I gioielli di Sayf a Sanremo 2026: si rischia la polemica di Tony Effe dello scorso anno
La Repubblica

I gioielli di Sayf a Sanremo 2026: si rischia la polemica di Tony Effe dello scorso anno

repubblicawww@repubblica.it (Redazione Repubblica.it)
Martedì 24 febbraio 2026
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La collana, gli orecchini e il bracciale indossati dal rapper in gara al Festival hanno riaperto l'eterno argomento della pubblicità occulta sulla Rai

Il Festival non è ancora iniziato e già la prima polemica di costume è servita. Tema: i gioielli indossati da Sayf sul green carpet di Sanremo 2026. Una collana, un paio di orecchini e un bracciale, tutti in oro giallo e diamanti, direttamente dalla collezione Tiffany Titan disegnata da Pharrell Williams per la casa di gioielleria resa celebre dal film con Audrey Hepburn. Visibili tutti, per quanto ben mimetizzati dalla abbondante pelliccia del primo look di Sayf a Sanremo, curato dalla stylist Carlotta Aloisi. Una parure sufficiente a far partire polemiche simili a quelle che appena dodici mesi fa investirono Tony Effe a Sanremo 2025, e sempre per una collana parecchio importante che lui continuò serenamente a riproporre. È vero, la collana di Sayf a Sanremo costa quasi 50mila euro, il bracciale va per i 17mila, gli orecchini 4500, stando ai prezzi sul sito ufficiale della casa di gioielli. Un totale di 71500 euro addosso. Comprati? Forse no, più probabile avuti in prestito. Ma l’eterna negatività affibbiata al rapper che indossa pelliccia e gioielli funziona sempre. Negli anni Novanta, per il rimpianto Tupac Shakur indossare gioielli significava avercela fatta: di quell'archetipo resta qualcosa, dietro la strategia di marketing che costruisce attenzione attorno a un personaggio.

Al di là del tema socio-culturale, l’apparizione dei gioielli di Sayf sul green carpet di Sanremo 2026 ha riaperto un argomento caldo per la Rai: la pubblicità occulta durante il Festival. I gioielli di Sayf sono indubbiamente riconducibili a Tiffany: potrebbero essere interpretati come sponsorizzazione indiretta di un brand? La questione resta aperta, perché dall’altro lato è molto complicato non rendere riconoscibile un brand: design, stampe, colori e forme possono essere ricondotti a un determinato marchio in base a un semplicissimo principio di deduzione, quasi un sillogismo aristotelico (tipo il rosa Valentino dell’era di Pierpaolo Piccioli, peraltro indossato dalla cantante de La Rappresentante di Lista proprio a Sanremo: anche lì era facile intuire da dove arrivasse quell’abito). Ma il ritornello della pubblicità occulta è l’ossessione della Rai quando si associa a Sanremo, perché negli anni di casi ce ne sono stati numerosi, e non sempre l’azienda televisiva di Stato ne è uscita indenne. Due esempi su tutti: la promozione indiretta a Instagram durante l’edizione di Amadeus con Chiara Ferragni nel 2023 e le inquadrature alle scarpe di John Travolta l'anno successivo hanno scottato la reputazione – e i conti – della tv di Stato con multe salate comminate dall’Agcom. Per Sanremo 2026, la Rai ha deciso di tutelarsi con ulteriori restrizioni al regolamento: no a loghi riconoscibili, scritte o brand in vista. In caso di violazione del regolamento non sarà la Rai a pagare bensì le case discografiche, che fanno da garante ai propri artisti, o persino l’artista stesso, in caso di iniziative autonome sconosciute alla casa discografica. La regola vale anche per i temutissimi messaggi politici, dopo le aperte dichiarazioni sul palco da parte di Dargen D’Amico (che è in gara anche quest’anno) e Ghali negli ultimi anni. Ma intanto si comincia dai gioielli. Perché Sanremo è Sanremo.

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