Chi è Dario Vitale, il nuovo direttore creativo di Emporio Armani
Cresciuto negli uffici stile di Miu Miu, lavorando fianco a fianco con Miuccia Prada per 15 anni, ha esordito come direttore creativo per Versace nel 2025. Ora sarà il primo designer esterno al gruppo Armani a raccogliere l’eredità di Re Giorgio
Salernitano, 43 anni, Dario Vitale nell’ultimo anno si è guadagnato, forse anche suo malgrado, il titolo di designer più discusso, e in ultima analisi ricercato del fashion system. Da sempre innamorato della moda, tanto da chiedere ai suoi genitori di essere accompagnato a Milano nel 1997 per assistere ai funerali di Gianni Versace (un dettaglio che tornerà nella sua vita più avanti), si diploma all’Istituto Marangoni nel 2006, e inizia a lavorare da Dsquared2 prima e da Bottega Veneta poi. Ma la vera, grande occasione arriva nel 2010, quando viene “arruolato” dal Gruppo Prada per disegnare da Miu Miu.
Per i quindici anni successivi lavora fianco a fianco con Miuccia Prada, scalando la gerarchia del marchio e diventandone design director. Vitale è uno di quei professionisti che lavorano dietro le quinte, non popolare nel senso letterale del termine, ma molto ben conosciuto e stimato dagli addetti ai lavori. Per questo, quando al termine delle sfilate donna per l’autunno/inverno 2025, ai primi di marzo, Versace annuncia la sua nomina a direttore creativo del marchio al posto di Donatella Versace – che rimane come ambassador del brand –, la reazione del settore è decisamente positiva: Vitale ha dimostrato di sapere quello che fa, è talentuoso, conosce il mercato. In più si dice che il Gruppo Prada sia vicino all’acquisizione del marchio fondato da Gianni: probabile che il suo arrivo sia una sorta di “anteprima”. A maggio viene confermata l’operazione, che vede Lorenzo Bertelli (figlio maggiore di Miuccia Prada e Patrizio Bertelli) al timone.
Nel settembre 2025 arriva finalmente il suo tanto atteso esordio. L’evento viene tenuto segreto fino alla fine, e si rivela lo show più forte e più discusso della fashion week milanese: un défilé per pochissimi alla Pinacoteca Ambrosiana “arredata” come se fosse un appartamento milanese rétro. Lo stilista intelligentemente evita di citare troppo le collezioni più celebri di Gianni, puntando invece su quelle dei suoi esordi tra gli anni Settanta e gli Ottanta; dopo, parlando con i giornalisti, spiega di averlo fatto prima di tutto per una questione di rispetto nei confronti del fondatore,e anche per trovare il suo linguaggio. Il risultato è carnale, vero, desiderabile e nuovo: in passerella si vedono un sacco di pezzi e accessori giusti, e commercialmente intelligenti. I social media si riempiono di commenti sulla collezione, un ottimo segno.
Ma presto iniziano le voci sul suo futuro: si dice che da Prada non amino l’idea di un direttore creativo proveniente da Miu Miu, e che dunque ha una visione vicina a quella del brand, visto che l’obiettivo è differenziare il più possibile le diverse collezioni. Quelle che sono voci diventano realtà alla fine di novembre, quando il Gruppo entra ufficialmente in possesso di Versace: 3 giorni dopo la loro entrata, Vitale esce. Ma sei mesi e un solo show sono bastati a portarlo alla ribalta internazionale, rendendolo uno dei “nomi nuovi” più citati e, a questo punto invocati, nel gioco di sedie musicali che ha coinvolto tanti creativi negli ultimi mesi.
Di recente le voci sul suo futuro si erano fatte sempre più forti: si parlava di un’offerta da parte di Kering, anche se non era chiaro dove, ma poi il Gruppo Armani è emerso con sempre più sicurezza. Ora, la conferma ufficiale: Vitale guiderà Emporio Armani, la linea più giovane dell’azienda, diventandone così il primo direttore creativo esterno, e affiancando Leo Dell’Orco, che guida il menswear, e Silvana Armani, che disegna womenswear e alta moda. Va anche notato come siano stati loro a sceglierlo. Davvero un dream team.