La moda alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi 2026 all’Arena di Verona: tutti i look
Omaggio alla lirica italiana, costumi storici, abiti da sera ed effetti speciali. Lo stile italiano domina anche la festa conclusiva dei giochi
Con lo spleen da malinconia della domenica sera, la cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026 aggiunge una tappa sull’atlante delle Olimpiadi diffuse, sbarcando nel teatro antico più celebre d’Italia, l’Arena di Verona. Ma il legame con l’apertura allo stadio San Siro di Milano si è mantenuto forte, anche su quella moda italiana che era stata una traccia espressiva vibrante, sublimata nell’omaggio tricolore a Giorgio Armani aperto dall’eterea Vittoria Ceretti.
Aida, Madama Butterfly, Rigoletto e Figaro (+ Violetta e Alfredo). Celebrazione indiretta della maestria dell’opera italiana, con i suoi protagonisti e protagoniste più celebri riccamente vestiti: una colata d’oro per la stupenda principessa Aida, un gioco di verde lime/azzurro/rosso per la Butterfly, sbuffi ribelli per Rigoletto e un classico bianco + bordeaux per Figaro. Immancabile il duetto su “Libiamo ne’ lieti calici”, da “La Traviata” di Giuseppe Verdi, con una Violetta dallo spettacolare abito in foglie di tulle rosa e nero.
Francesco Pannofino
Meta-direttore di scena per una sera, Francesco Pannofino rispetta il total black del ruolo. Mancava solo un “dai, dai, dai” per la citazione definitiva di “Boris”. Occasione mancata?
Benedetta Porcaroli
Rosa e rosso by Prada con guanti abbinati per lei, una delle protagoniste più attese della serata. Appare per pochi secondi ma illumina lo schermo, splendida splendente. Da premio anche il makeup.
Gli atleti italiani
Dopo il debutto con il completo sportivo in lana grigia di EA7, la delegazione italiana ha deciso di mixare i capi: sui podi delle 30 medaglie complessivamente conquistate, atleti e atlete hanno sempre abbinato la giacca a vento bianca ai pantaloni grigi. Scelta di stile mantenuta anche a Verona, con l’aggiunta dei berretti con scritto “Italia”.
L’omaggio a Turandot
Nel centenario della prima della “Turandot” (la T si pronuncia, come ricorda giustamente Cecilia Gasdia, sovrintendente dell’Arena) di Giacomo Puccini, avvenuta il 25 aprile 1926, l’Arena accoglie le bandiere delle delegazioni partecipanti tra figuranti vestiti con i costumi dello storico allestimento di Franco Zeffirelli, che verrà riproposto proprio in occasione della messa in scena per l’anniversario.
Margherita Vicario, Davide Shorty con CALIBRO 35
Margherita Vicario si misura egregiamente con un medley che inizia con “Nessuno mi può giudicare” di Caterina Caselli, e vista l’audacia riuscita di spalle nude, trasparenze e guanti neri, alziamo le mani pure noi. (Davide Shorty gioca con i 60’s immerso in occhiali tondi, completo da cantante Motown con camicia bianca e cravatta nera stretta e trench doppiopetto nero).
Per il canto di sirena sui versi conclusivi della Divina Commedia, tra cui il celebre “E quindi uscimmo a riveder le stelle” (Dante Alighieri visse a Verona per un breve periodo), l’abito in plastica trasparente sembra allacciarsi al tema dell’acqua e dell’ambiente, evocando al tempo stesso le meduse e l’inquinamento del mare. Ma pare pure una citazione involontaria ai costumi lucidi di “Cime Tempestose”, a essere onesti.
I cargo bermuda
Saranno il grande rigurgit… ops, “ricaccione” delle prossime tendenze moda, direttamente dagli anni Duemila. Non dite che non vi avevamo avvisate/i.