — una piccola civiltà che si forma per stratificazioni successive, un insieme di cose grandi e piccole apprese da qualcun altro, che magari non sa nemmeno di avercele insegnate con una parola, con un gesto. Dentro noi portiamo le piccole immortalità degli altri». Un’osmosi che avviene per vicinanza, gesti, consuetudine. Ma anche attraverso il racconto di quello che è stato: forse ora anche noi che leggiamo, pur senza averla conosciuta abbiamo dentro qualcosa della ragazza di vicolo Pandolfini, «donna provvisoria, e tuttavia infinita».

Il libro

«La ragazza di vicolo Pandolfini

» di Nando dalla Chiesa è pubblicato dalle Edizioni San Paolo (pp. 174, euro 16). Il libro è dedicato a Emilia Cestelli (1952-2021). Dalla Chiesa (Firenze, 1949) è professore di Sociologia della criminalità organizzata all’Università di Milano. Tra i suoi libri: «Il giudice ragazzino» (Einaudi, 1992); «Le ribelli. Storie di donne che hanno sfidato la mafia per amore» (Melampo, 2006); «La legalità è un sentimento» (Bompiani, 2023).

24 gennaio 2026 (modifica il 24 gennaio 2026 | 15:13)

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