Marco F.: “Ho tradito non per amore, né per noia, ma per fuggire da una quotidianità opprimente”
La Repubblica

Marco F.: “Ho tradito non per amore, né per noia, ma per fuggire da una quotidianità opprimente”

repubblicawww@repubblica.it (Redazione Repubblica.it)
Sabato 11 aprile 2026
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“Per mesi mi sono sentito schiacciato dalle responsabilità: problemi economici che non riuscivo a risolvere, genitori anziani di cui occuparmi, figli adolescenti che richiedevano attenzione costante. In quel periodo ho incontrato Claudia, diventata la mia amante, o piuttosto il mio rifugio; il noi era un ‘luogo’ in cui essere me stesso e tirare il fiato, senza dover fare o spiegare nulla”. A raccontarci la sua storia di infedeltà è Marco F., 45 anni, dirigente di azienda che vive a Milano. “Non c’era stata una passione travolgente, non c’era amore tra noi; semplicemente, lei rappresentava una fuga da una realtà che faticavo a gestire. A distanza di mesi, ho capito come questo tradimento sia stato un anestetico temporaneo per sopportare una vita quotidiana che mi stava schiacciando”.

Tutto inizia così

“Ci sono momenti nella vita in cui si vive in una calma piatta, altri in cui accade di tutto. Mia moglie Francesca stava affrontando un momento delicato su lavoro e aveva bisogno di me più che mai nella gestione della casa e dei nostri figli, e io non mi sono sottratto. Contemporaneamente, anche i miei genitori hanno iniziato a richiedere il mio aiuto sempre più spesso: sono figliounico e possono contare solo su di me. E a questo si è aggiunto il lavoro, che è sempre stato frenetico, ma in quel periodo non mi dava tregua. Poi sono arrivate anche delle speseimpreviste che hanno creato dei problemi economici notevoli. Ogni giorno sentivo di correre senza mai arrivare da nessuna parte. Le responsabilità sembravano accumularsi come massi sulle spalle. Non ero in crisi con mia moglie, tanto meno volevo mettere a repentaglio la mia famiglia e il mio matrimonio: mi sentivo però schiacciato da tutti questi impegni e responsabilità e dalla fatica di essere presente, perfetto, costante, di non deludere nessuno. Provavo un senso di soffocamento che cresceva ogni giorno di più. Non riuscivo più a trovare sollievo nei momenti che una volta mi davano gioia, come un film, una serata tra amici o una partita di calcio. Tutto era diventato meccanico, obbligatorio. E più provavo a ignorare il peso, più esso mi schiacciava.”

L’incontro con un’altra donna

“Tutto è iniziato come una chiacchiera innocente. Ho conosciuto Claudia, durante una riunione con un nuovo cliente e ci siamo trovati subito. Parlare con lei mi dava un senso di leggerezza e questo mi affascinava. Prima i nostri incontri sono stati solo professionali, poi un giorno mi ha proposto di pranzare insieme e io ho accettato, non ci vedevo nulla di male. Ma in realtà quel giorno ho capito che il nostro rapporto poteva prendere un’altra piega: le piacevo, era evidente. E anche io mi sentivo incredibilmente attratto da lei. Dopo due settimane siamo finiti a letto insieme ed è stata lei a mettere i puntini sulle “i”: era solo buon sesso e divertimento. A me stava più che bene, perché cercavo solo sollievo da tutto lo stress che stavo vivendo e sapere che a lei non dovevo spiegazioni mi rincuorava. Così i nostri appuntamenti sono diventati momenti di libertà, momenti in cui staccavo da tutto e tutti, sentendomi felice di essere solo me stesso, senza ruoli né aspettative da soddisfare. Con lei potevo ridere senza pensare a compiti, riunioni, scadenze. Con lei non c’erano richieste, nessun giudizio, nessuna aspettativa”.

Una scelta da prendere

“Con il tempo, la mia mente ha iniziato a fare i conti con quello che stavo facendo. Sentivo il senso di colpa crescere. Non volevo ferire nessuno, eppure lo stavo facendo. Ogni volta che tornavo a casa, mi si stringeva lo stomaco: guardavo i miei figli e mia moglie e sentivo il peso del tradimento. Alla fine, ho deciso di fermarmi e chiudere con Claudia, lei mi ha capito. Ho parlato con mia moglie, senza confessare l’infedeltà, cercando di spiegare quanto fosse difficile per me gestire tutto e di come mi sentissi schiacciato. Con lei ho ridisegnato le priorità: più momenti di svago, pause consapevoli, conversazioni sincere con gli amici, attività che mi permettessero di respirare senza scappare. Non posso dire di aver cancellato la colpa, ma ho imparato che il tradimento non era mai la soluzione, solo un segnale: ero arrivato al limite. L’esperienza con Claudia mi ha insegnato che anche quando tutto sembra troppo, esistono alternative più sane: chiedere aiuto, parlare, delegare, prendersi cura di sé. Questa relazione che vivevo come anestesia è stata istruttiva: mi ha aperto gli occhi su cosa significa vivere davvero con i propri limiti, senza scappare”.

La psicologa commenta la confessione di Marco

“Il tradimento di Marco si muove da più intenti e rappresenta una risposta evasiva per chi, come lui, fatica a sostenere i confini e a definire i propri limiti. Nella dipendenza dalla famiglia, che porta a dire sempre di sì, si entra in un’oppressione interna che allontana e porta a fuggire, idealizzando realtà esterne che si manifestano attraverso emozioni evasive e trasgressive. Per Marco, il tradimento diventa una fuga, un angolo di libertà temporanea da una vita opprimente. Tuttavia, questa scelta genera una profonda frattura interna, poiché fuggire non conduce a una maggiore autenticità né a un amore sincero per se stessi e per gli altri”, spiega la dott.ssa Anna Merolle, psicologa, psicoterapeuta ed esperta di dinamiche relazionali.

Marco decide di non rivelare alla moglie il suo tradimento dopo aver già preso la decisione di chiudere con Claudia. Questa scelta non deriva da un desiderio di sfuggire alla responsabilità, ma dalla consapevolezza che la confessione potrebbe essere solo uno scarico del senso di colpa, senza portare a un cambiamento reale. La pressione interiore generata dal tradimento si trasforma così in un’opportunità coraggiosa per affrontare ciò che non andava nel suo rapporto con la moglie. Invece di continuare a fuggire, Marco inizia a comunicare in modo più autentico, esplorando le sue difficoltà e cercando di ridefinire le priorità nella sua vita. Questa scelta di vulnerabilità diventa un passo cruciale verso la riconnessione con se stesso e con la sua famiglia. La storia di Marco ci insegna che affrontare le sfide e comunicare apertamente può portare a soluzioni più sane, piuttosto che rifugiarsi in comportamenti distruttivi che amplificano solo il dolore e il conflitto. La sua evoluzione dimostra come il coraggio di cambiare inizi dall’interno, senza più fuggire”.

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