Leonardo DiCaprio: “Non possiamo affidarci a chi non crede nella scienza”
La Repubblica

Leonardo DiCaprio: “Non possiamo affidarci a chi non crede nella scienza”

repubblicawww@repubblica.it (Redazione Repubblica.it)
Venerdì 13 marzo 2026
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E’ arrivato “a un punto della vita in cui non ho più voglia di essere politicamente corretto”. Ce l’ha con i leader che negano la crisi climatica e con l’odio che attraversa l’America tra “agenti armati in strada e persone estradate”. Pensa sia il momento di opporsi... Una battaglia dopo l’altra. Come il film che potrebbe regalargli un altro Oscar

Sostiene Leonardo DiCaprio che c’è un film che ha segnato la sua storia. La Valle dell’Eden. Come spettatore ma anche, seguendo una definizione che ormai lo accompagna tipo sottotitolo della biografia, come “miglior attore della sua generazione”. “A 19 anni feci persino un’audizione per interpretare James Dean in un biopic. Il regista, Michael Mann, mi disse che ero troppo giovane. Il progetto non fu mai realizzato”. Destino. Lo stesso che, ne è convinto, lo ha portato solo di recente a girare con Paul Thomas Anderson. Una prima volta diventata Una battaglia dopo l’altra, film che gli ha fatto guadagnare l’ottava nomination agli Oscar e che, il 15 marzo, potrebbe fargli conquistare una seconda, meritatissima statuetta. “Avremmo potuto lavorare insieme sin dai tempi di Boogie Nights - L’altra Hollywood, una delle sue prime opere. Lui mi voleva. Lessi la sceneggiatura, ma ai tempi preferii fare Titanic. Mi resta un grande rammarico”.

DiCaprio e Tobey Maguire, qui fotografati durante le riprese de Il grande Gatsby. Sono amici da quando avevano 12 anni. foto MARK FILMS / Album 

Pentito d’aver scelto Titanic? È mai possibile?

“No, no, non potrei mai. Sarei un ingrato. È stato il film che mi ha cambiato la carriera, forse la vita. Sono cresciuto con una madre single a Echo Park, uno dei quartieri più poveri della città, droga e gang erano ovunque. Lavoro come attore da quando avevo 12 anni e devo dire grazie a quelle origini, quei sacrifici che mi hanno preparato a Hollywood. Per questo, ancora oggi, non mi lascio abbagliare dalle luci della ribalta. Quel Titanic mi ha dato una grande libertà: scegliere i ruoli che volevo”.

Come in Una battaglia dopo l’altra. La storia è stata concepita più di 20 anni fa, eppure è ancora politicamente attualissima.

“Perché affronta argomenti che purtroppo fanno parte della realtà in cui viviamo: odio, ostilità, estremismo. Credo che Paul abbia descritto perfettamente la polarizzazione politica, sociale e culturale dell’America di oggi. Mi ricorda moltissimo i film con cui sono cresciuto”.

Ci racconta la sua videoteca?

“Film degli anni Settanta. I tre giorni del Condor, Tutti gli uomini del presidente, Quel pomeriggio di un giorno da cani, Perché un assassinio... Titoli drammatici, con risvolti politici, diretti da grandi come Sydney Pollack, Alan J. Pakula e Sidney Lumet. Anderson mostra la dura realtà che molti americani stanno affrontando, il terrore per le forze dell’ordine, gli agenti armati che pattugliano le strade, mentre le persone vengono rapite ed estradate. Tra proteste violente, feroci. Credo che le lotte per il progresso, contro tirannia e oscurità, siano esattamente da fare… una battaglia dopo l’altra”.

Nel film, il personaggio interpretato da Benicio del Toro le dice: “Sai cos’è la libertà? È non avere paura. Proprio come Tom Cruise”. È d’accordo?

“D’accordissimo. Rappresenta un invito a vivere senza timori, citando Tom come simbolo di coraggio e uomo d’azione. Anche se non lo conosco personalmente, a Hollywood tutti sappiamo che Tom non ha paura di nulla. Mi riconosco di più nella libertà di parola, però. In questo assomiglio a mia madre che dice sempre quello che pensa, senza filtri. E io sono arrivato a un punto della vita in cui non ho più né tempo né voglia di essere politicamente corretto”.

Anche le star hanno dei miti: per DiCaprio l’interprete per eccezione è Jack Nicholson. foto Getty Images La locandina de I tre giorni del Condor (1975) di Sydney Pollack.

Lo stesso senso di urgenza attraversa il suo impegno ambientalista con la Leonardo DiCaprio Foundation, creata nel 1998 per proteggere gli ultimi luoghi selvaggi rimasti sulla Terra. Siamo ancora in tempo?

“Lo saremmo, se solo non avessimo dei leader che prendono decisioni basate solo su interessi economici. La mia Fondazione si dedica alle soluzioni che favoriscono un rapporto più armonioso tra umanità e natura. È una corsa contro il tempo, appunto”.

È il messaggio dei doc che ha prodotto e interpretato, come Punto di non ritorno - Before the Flood o Ice on Fire?

“Il punto è sensibilizzare l’opinione pubblica. Ice on Fire esplora, dati alla mano, il potenziale evento di estinzione causato dal rilascio di metano nell’Artico. Molti politici negano il cambiamento climatico e in questo momento così critico non possiamo affidarci a chi non crede nella scienza. È gente che non dovrebbe ricoprire nessuna carica pubblica”.

Lei ha anche investito in business sostenibili, da un marchio di scarpe vegane che utilizza plastica riciclata dall’oceano a un’azienda che produce carne coltivata e a base vegetale.

“C’è un nesso tra la crisi ecologica e il consumo di carne, in particolare quella rossa. È tutto collegato. Si parte dagli allevamenti intensivi per arrivare alle emissioni di gas serra, dal settore mondiale dei trasporti alla deforestazione, al consumo dell’acqua e al degrado del suolo. Non ci troviamo davanti a un pericolo alieno da combattere da un giorno all’altro con guerre spaziali. Il cambiamento climatico è inevitabile, ma è terrificante che molte corporation non vogliano modificare lo status quo”.

Tornando a Hollywood, cosa vuole dire essere Leonardo DiCaprio?

“Pensi che ho iniziato grazie al mio fratellastro che guadagnava facendo pubblicità. Volevo fare lo stesso per aiutare mia madre, per toglierci dallo stato di povertà in cui vivevamo. Ero io a dirle come e quando portarmi alle audizioni e lei guidava ogni giorno per ore pur di vedere realizzato quel sogno”.

Il documentario ambientalista Ice on Fire prodotto da DiCaprio. Quel pomeriggio di un giorno da cani di Sidney Lumet.

Chi è oggi il suo attore preferito?

“Sempre e per sempre Jack Nicholson. Da lui ho imparato a prendere questo mestiere in modo leggero, senza divismi. È un professionista straordinario, sempre pronto a suggerirti qualche piccolo particolare che possa migliorarti”.

Quando gira l’ultimo ciak, sente subito la mancanza del set?

LC: “Sì, lo ammetto. Ma il bisogno di tornare alla vita normale è più forte. Mentre si gira, l’esistenza si ferma. Se lavorassi troppo, mi preoccuperei. Non voglio vivere passando soltanto da un film all’altro”.

Leo si è mai emozionato davanti a una star?

“È successo con Diane Keaton, quando abbiamo lavorato per La stanza di Marvin. Aveva una risata contagiosa, non la dimenticherò mai. Sul set la facevo sempre ridere pur di goderne. Era incredibile”.

Tra i film favoriti, invece, l’attore cita La valle dell’Eden, del 1955, con James Dean. Perché un assassinio, film del 1974 di Alan J. Pakula, tra i più amati.

È vera l’amicizia con Tobey Maguire?

“Ci siamo conosciuti a 12 anni facendo un’audizione per lo stesso ruolo. E abbiamo in comune l’amore per l’arte. Collezioniamo capolavori: Frank Stella, Basquiat, Edward Ruscha, Takashi Murakami”.

A proposito di amici: presto comincerà a girare What Happens at Night, settimo film con Martin Scorsese.

“Marty è impagabile, curioso di tutto, gli interessano le cose più disparate. A ogni nuovo lavoro ti dà una lista interminabile di film da vedere, organizza proiezioni per farti scoprire scene che possano aiutarti, passa mesi a discutere il tuo ruolo. Ci tiene a circondarsi di persone che abbiano una buona educazione cinematografica. È la persona più innamorata del grande schermo che io conosca”.

PROFILO

Con una carriera iniziata da bambino in tv, Leonardo DiCaprio (Los Angeles, 1974) è diventato una star internazionale grazie a film come Titanic, Gangs of New York e Inception. Vincitore di un Oscar per The Revenant (2016), con Una battaglia dopo l’altra ha ottenuto la sua ottava nomination. Attivista ambientalista, ha una fondazione per la protezione dei luoghi selvaggi.

foto contrasto - mondadori portfolio - everett collection - getty images

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