Le divise olimpiche: promosse, bocciate e rimandate
Le uniformi delle nazionali in gara appassionano tanto quanto le competizioni. Ecco le nostre preferite, e quelle che non ci hanno del tutto convinto
Prima ancora delle gare olimpiche, dei possibili ospiti alla cerimonia di apertura e del toto-vincitori, c’è un argomento che sta dominando i social media in questi giorni: le divise delle nazionali. Chi veste chi, quali sono le più belle, quali le più improbabili, quali le più improponibili. Non è una novità: succede sempre che, a ogni Olimpiade, tutti improvvisamente si scoprano esperti di moda e sportswear, pronti a commentare gli accostamenti che i brand scelgono per le diverse squadre e a questionare su come cadano giacche e giacconi.
Eppure, quest’anno l’argomento è particolarmente sentito, complice la valanga di post a tema su Tiktok con cui gli atleti mostrano orgogliosi – alcune volte a ragione, altre meno, molto meno – i guardaroba forniti dagli sponsor tecnici. Come si diceva, alcune volte gli è andata bene, altre non così tanto.
Tra i migliori non si possono non inserire le divise italiane firmate EA7, la linea sportiva di Giorgio Armani. Prima di tutto perché siamo gli orgogliosi padroni di casa, e vedere il presidente Mattarella provarsi uno dei giacconi fa sorridere. Poi, perché sono belle, con il loro total white. Infine perché la loro presentazione ufficiale, lo scorso maggio, fu l’ultima uscita pubblica dello stilista, scomparso lo scorso 4 settembre. E questo, da modaioli quali siamo, conta.
Le tenute della Germania, di Adidas, sono esattamente quello che t’aspetteresti di vedere addosso a degli sportivi tedeschi. Mantelle impermeabili comprese. Soprattutto mantelle impermeabili comprese.
Dà dei gran punti a tutti il team Mongolia, le cui uniformi sono state realizzate da Goyol Cashmere, marchio locale di alta gamma. Sono stupende. Eleganti, per niente tecniche, ma pazienza. I social stanno impazzendo per loro, e a ragione. Peccato che tutto questo sforzo sia solo per 3 atleti (tanti sono quelli in gara per il Paese); di buono c’è però che i vari pezzi si possono acquistare sull’e-shop del brand. Le vestaglie-soprabito costano 666,02 euro. Sì, abbiamo già controllato.
Piacciono molto anche le divise di Haiti, disegnate dalla stilista italo-haitiana Stella Jean, che è riuscita a rispettare il tema sport invernali celebrando allo stesso tempo arte, colori e atmosfere dell’isola. Vero, la gonna a ruota imbottita è l’indumento meno donante della storia, ma è bellissima.
Ora, sarà che abbiamo dei preconcetti, ma vedere la nazionale svedese in tenute Uniqlo, un marchio smaccatamente giapponese, non ci pare giusto. A quando un look Ikea da montare da soli?
La Finlandia è vestita Luhta. E, onestamente, è la cosa più finlandese che potessero indossare. Saranno i colori. Missione compiuta, quindi.
Il team USA vola in cima alla classifica dei meglio vestiti. Facile, se hai Ralph Lauren che ti veste. Apprezzabilissima la scelta del montgomery con pullover a tema olimpico per la cerimonia di apertura, più country chic che da competizione. Appena finiti i giochi, tutti a monitorare le piattaforme di re-sale per beccarli.