Fashion on ice, i costumi più spettacolari del pattinaggio di figura nella storia delle Olimpiadi
Romanzo fotografico dei look più belli della storia del figure skating, tra strass, piume e regole da rispettare (o cambiate in corsa)
Volare sul ghiaccio. Il miracolo dell'equilibrio su pochi millimetri di lama, l'estetica preziosa di certi costumi che accarezzano l'espressività di chi danza. La storia del pattinaggio di figura, con tutte le sue variabili tecniche, si innesta sul palcoscenico delle Olimpiadi, dove la richiesta di levità aerea si realizza in un compendio di ingegneria dei materiali, sartoria minuziosa, audacia personale in grado di interpretare (o anche scavalcare, a volte) le rigidissime norme su lunghezze e pericoli stabilite dall'ISU, l'International Skating Union. Elencare ogni singola meraviglia vista in quasi cento anni di storia contemporanea dei cinque cerchi olimpici è impossibile, ma alcuni dei costumi più belli del pattinaggio di figura alle Olimpiadi hanno davvero contribuito a modificare la percezione attorno alla disciplina.
1948: Gretchen Merrill
Plissé e paillettes per Gretchen Merrill alle Olimpiadi del 1948: oggi sembra la prassi, all’epoca la incoronarono tra le atlete meglio vestite.
1968 Peggy Fleming
Grenoble 1968, edizione pioniera del connubio moda-Olimpiadi a partire dalle divise delle hostess, affidate nientemeno che a Pierre Balmain. Sul ghiaccio sbocciò l’immenso talento di Peggy Fleming, che nella finale sbalordì il pubblico con un delizioso abito color chartreuse. Lo aveva cucito sua madre, ispirata della storia (e del colore) del celebre liquore francese prodotto vicino alla città olimpica.
1968 Hana Maskova
Nella stessa finale di Grenoble 1968, a catturare gli sguardi fu anche il costume della pattinatrice Hana Maskova, rappresentante dell’allora Cecoslovacchia: una tutina cortissima in pizzo rosa bordato di vaporose piume, tenero e audace al tempo stesso.
1972 Beatrix Schuba
Un costume blu a foggia di blazer, o un blazer trasformato in abito per il pattinaggio sul ghiaccio? Poco importa. L’austriaca Beatrix Schuba, con questo look, vinse l’oro olimpico a Sapporo 1972.
1980 Anett Pötzsch
La carriera brevissima di Anett Pötzsch, “la prima ragazza d’oro della Germania dell’Est” ebbe il suo culmine nel mondiale e nella medaglia d’oro ai Giochi Olimpici invernali di Lake Placid nel 1980: un body color pesca con maniche in voile sfumato e una gonnellina di foglie dello stesso colore.
1984 Katarina Witt
C’è un prima e un dopo Katarina Witt, nel pattinaggio. L’atleta della Germania dell’Est ha impresso alla disciplina la sua primissima rivoluzione, trascinandolo nella modernità con glamour sensuale, tecnica elevatissima e scelte estetiche estreme: a Sarajevo 1984, per il primo oro olimpico, scese in pista con un look ispirato ai costumi bavaresi, gonnellina rosa e camicia a sbuffo, completo di tiara tra i capelli.
1988 Debi Thomas
Tra le prime pattinatrici nere, Debi Thomas è stata pioniera anche delle jumpsuit lunghe. Ne indossò una scura con ricami di cristalli viola e argento anche a Calgary 1988, teatro della “battaglia delle Carmen” che rese ancora più epica la rivalità tra lei (bronzo) e la sunnominata Katarina Witt (oro).
1988 Katarina Witt
Sempre a Calgary, Katarina Witt portò in pista una serie di look tra i più belli della storia dell’ice skating. La profonda scollatura in rosso e nero per la “Carmen”, il costume da showgirl con piume blu, e il cappello bianco sull’abito over sopra e con frange sotto, arruffarono le sicurezze dell’ISU, che nello stesso anno avrebbe varato la rigida “regola di Katarina”, imponendo le lunghezze minime del dress code.
1992 Surya Bonaly
La francese Surya Bonaly è stata la prima a riuscire a eseguire un backflip in pista nel 1998, nonostante all’epoca fosse vietato, un gesto atletico di protesta e autodeterminazione. Bonaly è entrata nella storia del pattinaggio anche per il simbolismo ricchissimo dei suoi look, in omaggio alla cultura nera, e per la collaborazione couture con Christian Lacroix, che firmò i costumi della danzatrice su ghiaccio ad Albertville 1992.
1994 Nancy Kerrigan
La pattinatrice statunitense sbarcò a Lillehammer 1994 con gli occhi del mondo addosso, e non solo per motivi agonistici: aveva subito un’aggressione violenta poche settimane prima, ordinata dal marito della rivale Tonya Harding. Ma in pista Nancy Kerrigan eclissò le cronache, complice gli splendidi costumi da principessa del ghiaccio disegnati per lei da Vera Wang, con la quale collaborava da tempo.
1994 Tonya Harding
Il burgundy ricamato di foglie oro e argento doveva sottolineare il riscatto agoistico di Tonya Harding a Lillehammer 1994, dopo lo scandalo dell’aggressione a Nancy Kerrigan, ma non avvenne. La gara, segnata da controversie attorno a un laccio rotto, si concluse con Harding in ottava posizione.
1994 Oksana Baiul
Lycra baby pink, strass, pelliccia, perle sulle braccia a simulare le gocce d’acqua: un mix di elementi ultra camp per coreografare al meglio la pattinatrice ucraina Oksana Baiul, che con quel costume esagerato vinse l’oro olimpico a Lillehammer 1994.
1998 Michelle Kwan
L’abito azzurro in velluto di Michelle Kwan disegnato da Vera Wang fu un vero e proprio messaggio di stile, un inno minimal on ice che la pattinatrice statunitense, considerata tra le più eleganti ed espressive della storia del figure skating, portò in pista a Nagano 1998 per vincere un argento olimpico.
2002 Barbara Fusar Poli e Maurizio Margaglio
Tra i look più belli del pattinaggio artistico in coppia, la combo di abiti flamenco-inspired indossata da Barbara Fusar Poli e Maurizio Margaglio per la danza a Salt Lake City nel 2002 resta una di quelle meglio riuscite. La coppia italiana avrebbe poi vinto un bronzo nel free dance (però con altri costumi).
2014 Carolina Kostner
A Sochi 2014, Carolina Kostner porta l’impalpabilità del sogno olimpico italiano sul terzo gradino del podio nel pattinaggio di figura, con due look opposti e complementari: celestiale e lievissimo il primo, con oltre 10mila cristalli Swarowski a sottolineare la profonda scollatura, e un total black accollato altrettanto luccicante. Magistrali.
2018 Yuzuru Hanyu
Eleganza ed espressività sul ghiaccio, tra i migliori interpreti della disciplina, il giapponese Huzuru Hanyu ha cambiato per sempre il pattinaggio di figura maschile. Anche con i look: ha spesso scelto di omaggiare la propria cultura, in collaborazione con lo stilista Ito Satomi (che oggi, tra gli altri, firma i costumi di Ilia Malinin).
2022 Katharina Muller e Tim Dieck
Trasporre sul ghiaccio uno dei film cult dell’anno? Check: a Pechino 2022 i pattinatori tedeschi Katharina Muller e Tim Dieck si trasformarono in Harley Quinn e Joker per uno dei look più pop di sempre. Non andarono a medaglia, ma nello stile vinsero di sicuro.
2026: Lilah Fear e Lewis Gibson
Rappresentanti del team GB a Milano Cortina 2026, Lilah Fear e Lewis Gibson hanno toccato il cuore pop di tutti: la citazione delle Spice Girls col costume Union Jack indossato da Fear e il top leopardato di Gibson nel rhythm, e l’omaggio alle radici scozzesi di lui con il tartan rosso e nero nel free dance, sono stati irresistibili.
2026 Madison Chock e Evan Bates
Un programma ispirato dai toreri e costumi mozzafiato ricchi di dettagli a favor di coreografia, disegnati dalla stessa pattinatrice: obbligatoria la menzione per Madison Chock e Evan Bates, argento a Milano Cortina 2026.