Georgina Rodriguez: “Mi dicono grassa”. Ronaldo: “Normale”. Il corpo delle donne sempre sotto esame
La Repubblica

Georgina Rodriguez: “Mi dicono grassa”. Ronaldo: “Normale”. Il corpo delle donne sempre sotto esame

repubblicawww@repubblica.it (Redazione Repubblica.it)
Mercoledì 5 agosto 2026
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Troppo magra, troppo formosa, cambiata, invecchiata: per il corpo femminile sembra non esistere mai una versione ‘giusta’. I casi di Georgina e di Ariana Grande sono solo gli ultimi di una lunga serie: perché continuiamo a sentirci autorizzati a giudicare corpi che non ci appartengono?

“Ogni anno il mio corpo torna a essere una notizia”. Georgina Rodriguez riassume in una frase le dinamiche di un meccanismo che conosciamo fin troppo bene, ma che non riusciamo a interrompere. Una donna famosa pubblica una fotografia in cui si vede il suo corpo e, nel giro di poche ore, la conversazione si infiamma attorno alle sue forme, al suo peso, alla sua taglia. E siccome diamo per scontato che una celebrità debba avere le ‘spalle larghe’, non ci risparmiamo una critica, una cattiveria, un commento. Come dimostra lo sfogo social della compagna di Cristiano Ronaldo, invece, le parole e l’eterno chiacchiericcio attorno ai corpi delle donne hanno sempre e comunque un effetto. Su chi li riceve e sulla società.

Le immagini condivise sui social che la ritraggono in bikini durante le vacanze sono state commentate da centinaia di utenti che si sono concentrati sul suo presunto aumento di peso. Rodriguez ha scelto di rispondere con un lungo post su Instagram, riportando anche un consiglio ricevuto dal compagno. “Mi preoccupa che ora mi chiamino grassa, perché vivo della mia immagine”, scrive raccontando il suo dialogo con il calciatore. Che le avrebbe risposto: “Tu non vivi della tua immagine. Tu vivi di ciò che sei. Una donna perfetta. Bella, con un fisico fantastico, madre, una brava persona, di successo e che vive la vita con amore. Cos’altro vuoi? È normale che ti invidino”.

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Un post condiviso da Georgina Rodríguez (@georginagio)

Succede ogni estate, spiega. Appena indossa un bikini o un abito poco coprente, arriva la marea di commenti che decretano che il suo non è il corpo ‘giusto’. Eppure sarebbe superficiale ridurre tutto a semplice invidia: il suo caso non è certo isolato. Anzi, proprio in questo momento un’altra celebrità sta vivendo una pressione simile, probabilmente ancora più alta data la visibilità planetaria, anche se per ragioni opposte. Si tratta di Ariana Grande, che in questi giorni è al centro di un’ondata di commenti, articoli, reel, post social sul suo aspetto fisico. Al contrario di Georgina, lei sarebbe troppo magra. La cantante ha già affrontato in passato il tema dei commenti sul proprio aspetto, spiegando quanto possa essere doloroso per una persona vedere il proprio corpo analizzato da sconosciuti che non conoscono la sua storia, la sua salute o il momento che sta attraversando.

Due corpi diversi e lo stesso meccanismo. Ma gli esempi sono infiniti. Kate Winslet, Madonna, Emma Marrone, Laura Pausini: ingrassare, dimagrire, cambiare forma, non cambiare mai, nulla è concesso se non passando sotto le forche caudine del body shaming. Non sembra esistere una condizione fisica capace di mettere una donna al riparo dal giudizio. Il corpo femminile è continuamente sottoposto a un esame in cui i criteri vengono spostati di volta in volta.

Perché non smettiamo di commentare i corpi

Non è così strano che l’aspetto fisico di una celebrità venga commentato: “Il corpo è la prima informazione che riceviamo su una persona, e probabilmente è anche quella alla quale chiediamo più di quanto poi possa realmente dirci”, riflette Edoardo Mocini, medico dietologo e psicoterapeuta. “Da una forma, da un peso, da un modo di vestirsi noi deduciamo non solo la salute, ma la disciplina, la desiderabilità, la ricchezza, perfino l’affidabilità di qualcuno. Non credo che questo impulso sia inventato dai social network, gli esseri umani hanno sempre cercato indicatori attraverso cui stabilire chi fosse desiderabile, autorevole, ma anche fertile, sano, ricco”. Tuttavia, prosegue lo specialista, “Vivendo dentro una società che tende a premiare un certo tipo di aspetto rispetto a un altro, tendiamo a fare delle associazioni, e i corpi finiscono per assumere determinati significati, a venire premiati o puniti, in maniera più o meno intensa”.

“Nel caso delle persone famose poi, confondiamo la visibilità continua con la disponibilità continua al nostro commento. Dal momento che noi vediamo continuamente il loro corpo, ci sembra che sia implicitamente consegnato alla nostra possibilità di valutazione. Ma essere visibili non significa aver consentito ad essere esaminati. Il corpo degli altri ci riguarda per gli effetti che il suo aspetto può avere su un immaginario collettivo sicuramente, ma non per un criterio di appartenenza al mondo del giudizio o della valutazione possibile”.

Nel caso delle persone famose, confondiamo la visibilità continua con la disponibilità continua al nostro commento

I social hanno amplificato questo fenomeno in modo radicale. Se un tempo erano soprattutto riviste e programmi televisivi a trasformare l’aspetto fisico delle celebrità in materia di gossip, oggi il giudizio arriva direttamente sotto le fotografie delle persone interessate. Ogni immagine diventa una sorta di referendum sul gradimento, con utenti che confrontano foto vecchie e nuove, cercano cambiamenti, formulano ipotesi, attribuiscono significati. “Il problema è che non cerchiamo un corpo ‘giusto’ o ‘sbagliato’, ma manteniamo il diritto di valutarlo”, afferma Mocini. “Quindi se una donna è più grassa si è lasciata andare, se dimagrisce sta mandando un messaggio pericoloso, se è molto magra è malata, se è muscolosa è eccessiva, se invecchia è in modo naturale si trascura, se ricorre alla chirurgia è troppo artificiale. Insomma bisogna avere un corpo ‘corretto’, ma anche averlo ottenuto in un modo che riteniamo moralmente accettabile”.

E c’è un elemento ulteriore: molte critiche vengono presentate come preoccupazione. “Lo dico per la sua salute”. È una frase frequente nei commenti rivolti ad Ariana Grande o Selena Gomez, altro grande bersaglio di body shaming social. Ma esiste una differenza tra preoccuparsi sinceramente per qualcuno e sentirsi autorizzati a formulare giudizi osservando due foto online. “Non possiamo assolutamente sapere se una persona è in salute o no da un’immagine”, afferma il dottor Mocini. “Possiamo notare qualcosa, possiamo pure fare delle ipotesi, ma il problema nasce quando uno smette di pensare che sia un’ipotesi e pensa che sia una consapevolezza. Una fotografia mostra poco e in modo parziale, un corpo in un momento non mostra cosa mangia una persona, gli eventuali comportamenti, gli esami del sangue, parametri vitali, le patologie, la storia psicologica, e non ci mostra neanche il rapporto che quella persona ha con il cibo. Qualcuno può essere per esempio costituzionalmente molto magro senza avere nessun disturbo alimentare, può essere malnutrito e non apparire emaciato, può avere un disturbo di alimentazione grave senza essere sottopeso”.

Nonostante negli ultimi anni la sensibilità sul tema del body shaming sia cresciuta, le vicende di Georgina Rodriguez e di Ariana Grande mostrano quanto poco sia cambiato il meccanismo. Oggi sappiamo riconoscere e nominare il problema, ma continuiamo a vedere corpi femminili trasformati in argomenti di conversazione pubblica. “È ovvio che l’immagine di una celebrità ha un impatto sulla collettività; sarebbe ingenuo negare che la ripetizione di corpi molto simili contribuisce a costruire quello che poi noi consideriamo normale, e a costruire quei criteri che poi utilizziamo a nostra volta per definire chi è desiderabile e chi no, e anche per esprimere giudizi. Ma possiamo discutere di quali sono i corpi che vengono scelti, di pubblicità, di algoritmi senza concentrarci sulla singola donna scelta come esempio didattico. Possiamo criticare l’immaginario senza per questo andare a criticare la singola persona”.

“Nel caso di Ariana Grande ad esempio, noi non lo sappiamo se stia bene o no, ma non sappiamo neanche se sta male. Il limite probabilmente è di accettare che è noi possiamo essere anche preoccupati e contemporaneamente non essere autorizzati a intervenire o commentare. Quando facciamo delle riflessioni sarebbe opportuno che le facessimo in maniera estesa, collettiva e sociale, su quelli che sono i valori condivisi e non sulla singola persona, se ha mangiato troppo o troppo poco, perché lì le variabili in gioco sono troppe e molte delle quali personali”.

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