Dfp, Istat risponde al governo: “Autonomi e indipendenti. Su deficit serviva il 2,94%”
Il presidente Chelli in audizione sul Documento di Finanza Pubblica: “Nostro ruolo è di coordinamento seguendo regole Ue”
MILANO – Seconda giornata di audizioni sul Documento di Finanza Pubblica. In agenda gli interventi di Istat, Corte dei Conti, Banca d’Italia e Ufficio Parlamentare di Bilancio. Alle 19.30 chiuderà il ciclo il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Dal presidente dell’istituto di statistica Francesco Maria Chelli arriva una risposta indiretta dopo gli attacchi del governo della scorsa settimana, che ha ha ribadito il ruolo “autonomo e indipendente” dell’Istat. Le revisioni nelle stime sui conti – ha detto – "riflettono il naturale processo di affinamento delle stime"
10:14Corte dei Conti: su spesa netta Italia fuori da parametri Ue nel 2025
La Corte dei Conti accende il faro sull’indicatore chiave del nuovo Patto di stabilità: la spesa netta. Nel 2025 l’Italia ha già superato il sentiero concordato con Bruxelles, con una crescita dell’1,9% contro l’1,3% raccomandato. Lo scostamento finirà nel conto di controllo della Commissione, pur restando sotto la soglia di tolleranza. A pesare, ancora una volta, la «spesa inattesa da Superbonus». Nel 2026 il governo rientra nel binario, con una crescita dell’1,6%, ma solo temporaneamente: nel 2027 la spesa netta tornerebbe al 2,2%, sopra il limite dell’1,9%, e salirebbe al 2,5% nello scenario a politiche invariate (se il governo vuole rinnovare le sue politiche, lo dice anche Istat). Per questo la Corte chiede più trasparenza: il Dfp, avverte, offre dati troppo aggregati e arrotondati per ricostruire davvero le determinanti dell’indicatore. (Valentina Conte)
10:03Sforamento per colpa del Superbonus e regole statistiche europee
Il decimale che fa saltare l’uscita anticipata dalla procedura Ue resta dunque inchiodato al Superbonus, ma anche alle regole statistiche europee. Nell’audizione scritta Istat spiega che il deficit 2025 è migliorato di 905 milioni rispetto alla stima di marzo, senza però cambiare l’incidenza sul Pil: 3,1%. La differenza rispetto al 3% indicato a ottobre è dovuta soprattutto alle maggiori spese per i crediti d’imposta del Superbonus. Ma nella replica orale l’Istituto aggiunge un messaggio politico-istituzionale: quei conti non si possono piegare alla soglia. Devono reggere al vaglio di Eurostat. (Valentina Conte)
Istat, replica sul deficit: “Non bastava il 2,99%”
L’Istat respinge, con toni tecnici ma netti, la polemica sul decimale che ha tenuto l’Italia sopra il 3% di deficit. «Acquisire una fonte non significa necessariamente incorporarla poi nei conti», spiega il direttore del Dipartimento per la produzione dei dati economici, Stefano Menghinello: ogni informazione va valutata secondo le regole europee, perché l’Istituto deve garantire «armonizzazione e comparabilità» dei dati di finanza pubblica. Dopo il 31 marzo, aggiunge, la valutazione non è più solo nazionale ma «congiunta» con Eurostat. E il punto, dice, è anche evitare una «riserva sui conti», cioè un giudizio negativo di affidabilità da Bruxelles.
Ancora più esplicita la replica sulla soglia del 3%. «Si sono sentite parecchie cose e parecchi numeri», dice Giovanni Savio, direttore della contabilità nazionale. L’interpretazione di Bruxelles, ricostruisce, è quella dell’«eccesso del 3%»: non sarebbe bastato planare a 2,99. C’è «un’area di dubbio» tra 2,99 e 2,94, e solo quest’ultimo valore avrebbe potuto portare l’Italia fuori dalla procedura per deficit eccessivo. Inoltre, avverte Istat, il rapporto deficit/Pil è molto più sensibile al numeratore che al denominatore: per scendere sotto la soglia con una revisione del Pil sarebbe servito un aumento «molto ampio». (Valentina Conte)
09:22Chelli (Istat): “Siamo ente autonomo e indipendente”
Il processo di validazione dei Conti di finanza pubblica prodotti dall'Istat da parte delle istituzioni comunitarie "segue modalità e tempistiche dettate dai regolamenti europei". In particolare, la verifica dei Conti di finanza pubblica viene effettuata con cadenza semestrale (entro il 1° aprile e il 1° ottobre di ogni anno) "sotto il coordinamento tecnico di Eurostat. In questo contesto, l'Istat, pur mantenendo un ruolo autonomo e indipendente come responsabile ultimo della qualità dei dati prodotti, svolge anche una funzione di coordinamento e di sintesi tra le diverse istituzioni nazionali coinvolte, a vario titolo, nella produzione dei dati di finanza pubblica (come la Banca d'Italia e il Ministero dell'Economia e delle Finanze - MEF), assicurando la coerenza tra le varie fonti informative nazionali". Lo sottolinea il presidente dell'Istituto Francesco Maria Chelli, in audizione alla Camera sul Dfp.