Tom Cruise: “Ho sempre avuto uno smoking blu scuro. Me lo consigliò Giorgio Armani”
Da bambino si sentiva a casa davanti al poster di un aereo da caccia, oggi ama cucinare i biscotti. In sala nel nuovo film di Iñárritu, Tom Cruise racconta che cosa ha imparato da quel padre “prepotente e codardo” e dalla determinazione di sua madre. Il futuro? “Continuare a girare film almeno fino a quando non avrò l’età di Harrison Ford!”
Mentre anche dei più grandi attori hollywoodiani si conosce sempre uno stipendio, un cachet fisso, una cifra d’ingaggio, per lui non esistono regole, così come non esistono documenti pubblici relativi a quanto Tom Cruise guadagni per un film. Nessun bilancio certificato, nessuna divulgazione del suo fatturato. Ogni cifra è una stima basata su accordi segreti, calcoli sugli incassi al botteghino. Eppure a sentire gli addetti ai lavori sono la sua onestà, la generosità e la grande dedizione al proprio lavoro che lo rendono la leggenda che è.
Nominato ben 4 volte all’Oscar – Nato il 4 di Luglio, Jerry Maguire, Magnolia e Top Gun: Maverick –, poi vincitore di quello alla carriera (nel 2025), ora interpreta Digger Rockwell, l’uomo più potente del mondo, ormai anziano, e magnate del petrolio, in una missione disperata per dimostrare a tutti di essere il salvatore dell’umanità prima che una catastrofe ecologica da lui stesso provocata distrugga ogni cosa. Il film, Digger è diretto dal due volte premio Oscar Alejandro González Iñárritu (Birdman e Revenant).
Tom Cruise in Top Gun di Tony Scott (1986). foto getty images Rain Man di Barry Levinson, con Dustin Hoffman (1988).È stata una sua idea lavorare con Iñárritu?
“No, mi ha chiamato lui, ma parlavamo di lavorare insieme da tantissimo. Mi ci sono voluti 40 anni per diventare questo personaggio. Non avevo mai fatto nulla che si avvicinasse minimamente a questo ruolo. Digger è assurdo, pericoloso, ma ha un lato comico: in fondo la fonte della grande commedia è la tragedia. Non ho mai preparato un personaggio con questo livello di precisione. Ogni fotogramma, ogni obiettivo, ogni colore, ogni costume, ogni volto, ogni contesto, ogni oggetto, ogni simbolo, è studiato e analizzato, nulla è casuale. Abbiamo girato in VistaVision, perché questo film merita tutta la grandezza possibile”.
L’uso di questa tecnologia ha cambiato il suo ruolo di attore?
“No. È un formato con colori straordinari, lo usavano già John Ford e Hitchcock. Ho vissuto tante esperienze grazie al cinema, mi sono trovato all’inizio dell’era digitale quando ho girato Collateral con Michael Mann, poi sono tornato alla pellicola con Edge of Tomorrow, per cui avevamo dovuto aprire dei vecchi laboratori fotografici per svilupparlo e realizzare le lenti di cui avevamo bisogno. Il digitale è stato molto utile in Mission: Impossible o Top Gun per realizzare lunghe riprese, ma anche ottenere profondità quando giravamo di notte. Ma VistaVision è un altro mondo. Si parla sempre di quanto sia ricco il nero e di quante sfumature abbiamo nella profondità di campo con i neri, e il VistaVision ha proprio questo. Quando la gente guarda le vecchie foto di Hollywood, pensa sempre che indossassero smoking neri, ma quei completi erano blu scuro. Ecco perché ho sempre avuto uno smoking blu scuro e sa chi me lo consigliò?”.
Ci dica.
“Giorgio Armani, diceva che si fotografa decisamente meglio”.
Cosa riconosce di se stesso quando interpreta un personaggio irriconoscibile?
“È sempre un processo creativo, mentre lavoro scopro ed esploro. Qui c’è un’enorme quantità di preparazione, ma quando si vede il film, tutta questa precisione è nascosta, non si nota nulla del lavoro che c’è dietro. Alejandro in questo è un maestro, mi ha immerso in un mondo cinematografico autentico, un cinema di dettagli, senza che si vedano i meccanismi. Ho cercato di arrivare a un punto in cui potessi suonare come un jazzista”.
Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick (1999). Il colore dei soldi di Martin Scorsese (1986). webphotoHa interpretato tantissimi personaggi. Chi le assomiglia davvero?
“Nessuno è come me! (ride). Quando penso ai miei film, L’ultimo samurai incarna perfettamente ciò che credo sia un uomo. È il viaggio di una persona che impara a non essere solo un corpo, ma un essere spirituale, e scopre il significato dell’integrità e dell’onore, ritrovandoli nella vita. Digger non mi assomiglia per niente. Quando creo dei personaggi, cerco umorismo, drammaticità, fisicità, sia che si tratti di Les Grossman in Tropic Thunder o Joel Goodson in Risky Business, mi chiedo sempre: “Come faccio a trasmettere lo spirito di questi personaggi?””.
Un mostro sacro come Cruise ha un attore che considera un modello di riferimento?
“Il mio primo eroe da bambino era Muhammad Ali, perché usava la sua fama per difendere i propri principi morali e lottare per i diritti civili. Come attori: Paul Newman, Dustin Hoffman e Gene Hackman, con cui sono cresciuto e mi hanno ispirato. Anni dopo ho avuto modo di incontrarli tutti. Adoravo i film di Clint Eastwood. Ho passato gran parte della mia adolescenza a convincere le persone a portarmi a vedere le sue pellicole vietate ai minori”.
Il suo film preferito?
“Non ce n’è uno in particolare, è l’esperienza stessa. Quando si spengono le luci, vengo trasportato in un viaggio verso luoghi che non sapevo esistessero o che vorrei fossero reali. Vado ancora al cinema e preferisco quando la sala è piena. È un’avventura da vivere in compagnia”.
Minority Report di Steven Spielberg (2002). Collateral di Michael Mann (2004). webphotoCome attore, ha ancora obiettivi da raggiungere?
“Quello che cerco è di non pormi limiti. È importante, come artista, trovare la propria voce e ritrovarla in un personaggio. Il compito dell’artista è creare, bisogna continuare a farlo, senza fermarsi davanti alle critiche”.
Tom Cruis bada ancora alle critiche?
“Eh, a volte possono essere spietate”.
Per esempio ha lavorato con Kubrick, Zeffirelli, Spielberg, Scorsese, eppure molti lo considerano un attore di film commerciali. È una cosa che la infastidisce?
“Assolutamente no. Ciò che conta per me è realizzare i film che vorrei vedere. Il resto non ha importanza. So di poter lavorare, e non sto parlando solo della recitazione. So di essere una persona in grado di badare a se stessa, faccio quello che voglio fare e vivo la mia vita nel modo che ritengo migliore”.
Una cosa che non sanno di lei?
“Adoro fare i biscotti. Mi piace cucinare. Non sono uno chef ma me la cavo. Quando ho lavorato con Sydney Pollack ne Il socio, mi ha insegnato molte ricette. Sydney aveva un’enorme passione per il cibo e l’aviazione, proprio come me”.
un frame da Digger di Alejandro González Iñárritu, dove Tom Cruise è protagonista. Nei cinema italiani dal 1° ottobre. foto Legendary Pictures / Warner Bros
Com’è nata la passione per il volo?
“Da bambino. Sono cresciuto in condizioni economiche precarie, la mia famiglia si muoveva spesso, ma quando appendevo il poster del P-51 Mustang, un caccia della Seconda guerra mondiale, mi sentivo a casa. Ora ne possiedo uno, sono un pilota abilitato al volo strumentale su velivoli plurimotore e con competenze di pilotaggio di elicotteri”.
Qualcuno da cui ha imparato tanto?
“Mia madre. Si è costruita la vita partendo dal nulla. Mio padre era un prepotente e codardo, il tipo di persona che se ti vede per terra ti prende a calci. È stata mia madre a salvarci da una condizione difficile, per mantenerci faceva tre lavori. Da lei ho imparato che le persone possono diventare chi vogliono, che non siamo definiti da quello che gli altri dicono che dovresti essere. Da mio padre ho imparato a stare attento a fidarmi. Era uno che faceva del male alle persone, mi ha insegnato quindi che non tutti ti vogliono bene per davvero”.
Che cosa pensa sia la felicità?
“La capacità di affrontare e risolvere i problemi. Non si deve mai avere paura delle avversità, ma vedere la vita in tutto il suo splendore”.
Ci saranno altri Mission: Impossible?
“Spero di continuare a girare film della serie almeno fino a quando avrò l’età di Harrison Ford. È una leggenda, un mito, ma ho ancora vent’anni per raggiungerlo”.
PROFILO Oscar alla carriera nel 2025, nel corso dei suoi 45 anni come star del cinema più famosa al mondo Tom Cruise (1962) ha lavorato con registi leggendari, tra cui Kubrick, Scorsese, Spielberg. Cresciuto con educazione cattolica e in povertà, i suoi hanno divorziato quando aveva 11 anni. È noto anche per la sua adesione a Scientology. È il protagonista di Digger, ultimo film di Alejandro González Iñárritu (nelle sale italiane dal 1° ottobre).