La comunità ebraica contro Galliano e il Met: lo stilista rinuncia alla mostra in suo onore
La Repubblica

La comunità ebraica contro Galliano e il Met: lo stilista rinuncia alla mostra in suo onore

repubblicawww@repubblica.it (Redazione Repubblica.it)
Lunedì 31 agosto 2026
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Due giorni fa il “New York Times” ha pubblicato un reportage sulle critiche sempre più frequenti da parte di molti dei mecenati del Metropolitan Museum, fino alla dichiarazione di Julie Menin, speaker del City Council di New York nonché tra gli ebrei più in vista della città, che ha definito la mostra “un errore” in una lettera inviata giovedì al direttore del Met Max Hollein, al curatore del Costume Institute Andrew Bolton e ad Anna Wintour

“Sono molto grato al Met Gala per avermi concesso l’onore di una mostra sul mio lavoro. Il fatto che il mio viaggio creativo sia stato preso in considerazione da una delle istituzioni che più ammiro è per me straordinario. (…) Ma dopo una lunga riflessione e molte discussioni con tutte le persone coinvolte ho deciso, con molta tristezza, che la cosa migliore per la mostra è che non avvenga ora”. Con queste parole, via Instagram, nel primo pomeriggio di lunedì John Galliano ha annunciato la sua decisione di rinunciare all’esposizione dedicata alla sua carriera che il Costume Institute del Metropolitan Museum di New York avrebbe allestito l’anno prossimo.

Le ragioni dietro la sua decisione sono note: la carriera dello stilista inglese, 65 anni, giustamente considerato tra i più grandi creativi della nostra epoca, aveva subito una brusca interruzione nel febbraio del 2011 quando l’allora direttore creativo di Dior, visibilmente ubriaco, era stato ripreso mentre urlava insulti razzisti e antisemiti in un bar di Parigi. Il video gli era costato il licenziamento in tronco; solo nel 2014, dopo un lungo percorso di riabilitazione e disintossicazione, lo stilista era tornato al lavoro come direttore creativo di Maison Margiela, ruolo mantenuto fino al dicembre 2024.

Galliano non si è mai tirato indietro rispetto ai suoi errori, parlandone apertamente anche in un documentario, High and Low, riconoscendo la gravità di quello che ha fatto e arrivando anche a cercare un confronto con diversi esponenti della comunità ebraica. Ma, se la moda lo ha accolto di nuovo – le sue sfilate per Margiela sono tra le più belle degli ultimi anni –, il resto del mondo non parrebbe così pronto al perdono. O perlomeno, non tanto dal vedergli dedicare un’intera mostra in una delle istituzioni della cultura statunitense. Perlomeno non ancora.

Tra i suoi più grandi supporter c’è sempre stata Anna Wintour, vero propulsore del Costume Institute. Tanto che molti sostengono che la mostra su Galliano fosse stata già programmata nel 2024, salvo un repentino cambio dell’ultimo minuto dopo la reazione non positiva di vari membri del consiglio del museo (alla fine l’esposizione era stata sulla conservazione museale degli abiti). Stavolta le cose parevano più scorrevoli: la mostra, intitolata John Galliano. Horizons, avrebbe affrontato tutta la carriera dello stilista, compresi i suoi momenti più bui; era stato annunciato che l’ok era arrivato solo dopo lunghe consultazioni con vari leader della comunità ebraica locale.

Eppure, non è andata così: le polemiche non si sono mai quietate, tanto che il New York Times due giorni fa ha pubblicato un reportage sulle critiche sempre più frequenti da parte di molti dei mecenati del museo, fino alla dichiarazione di Julie Menin, speaker del City Council di New York nonché tra gli ebrei più in vista della città, che ha definito la mostra “un errore” in una lettera inviata giovedì al direttore del Met Max Hollein, al curatore del Costume Institute Andrew Bolton e ad Anna Wintour. Ad aggiungere benzina sul fuoco anche la data dell’annuale Met Gala, il gran ballo di inaugurazione della mostra che come ogni anno ha luogo il primo lunedì di maggio, e che nel 2027 coinciderà con lo Yom HaShoah, la giornata di ricordo dell’Olocausto che inizia il 3 maggio e termina il 4. Troppo per proseguire, secondo Galliano. Da qui la sua decisione – a questo punto comprensibile –, di fare un passo indietro. Confermata la sua collaborazione con il colosso dell’abbigliamento Zara: la prima collezione è in uscita a ottobre. Resta ora da capire, da un lato, con cosa il museo lo sostituirà. E, dall’altro, se e quando lo stilista, che si dice sobrio da 15 anni, potrà affrancarsi da ciò che ha fatto.

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