Da Mina a Mahmood, dieci look indimenticabili al Festival di Sanremo
La Repubblica

Da Mina a Mahmood, dieci look indimenticabili al Festival di Sanremo

repubblicawww@repubblica.it (Redazione Repubblica.it)
Lunedì 23 febbraio 2026
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Abbiamo pescato dalla memoria del festival le immagini indelebili di certi artisti e della loro apparizione sul palco sanremese. Non solo una questione di eleganza, ma spesso anche di contenuto

La moda e la canzone fanno coppia fissa sul palco di Sanremo. In attesa di vedere, e valutare pagelle alla mano, le scelte degli artisti sul palcoscenico dell'edizione 2026, abbiamo rivolto lo sguardo al passato. L’obiettivo era individuare, tra le migliaia di abiti e combinazioni indossate dagli artisti festivalieri, quelle che hanno fatto la differenza, che si sono ricavate uno spazio indelebile nella memoria collettiva. Non sono gli abiti più belli, nel senso classico della perfezione estetica, ma di certo sono i più efficaci e funzionali alla performance artistica che hanno accompagnato.

Iniziamo dal lontano 1961 quando Mina decise di accompagnare la sua esibizione con un look decisamente didascalico. Le Mille Bolle Blu, oltre che nel testo della canzone, erano disseminate in forma di pois blu di diversa dimensione sull'abito bianco vaporoso e stretto in vita. Un look spiritoso e fuori dagli schemi, come l'esibizione della più grande delle nostre interpreti. Indimenticabile.

Nel 1976 un artista rivoluzionario si presentò sul palco sanremese: Rino Gaetano. Il look era da par suo: un frac con le code, indossato sopra a una t-shirt a righine e con un paio di sneakers ai piedi, una cosa che oggi potrebbe anche sembrare normale, ma che all’epoca era un assoluto azzardo e un cappello a cilindro che la leggenda vuole gli fosse stato imprestato da Renato Zero. Un misto di poesia e sberleffo, e una canzone che naturalmente - come spesso accade agli outsider - non vinse, ma che ancora cantiamo Gianna.

Il fiume carsico dei cantautori a Sanremo, patria delle canzonette, è arrivato fino a noi. L'anno scorso, il look stralunato di Lucio Corsi, con la faccia bianca da clown e il bolerino con le spalline strutturate, anche se completamente differente, vibrava sulle stesse corde, ovvero rappresentava un’estensione dell’artista e non il frutto di sofisticate strategie di stile. Una circostanza così unica, soprattutto oggi, che merita di essere menzionato e accostato a quello di Rino Gaetano.

Arriviamo al 1984 per incontrare una vera icona di stile: Nicoletta Strambelli, in arte Patty Pravo. Per interpretare 'Per una Bambola', seguito ideale della sua celebre hit degli anni sessanta, si presentò sulla scena con un abito ideato per lei da Gianni Versace in maglia metallica morbidissima, con una foggia che ricordava un kimono. Completavano il look le acconciature, a metà strada tra il Giappone e il futurismo, e un enorme ventaglio. Uno dei rari casi in cui l’aggettivo iconica non sarebbe sbagliato.

Nel 1986 il look indimenticabile lo regalò al pubblico Loredana Bertè. Già forte di successi come E la luna bussò, Non sono una signora e Sei bellissima, il suo arrivo al festival era molto atteso. Loredana stupì tutti presentandosi – insieme a due ballerine – con un miniabito in pelle e un vistoso pancione, che naturalmente fece scandalizzare il compassato pubblico dell’Ariston.

Lo racconta lei stessa così: “La mia prima apparizione a Sanremo è stata nel 1986 con il pancione finto. Un costume pazzesco disegnato per me dal grande costumista Luca Sabatelli. Per molti è stato un errore, ma per me no. Volevo dimostrare che una donna quando è incinta non è malata ma è ancora più forte! E poi cantavo un pezzo di Mango bellissimo (Re): è stato il primo pezzo rock mai presentato al Festival. Il primo ad iniziare con una chitarra elettrica sul palco; solo Sting mi capì e mi disse passando: "Wow that’ s amazing!" Invece la casa discografica mi strappó addirittura il contratto discografico.”

Quarant’anni dopo, il concetto di potenza della donna nella fase della gravidanza, è molto attuale. Vedi Rihanna e il suo power dressing.

L’abito indossato da Lorella Cuccarini nel 1993 è indimenticabile per l’abito in sè. L'abito nero con profili bianchi di Valentino, infatti, quasi dieci anni dopo, nel 2001, sarà indossato da Julia Roberts per ritirare l'Oscar del 2001 come migliore attrice protagonista per Erin Brockovich. Sarà anche una delle prime volte in cui una star, in un’occasione di visibilità planetaria, opta per un abito vintage, o come si dice adesso pre-loved. La scelta di Julia, come sappiamo, ha fatto e fa tendenza.

Un salto fino al 1999 per trovare Anna Oxa. Un’artista che a Sanremo ha regalato momenti indimenticabili anche grazie ai suoi look trasformisti. Ricordiamo l’esordio con il look androgino/punk, gli anni ottanta con l’abito nero con cappuccio che lasciava scoperto l’ombelico. Insomma, ogni sua apparizione è stata memorabile. Abbiamo scelto questa del 1999 perché è stato uno dei suoi look più sottilmente affascinanti: il top corto e i pantaloni ricamati a vita bassa, e la stringa del tanga a vista. La signora sa indossare e continua a saperlo fare come poche.

Un altro look che non esitiamo a definire memorabile è quello di Belen Rodriguez nel 2015, che scendendo la scalinata con il suo abito rosa e turchese sapeva bene quello che stava facendo. La showgirl di origine argentina, infatti, aveva indossato uno spacco profondissimo che le permise di mostrare un tatuaggio sull’inguine, passato agli annali del festival e delle cronache come “la farfallina di Belen”. Lo spacco non era affatto casuale, il gesto neppure. E tutti l ricordano. Quando si dice farfallina, si pensa a lei.

Piccolo dietro le quinte del lavoro di redazione. L’uscita di Belen avvenne dopo uno stacco pubblicitario e gran parte dei colleghi stava ancora riprendendo la propria postazione. Questione di secondi, ma ricordo di aver lanciato “l’allarme farfallina”, anche se in video l’apparizione del tatuaggio è stata fulminea. Son soddisfazioni.

Veniamo agli anni più recenti nei quali è di certo più difficile assegnare la targa di “indimenticabile” a un look. L’aspetto dei cantanti è infatti al centro di una complessa strategia che coinvolge moltissimi professionisti, dagli stylist ai make up artist. Nulla è lasciato al caso e spesso i cantanti sono “presi in prestito” dalla moda per mostrare le future collezioni.

Il look di Achille Lauro nel 2020 guadagna un posto di diritto tra gli indimenticabili. Un attimo prima era così: altissimo, quasi ieratico nella mantella di velluto nero ricamata con dei grandi fiocchi, opera di Alessandro Michele per Gucci.

Un secondo dopo, cantando “Ci sono cascato di nuovo” e lanciando uno sguardo di traverso alla telecamera era così.

La forza di questo look è nei dettagli. Lauro con la tutina manda al macero l’armamentario del maschio. Ha il fianchetto, le mutande contenitive, la posa sbilenca. Si presenta al pubblico mainstream scintillante ma imperfetto, vulnerabile eppure irresistibile.

Nel novero delle artiste che giocano con il look, forte del suo innegabile physique du role, merita una menzione Elodie. Tra i molti abiti indossati, tutti superbamente, dalla cantante romana, abbiamo scelto questo composto di frange dorate. L’effetto scenografico ricorda da vicino quello degli abiti di scena delle artiste internazionali, da Beyoncè a JLo. E appaiono davvero provincialissime le polemiche che ogni volta si scatenano sull’esposizione del corpo dell’artista.

Dall’ultimo Sanremo, quello del 2025, abbiamo scelto il fascino ‘cardinalizio’ di Mahmood. L’artista ci ha abituato negli anni a look sempre più audaci e moderni. Questo, con i pantaloni a vita alta e il velo rosso che vola via lungo le scale lasciandolo con il busto scoperto, è piaciuto davvero a tutti e ha tutte le carte in regola, appena la prospettiva del tempo lo permetterà, per diventare indimenticabile. Per ora, sulla fiducia.

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