Come funziona il MET, l’allenamento mentale di Federica Brignone
La Repubblica

Come funziona il MET, l’allenamento mentale di Federica Brignone

repubblicawww@repubblica.it (Redazione Repubblica.it)
Giovedì 12 febbraio 2026
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L’oro alle Olimpiadi ha consacrato il ritorno dell'atleta azzurra: a riportala al top, forza fisica ed equilibrio interiore, grazie al “Mental Economy Training”

Per un atleta, che sia agonista o meno, allenare il corpo non è mai semplice. A volte, però, è la mente a richiedere lo sforzo maggiore perché servono concentrazione, resilienza e la capacità di restare nel presente anche quando tutto intorno invita a distrarsi. In questa situazione perfino i dettagli più piccoli possono fare la differenza. È qui che entra in gioco il Mental Economy Training, un approccio che insegna all’atleta a gestire energie, attenzione e stress in modo strategico e personalizzato, massimizzando la performance.

Non è un caso quindi che la sciatrice azzurra Federica Brignone si affidi al MET per la preparazione mentale. Tornata competitiva dopo il gravissimo incidente dello scorso aprile che le aveva provocato fratture plurime a tibia e fibula e una lesione al crociato sinistro, la campionessa ha siglato un’impresa epica nel SuperG alle Olimpiadi Milano Cortina 2026, conquistando l’oro e scrivendo una pagina indimenticabile dello sport.

Il Mental Economy Training in breve

Nato dalle ricerche di Riccardo Ceccarelli, medico sportivo e fondatore di Formula Medicine, il Mental Economy Training è un metodo di allenamento mentale che migliora l’efficienza del cervello, permettendo alte prestazioni con uno sforzo ridotto. Il principio è semplice. Più la mente conserva energia, più diventa lucida, stabile e capace di gestire stress, emozioni e pressione. Il percorso MET combina strumenti tecnologici e protocolli scientifici per monitorare in tempo reale attenzione, stress e consumo di energia mentale, valutando come la mente reagisce in diverse situazioni. A questo si affiancano allenamenti su attenzione, meditazione, gestione dello stress e delle emozioni, che sviluppano capacità di restare “qui, ora”. Il metodo include anche esercizi per potenziare rapidità mentale, capacità decisionali e abilità strategiche, competenze fondamentali anche nella vita quotidiana.

MET vs approcci tradizionali

Ciò che rende unico il MET rispetto agli approcci tradizionali è l’uso sistematico dei dati e un approccio basato su fatti concreti. “Si parte da un’idea semplice, ma non sempre così scontata, ovvero misurare ciò che accade. L’atleta non si limita a raccontare come si sente o come affronta la performance, ma ha un riscontro pratico, oggettivo e visivo di cosa succede durante l’allenamento. Questo rende il percorso più concreto e mirato. Sentiamo continuamente parlare di allenamento fisco, ma c’è un momento in cui, nonostante il lavoro, qualcosa sembra non tornare. “Molti atleti si avvicinano al MET proprio in quella fase, quando si sentono stanchi, si confrontano con i compagni e hanno la sensazione che manchi un tassello per fare il salto di qualità. Quando il livello fisico è già molto alto, ma quella sensazione persiste, allora nasce una domanda diversa. E se la variabile decisiva non fosse più il corpo, ma la mente? È una consapevolezza che emerge soprattutto nei più giovani, quando la distanza tra ciò che riescono a fare in allenamento e ciò che esprimono in gara diventa evidente. Ed è proprio in quello spazio, tra potenziale e prestazione, che entra in gioco l’allenamento mentale”, affermano gli esperti del team FormulaMedicine.

Allenare la gestione delle risorse mentali

Il MET si basa su un elemento fondamentale, la consapevolezza. “I dati e i numeri non sono un fine, ma uno strumento per aiutare l’atleta a comprendere meglio sé stesso. Attraverso simulazioni di performance, l’atleta può osservare come il corpo e la mente reagiscono sotto pressione. È da lì che comincia il lavoro, imparando a conoscere il proprio modo di affrontare la prestazione e a riconoscere schemi, punti di forza e aree di difficoltà. Su questa base si costruisce un percorso personalizzato, fatto di tecniche ed esercizi mirati per gestire i momenti critici. Il Mental Economy Training è un allenamento mentale che richiede tempo e pazienza, e che non si esaurisce in palestra. L’obiettivo è trasferirlo all’esterno, fino a renderlo qualcosa di naturale, ma concreto, che emergere sul campo, nel momento che conta davvero”, proseguono gli psicologi MET.

Il potere del presente e il coraggio di cambiare

L’abitudine mentale più immediata che insegna il MET è restare nel presente. “Una pratica tanto semplice quanto potente, che consiste nel creare una sorta di “bolla” mentale per restare concentrati su ciò che si sta facendo in quel momento. A lungo termine, invece, la vera forza sta nel continuare a farsi domande, affrontando anche i propri momenti di debolezza per trasformarli in uno stimolo di crescita. Proprio questo processo permette di superare uno degli errori più comuni, pensare di essere immutabili, cadendo nel “Io sono fatto così”. È una questione di responsabilità. Lo switch avviene davvero quando l’atleta comincia a guardare sé stesso, mettendosi in discussione anche dal punto di vista mentale, con l’obiettivo di migliorarsi continuamente”, concludono gli esperti.

Non solo allenamento mentale

Quando si tratta di competizioni ad alto livello (e non solo) perfino i dettagli più piccoli possono fare la differenza. Immaginiamo di essere immersi in un esercizio di visualizzazione o di correre, ma di sentire freddo o fastidio dal sudore. Indossare un equipaggiamento studiato per supportare il corpo, permette di restare concentrati sull’obiettivo, senza distrazioni. “L’abbigliamento tecnico non è solo comfort, è un vero e proprio attrezzo sportivo. Filati come la lana, integrati nella collezione sportiva Breath Thermo Merino Wool di Mizuno, aiutano l’atleta a mantenere una termoregolazione costante, a restare asciutto e quindi a non distrarsi dal freddo. In questo modo, il corpo è libero, i muscoli meno stressati e la mente può focalizzarsi sull’allenamento, migliorando la prestazione finale”, spiega Francesco Magri, Managing Director Woolmark Italy. Quando il corpo è “protetto” da distrazioni, la mente può davvero concentrarsi sulle proprie capacità. È a questo punto che può entrare in gioco il Mental Economy Training, che permette di gestire energie, attenzione e stress in modo strategico e personalizzato, massimizzando la performance.

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