“Mia figlia mi usa come un bancomat”, racconta Claudio, padre separato. “Vorrei un rapporto con lei"
La Repubblica

“Mia figlia mi usa come un bancomat”, racconta Claudio, padre separato. “Vorrei un rapporto con lei"

repubblicawww@repubblica.it (Redazione Repubblica.it)
Lunedì 2 marzo 2026
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Dopo il divorzio, ha concesso un po’ tutto a sua figlia. Ma a distanza di mesi, si sente frustrato perché lei lo chiama solo quando ha bisogno di qualcosa, così ha deciso di fare “un esperimento doloroso”: dire ‘no’ a ogni richiesta materiale.

“Martina ha 15 anni e mi chiama solo per i regali e i soldi. L’ultimo iPhone, biglietti per concerti sold-out, vestiti di marca: tutto ciò che desiderava, io glielo davo, sperando di restare vicino a lei. Ma ora ho deciso di dire basta”. Ci scrive Claudio S., 42 anni, dalla provincia di Milano; padre separato e manager,ha letto la nostra rubrica e si è deciso a condividere le sue difficoltà con la figlia dopo il divorzio da sua madre. “Ho capito che doni non sostituiscono un dialogo reale e che, tolte le transazioni, non sapevamo più di cosa parlare”.

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I regali come ponte affettivo

“Dopo il divorzio, il lavoro mi assorbiva completamente", racconta Claudio. “Vedevo Martina poche volte alla settimana, ma in vista del weekend, mi preparavo con cura per passare del tempo di qualità con lei: sceglievo un film da vedere insieme, cercavo di cucinarle il suo piatto preferito o di accompagnarla in centro per prendere un gelato. Quando eravamo insieme, cercavo di parlare con lei, di capire come stava, ma spesso le conversazioni erano superficiali o si interrompevano in fretta. Ho iniziato a comprare tutto ciò che desiderava: vestiti, tecnologia, biglietti per concerti. Credevo fosse un modo per dimostrarle affetto, per compensare la distanza e restare un punto di riferimento nella sua vita. Mi emozionavo quando vedevo il suo sorriso aprendo una scatola di scarpe o quando mi abbracciava per ringraziarmi del regalo che desiderava da settimane. Col tempo, però, ho notato segnali che mi hanno fatto riflettere: messaggi che arrivavano solo quando c’era qualcosa da chiedere, richieste continue di denaro o regali. Spesso, se provavo a domandarle come stava o cosa le interessava, spariva dietro lo schermo del telefono. Mi sentivo frustrato, deluso, come se tutto ciò che facevo fosse invisibile se non collegato a un oggetto materiale”.

Claudio sente la figlia distante

“Un mese fa ho deciso di fare un esperimento doloroso: ho detto ‘no’ a ogni richiesta materiale. Ho smesso di darle del denaro, di comprare vestiti o qualsiasi altra cosa mi chiedesse. Volevo capire se sarebbe rimasto qualcosa del nostro rapporto, al di là dei regali. La scoperta è stata amara: tutto passava per i doni e senza dire più “sì” alle sue richieste, i suoi messaggi e le sue chiamate si sono drasticamente ridotte. Soprattutto, fatico a dialogare con lei; non ha ne voglia. Ho provato più volte a parlarle, a chiedere come sta, a interessarmi alla sua vita, ma ha messo su un muro. Sono un bancomat, non un padre, e da quando sono “fuori funzione” non le interesso più. Ho compreso che il nostro rapporto è stato impostato su basi sbagliate, per via dei regali che hanno sostituito il dialogo, e che la colpa è mia. È come se i soldi avessero fatto da collante. E ora?”.

Chiedere aiuto per ricostruire un legame

“Vorrei trovare un modo per essere presente davvero, per lei, devo recuperare la relazione con mia figlia. Vorrei poter cucinare la colazione insieme, ridere delle piccole cose, andare a fare una passeggiata senza obiettivi di shopping, solo per stare insieme. Vi ho raccontato la mia storia, perché vorrei un consiglio per imparare a costruire un rapporto autentico, basato sul tempo condiviso, sul dialogo e sulla fiducia, non solo sulle transazioni economiche. Ogni volta che la vedo entrare in casa, con il cellulare in mano, sento la speranza e la paura insieme: speranza di riuscire a farle capire che ci sono anche io, paura di scoprire che il nostro rapporto si è già perso”.

La psicologa: “Dopo il divorzio bisogna ricostruire i rapporti. Si può essere ex marito, mai ex padre”

“Quando parliamo di separazione, dobbiamo considerare che non è solo la chiusura di una relazione di coppia, ma anche il momento in cui l’intero sistema familiare si deve riorganizzare per trovare un nuovo equilibrio. Si può diventare ex marito, ex moglie, ma non ex genitore. Claudio si muove nella complessità: sente l’urgenza di costruire un modo nuovo di stare in relazione con Martina adolescente e nello stesso tempo avverte la sensazione di impotenza che non gli permette di trovare una strategia efficace”, scrive la dott.ssa Natalia Zolfanelli, psicoterapeuta della famiglia, coppia, individuo.

“Nel racconto di Claudio c’è la frustrazione per il poco tempo condiviso con Martina, il senso di colpa di genitore che non condivide una quotidianità e poi c’è la paura dell’abbandono che si nasconde dietro ai regali e ai continui sì che hanno il sapore di un messaggio più profondo: “io non ti dimentico, e tu?”. Quando Claudio smette di dare, la relazione sembra perdersi perché non ha altri appigli. Nella ripetitività delle azioni si è costruita una dinamica in cui Claudio è in una posizione passiva, (colui che acconsente alle richieste), mentre Martina è colei che guida la relazione. Ad un certo punto questa modalità comunicativa crea una tensione che porta il padre a dire “no”, interrompendo il pattern. Emerge così la fragilità del legame: Martina inizia a cercarlo di meno, ad essere sfuggente ma, senza rompere un vecchio schema non si può trovare quel nuovo equilibrio di cui parlavo.

Esiste un detto: “ormai siamo in ballo e balliamo” e rivolgendomi a Claudio direi: “che tipo di danza vuole ballare adesso con Martina? Questa è una buona occasione per entrambi. Costruire una routine relazionale: un cinema insieme, o il teatro o una cena durante la settimana, un incontro che diventi una base prevedibile e rassicurante nella quale con pazienza e con il tempo, iniziare a scalfire la superficie e andare in profondità, alla scoperta del legame padre-figlia. Quando ci si sente al sicuro in una relazione si creano i presupposti per aprirsi e questo vale per i grandi e per i piccoli. Un padre che condivide le proprie emozioni è un padre che sta insegnando a sua figlia ad esprimere le emozioni. E sul piano emotivo le figlie e figli sono molto competenti spesso più di noi genitori. A volte ci sembra che non sentano quello che diciamo loro ma se cambiamo registro usando una comunicazione emotiva, di sicuro qualcosa cambierà. Gli adolescenti non sentono, ascoltano. Una frase tipo: “...a volte mi sento più un bancomat che un papà e questo mi rattrista. Pensi che sia possibile trovare un altro modo per stare insieme?” Non è una bacchetta magica ma uno spunto per cambiare registro. Altro punto da definire riguarda le regole della relazione: regole chiare e soprattutto condivise, qualora possibile, con l’altro genitore.

Sono convinta che in questa relazione non ci sia volontà di far soffrire l’altro ma, piuttosto, un proteggersi reciprocamente dalla paura di perdere l’affetto e dalla difficoltà di affrontare e condividere sofferenze forse non ancora esplorate rispetto alla separazione. Per concludere vorrei sottolineare che prima di iniziare qualsiasi ballo, dobbiamo impararne i passi. Questo significa darsi del tempo, abbracciare la lentezza del cambiamento. Quando vi pesterete i piedi sarà scoraggiante ma andando avanti sarà sorprendente. Che la vostra danza abbia inizio!”.

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