Ai Weiwei: un inedito per la copertina de «la Lettura»
Corriere della Sera - Cultura

Ai Weiwei: un inedito per la copertina de «la Lettura»

Venerdì 23 gennaio 2026
3 visualizzazioni

Un’opera dell’artista cinese per i 150 anni del «Corriere» e i 15 del supplemento. Sabato 24 gennaio in anteprima nell’App e domenica 25 in edicola

I tuoi preferiti

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccedi

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

Ai Weiwei: un inedito per la copertina de «la Lettura» (in edicola e App)

di MARCO DEL CORONA

Un’opera dell’artista cinese per i 150 anni del «Corriere» e i 15 del supplemento. Sabato 24 gennaio in anteprima nell’App e domenica 25 in edicola

La copertina realizzata da Ai Weiwei (Pechino, 1957) per «la Lettura» #739

Stagione di ritorni, per Ai Weiwei. In dicembre, 10 anni dopo averla lasciata, l’artista-attivista è rientrato in Cina per tre settimane con il figlio adolescente e ha fatto visita alla madre novantatreenne: i vecchi amici, l’aria di casa, la felicità di parlare mandarino, la percezione che il Paese sia «in ascesa, anche se a ogni nuovo livello si presentano nuovi problemi». Fatte le dovute proporzioni, è un ritorno anche quello sulla copertina de «la Lettura». Il numero #739 del supplemento ospita una nuova opera che Ai Weiwei ha creato per i 150 anni del «Corriere della Sera», la quarta di una serie da collezione legata all’anniversario. Soprattutto, l’immagine è un’autocitazione: un omaggio a «la Lettura», che nel 2026 a sua volta festeggia i 15 anni dalla rinascita.

LEGGI ANCHE

Per il numero #1 del 13 novembre 2011, Ai Weiwei aveva realizzato, su invito della redazione, un’opera che lo ritraeva ammanettato. La fotografia replicava la condizione sperimentata dal 3 aprile di quell’anno per 81 giorni. Non un arresto formale ma una detenzione extragiudiziale in una località segreta, secondo la prassi seguita dalle autorità cinesi nei confronti dei dissidenti o di personalità sgradite. Soltanto dopo erano state diffuse accuse di irregolarità fiscali. Allora Ai Weiwei aveva fatto molto per infastidire il regime: già apprezzato e conosciuto sia in Cina sia all’estero, coinvolto con gli architetti Herzog & de Meuron nella progettazione dello stadio di Pechino per l’Olimpiade del 2008, l’artivista aveva progressivamente preso le distanze da un potere considerato insopportabilmente autoritario. Denunciava la corruzione e l’inefficenza che avevano reso più grave il bilancio del terremoto in Sichuan, nel 2008, che aveva ucciso migliaia di bambini schiacciati da scuole «costruite col tofu», prendeva di mira il controllo di internet, la censura, la violazione della privacy, il sistematico disprezzo dei diritti civili. Troppo.

La copertina realizzata da Ai Weiwei per il primo numero de «la Lettura» La copertina del 2011 era accompagnata da un brevissimo testo che rimandava ai quasi tre mesi di detenzione: «Ogni riferimento a fatti realmente accaduti è casuale». Oggi, anno 2026, non è necessario aggiungere niente. La copertina che Ai Weiwei ha offerto a «la Lettura», rispondendo a un altro invito della redazione, parla da sé. Evoca la tetra eloquenza dello scatto del 2011 e, con altrettanta chiarezza, abbraccia l’attualità: la tuta grigia con il marchio Fake (il nome dello studio dell’artista), la postura, ma anche la bottiglia di plastica, le cuffie e le manette sono espliciti riferimenti all’istantanea del presidente venezuelano Nicolás Maduro diffusa da Donald Trump sui suoi social dopo la cattura a Caracas da parte delle forze americane.

Se l’immagine del 2011 e la sua occasione — cioè l’avvio di un nuovo supplemento culturale — celebravano il valore assoluto della libertà, e dunque anche della libertà d’espressione, la copertina di quest’anno fa i conti con un mondo dove impera la legge del più forte a discapito del diritto internazionale. A 68 anni l’autore osserva il montare del caos dall’Europa: si è spostato da Berlino, dov’è tuttora il suo quartier generale, a Londra, poi in Portogallo. Nelle dichiarazioni pubbliche e con le mostre, che esplorano forme d’arte diverse, Ai Weiwei grida la sua indignazione per i migranti annegati nel Mediterraneo, depreca l’aggressione putiniana all’Ucraina e ogni guerra, ma attacca con durezza l’erosione dei valori dell’Occidente, o di ciò che ne rimane. Lui, così garbato e anche timido nei modi, se l’è presa perfino con il «razzismo» e la burocrazia dei tedeschi.

È scomodo per Pechino, che tuttavia ha tollerato la sua recente visita (previo interrogatorio all’areoporto) e scomodo pure per l’Europa, Ai Weiwei. Che non ha mai rinunciato alla cittadinanza cinese e dunque non ha mai distrutto dietro di sé i ponti che l’hanno portato in un contesto dove può esprimersi liberamente. C’è chi non ha gradito ciò che ritiene un riavvicinamento al Paese che l’aveva imprigionato. Ma la scomodità è una cifra di Ai Weiwei. Lo dice la fotografia che ci interpella dalla cover de «la Lettura». Su quella sedia lui vuole che a sedersi sia il pubblico, anche se non necessariamente con le manette.

I contenuti del nuovo numero e il Tema del Giorno

Il numero #739 de «la Lettura» si apre con le interviste a tre scrittori che affrontano la situazione degli Stati Uniti: l’americano Don Winslow, del quale il 27 gennaio esce «L’ultimo colpo», tradotto da Alfredo Colitto per HarperCollins Italia; il norvegese Jo Nesbø, del quale il 3 febbraio esce «L’impronta del lupo», tradotto da Eva Kampmann per Einaudi Stile libero; l’americano Joe R. Lansdale, che ha lavorato al documentario di Giovanni Troilo «L’America degli invisibili», su Sky e su Now. Il Tema del Giorno, contenuto digitale dell’App sabato 24 gennaio è l’incipit del romanzo di Clara Usón «Le belve tradotto» da Silvia Sichel per Sellerio (dal 27 gennaio), recensito sul supplemento da Elisabetta Rosaspina.

23 gennaio 2026 (modifica il 25 gennaio 2026 | 16:45)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi questo articolo