La Parigi di Armani e Leo Dell’Orco: “Le nostre case vicine e i tesori scovati nei mercatini”
A un anno dalla scomparsa di Giorgio Armani, lo storico braccio destro e partner dello stilista apre per “door” le porte del suo appartamento in mezzo alla Senna: “Con lui ho imparato ad amare la città”
Se è vero che le case raccontano molto dei loro proprietari attraverso l’atmosfera, l’uso di spazi e colori, la disposizione di mobili e oggetti, dice parecchio anche l’uso che se ne fa, di quegli ambienti. La prima cosa evidente dell’appartamento parigino di Leo Dell’Orco, per decenni braccio destro e partner di Giorgio Armani e oggi suo successore come presidente del Gruppo e della Fondazione, nonché direttore creativo delle collezioni menswear, è che questa è una casa da vivere. Non è pensata per ostentare o dimostrare alcunché. “È vissuta, e come tutti gli spazi vissuti non è sempre perfetta”, riflette lui. “E mi piace che sia così”. È orgoglioso quando ne parla: forse perché l’ha cercata a lungo. “Sognavo un posto fuori Milano dove staccare e ricaricarmi, ma non in una località di villeggiatura: c’è già la villa di Forte dei Marmi, quella di Giorgio. All’inizio avevo pensato a Londra, ma non è una città che mi appartiene, e la Brexit ha complicato tutto. Con Giorgio venivamo a Parigi con regolarità per l’alta moda, e questo nel tempo me l’ha fatta sentire sempre più vicina. Allora un giorno ho chiesto al direttore della boutique di darmi una mano: con un agente ho iniziato a vedere qualche proprietà, nessuna mi convinceva. Finché, quasi per caso, mi ha accennato a un appartamento di 180 metri quadrati sull’Île Saint-Louis, nel mezzo della Senna”.
Dell’Orco ha disposto molte opere a terra, come nel caso di questa scultura in bronzo e della Tour Eiffel in legno, simile a un puzzle in 3D. foto di Christophe Coënon per door
Capisce subito di doverla vedere, come se fosse destinata a lui. “La prima volta che sono entrato erano le due e mezzo di pomeriggio, il sole riflesso sull’acqua inondava le stanze di luce: uno spettacolo incredibile che mi incanta ancora oggi, passo ore sul divano in soggiorno ad ammirare i raggi. Al centro della sala poi c’era un’enorme voliera con dentro un pappagallo bianco dalla coda rossa. Per me è stato un segno: in pochi giorni ho chiuso il contratto e iniziato i lavori”. Sono passati 12 anni da quella decisione presa d’impulso; non se ne è mai pentito.
Il soggiorno, grande 70 metri quadrati, con tavolino Oreste e divano Canaletto Armani/Casa. foto di Christophe Coënon per door
Ma per un Dell’Orco convinto, c’era un Armani perplesso. “Giorgio diceva che era umida, così nel fiume. Anche per questo ho scelto di fargliela vedere solo una volta terminata: a quel punto mi ha dato ragione”, ride. “Fatto sta che, non appena ho deciso di prendere casa a Parigi, anche lui ne ha voluta una. Alla fine ha scelto Saint-Germain-des-Prés, in cima al palazzo dove si trova la boutique. Sono vicine: io affaccio sulla Rive Gauche, verso il suo appartamento, da portone a portone ci vorranno sì e no 20 minuti a piedi. Ma sono due mondi molto diversi: lui era in una delle zone più istituzionali e nobili di Parigi, mentre io sono nei pressi del Marais, pieno di ristoranti, negozi ed eventi. È il quartiere che preferisco, non ci vivo perché è tutto vicoli, e ho già dato in quel senso. Volevo aria, spazio”. Dell’Orco si riferisce alla prima residenza acquistata a Milano: era giovane, lavorava già con Armani. “In via Sant’Andrea: era uno studio medico, sotto c’era una tintoria. Mi piaceva, ma ha presente la strada? È strettissima: sentivo tutto, mi sembrava di avere le auto in camera. Non volevo più quel chiasso”. Perché la casa, per lui, è prima di tutto un rifugio. “Una di quelle in cui vivo a Milano, in via Serbelloni, un tempo era lo showroom di Armani/Casa, pensi la coincidenza. Inizialmente Giorgio l’aveva comprata per la sorella Rosanna e suo figlio Andrea, ma era un piano rialzato, e non la convinceva. A me invece piace tanto: è uno spazio quieto, una bolla pacifica”.
Ancora in salotto, con poltrone Art Déco anni Trenta. foto di Christophe Coënon per door
L’idea di intimità è il principio che ha guidato anche la ristrutturazione a Parigi. “Il fulcro è il soggiorno di 70 metri quadrati, con i soffitti decorati di stucchi e tante sedute: è fatto per ricevere gli amici, per godermi gli spazi con loro. L’ospitalità per me è una priorità: non sono geloso, la presto volentieri anche quando non ci sono”. Un corridoio, che corre per tutta la lunghezza dell’appartamento, porta alle camere da letto e alla cucina. “Un altro ambiente su cui abbiamo lavorato tanto, il secondo cuore della casa. Alla fine i lavori sono durati sei mesi, anche se in realtà non c’era così tanto da fare. Ci tenevo però che fosse come me l’ero immaginata”.
La vista sulla Senna e i palazzi dell’isola dalla Rive Gauche. foto di Christophe Coënon per door
Viene spontaneo notare come sì, questa sia un’abitazione viva e personale, ma anche decisamente “armaniana”. I pezzi creati dal brand sono ovunque, come pure quel senso di simmetria e pulizia legato allo stile del marchio. Avendo lavorato tutta una vita accanto allo stilista, è naturale che Dell’Orco sia vicino anche alla sua sensibilità per il design. “Di Giorgio condivido l’idea che un arredo debba essere funzionale, la voglia di eleganza e semplicità. Ma lui è sempre stato molto più rigoroso di me. Se nota, io ho riempito la casa di quadri e foto, il corridoio è zeppo di opere incorniciate appoggiate a terra: mi piace questo affollamento, lui non lo avrebbe mai permesso. L’affinità tra noi è evidente. Ma lo è anche la mia energia”. Nonostante l’appartamento sia completo, Dell’Orco non smette mai di cercare. “Mi piace aggiungere qualche oggetto ogni tanto, a prescindere dal loro valore. Uno dei miei preferiti è la statuina di un gorilla sulla mia scrivania: l’ho presa a pochi euro al Mercato delle pulci di Saint-Ouen. Era una delle cose che adoravamo fare Giorgio e io: ogni volta che venivamo a Parigi finivamo sempre per farci una capatina, a caccia di tesori”. Per fortuna, aggiunge, puntavano cose diverse, quindi non c’era rischio di litigare. L’ultimo pensiero è per il bellissimo pappagallo bianco e rosso che, in quel primo pomeriggio di 12 anni fa, lo ha convinto a comprare l’appartamento: ha tenuto lui, o la voliera? “Purtroppo no. Ma sa una cosa? Nell’abitazione di Giorgio in via Borgonuovo, assieme ai nostri gatti e a un merlo, ora c’è anche un pappagallo. Era davvero destino”.
Collezione di oggetti che Leo Dell’Orco ha trovato nei suoi viaggi in giro per il mondo e nei mercatini delle pulci di Parigi. foto di Christophe Coënon per door