“Erano ‘amiche del cuore’, ma a 15 anni mia figlia è diventata gelosa di Francesca”
La Repubblica

“Erano ‘amiche del cuore’, ma a 15 anni mia figlia è diventata gelosa di Francesca”

repubblicawww@repubblica.it (Redazione Repubblica.it)
Lunedì 13 aprile 2026
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Sono amiche sin da piccole, ma con l’adolescenza una è diventata possessiva e gelosa e la mamma – che ci scrive – è preoccupata delle sue reazioni. Il parere della psicologa: “un modo emotivamente immaturo di esprimere la sua paura”

“Fino a poco tempo fa Laura e Francesca erano inseparabili. Si conoscono dalle elementari, sono cresciute insieme, sempre l’una a casa dell’altra. Da quando hanno iniziato il liceo, però, qualcosa è cambiato: mia figlia Laura, che ora ha 15 anni, è diventata gelosa e il loro rapporto si è incrinato. Ho paura che questa situazione la faccia soffrire e che non riesca a gestirla”. A raccontare questa storia è Barbara L., 48 anni, che vive a Milano e lavora nella pubblica amministrazione. “Non mi aspettavo un cambiamento così improvviso e faccio fatica a capire come intervenire senza peggiorare le cose”.

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Amiche fin dall’infanzia

“Laura e Francesca sono sempre state molto legate. Ricordo pomeriggi interi passati a casa nostra a fare i compiti e poi a ridere sul divano, o le feste di compleanno organizzate insieme anno dopo anno. Per mia figlia Laura, che è più riservata, Francesca è sempre stata un punto di riferimento: più estroversa, più sicura, quella che la trascinava fuori, che le faceva conoscere persone nuove. Con l’inizio del liceo, Francesca ha allargato il suo giro di amicizie. È una cosa normale, lo capisco, e da quello che vedo non ha mai escluso Laura. Continuava a scriverle, a proporle di uscire, a coinvolgerla nei nuovi gruppi. Eppure qualcosa si è incrinato. Mia figlia ha iniziato a cambiare atteggiamento: commenti pungenti, musi lunghi quando Francesca parlava di altre amiche, una tensione che prima non c’era. All’inizio ho pensato fosse solo una fase, un normale assestamento. Ma dentro di me sentivo che non era così semplice: vedevo Laura tornare a casa silenziosa, chiudersi in camera e controllare continuamente il telefono, come se aspettasse un messaggio che non arrivava mai nel modo in cui sperava”.

Le scenate di gelosia

“La situazione è esplosa quando Laura ha iniziato a fare scenate di gelosia anche davanti agli altri. Una volta, durante un’uscita con il gruppo, mi hanno raccontato che ha risposto male a Francesca solo perché stava parlando con altre ragazze. Le altre si sono schierate con la sua amica e Laura ci è rimasta malissimo. Qualche giorno dopo mi ha chiamata la madre di Francesca. Ci conosciamo da anni, abbiamo sempre avuto un buon rapporto, e sentirla così in imbarazzo mi ha colpita. Mi ha detto con delicatezza che le ragazze stavano litigando spesso e che Francesca non capiva questo atteggiamento così possessivo. Mi sono sentita a disagio, quasi in colpa, come se non fossi riuscita a vedere in tempo il cambiamento di mia figlia. Ho provato a parlarne con Laura, ma ogni tentativo si è scontrato con un muro. Appena accenno all’argomento, cambia tono, si irrigidisce, mi dice che non capisco niente e che sono sempre dalla parte degli altri. Le ho chiesto cosa la fa stare così male, se ha paura di perdere l’amica, ma non riesco ad arrivare a lei. Si limita a chiudere la conversazione con frasi brevi o a rifugiarsi nel silenzio”.

Il timore di perderla e il bisogno di capire

“Quello che mi preoccupa di più non è solo il litigio con Francesca, ma vedere Laura così fragile in qualcosa che prima la faceva stare bene. Ho la sensazione che dietro questa gelosia ci sia una paura più profonda, forse il timore di non essere abbastanza, di essere sostituita, e non so come aiutarla a dare un nome a queste emozioni. Cerco di starle vicino senza essere invadente, di farle capire che può contare su di me, ma non è facile. A volte mi fermo davanti alla porta della sua camera, indecisa se bussare o lasciarle spazio, con il timore di sbagliare comunque. Vorrei aiutarla a non rovinare un’amicizia importante, ma anche a non vivere i rapporti con questa ansia e questo bisogno di controllo. Per questo ho deciso di scrivere alla redazione: vorrei un consiglio dalla psicologa, per capire come accompagnare mia figlia in questo momento. Il mio desiderio è che ritrovi serenità, che impari a vivere le amicizie con più fiducia e che non si senta mai “meno” degli altri, nemmeno quando le relazioni cambiano”.

Il parere della psicologa: “La gelosia di Laura non è capriccio”

“Quella che ci racconta Barbara è una storia che parla soprattutto del passaggio da un legame “fusionale” tipico dell’infanzia, a una relazione che deve imparare a tollerare la distanza, il cambiamento e la pluralità”, spiega la dott.ssa Maria Claudia Biscione, psicologa, psicoterapeuta e sessuologa.

“Laura e Francesca non erano semplicemente amiche. Erano, con ogni probabilità, una base sicura reciproca. Per Laura, in particolare, più riservata e meno spontaneamente espansiva, Francesca rappresentava una sorta di “ponte” verso il mondo, quella parte più sicura, più sociale, che lei sentiva forse di non avere completamente dentro di sé. In queste amicizie così precoci e intense, spesso si crea un equilibrio implicito. Una completa, l’altra si appoggia; una apre, l’altra segue. È un equilibrio che funziona finché il contesto resta stabile. Poi arriva l’adolescenza. E con il liceo, inevitabilmente, arriva il movimento. Francesca si espande, esplora, differenzia. Fa esattamente ciò che è fisiologico fare a quell’età, allargare il proprio mondo. Ma, quello che per lei è un’evoluzione naturale, per Laura può essere vissuto come una rottura interna. Non perché Francesca la stia davvero abbandonando, anzi, dal racconto sembra che continui a includerla, ma perché cambia la qualità del legame. Non è più “solo loro due”. E questo, per chi ha costruito la propria sicurezza dentro quell’esclusività, può essere destabilizzante. La gelosia di Laura allora non è capriccio, né semplice possessività. È un linguaggio emotivo ancora immaturo che comunica la paura di perdere il suo posto. La paura di non bastare più. La paura che, “senza di te, io non sappia più come stare nel mondo.” Le scenate, i commenti pungenti, il controllo del telefono, sono, dunque, tutti tentativi comprensibili di gestire l’angoscia della perdita. Il paradosso è che proprio questi comportamenti rischiano di produrre ciò che Laura teme di più: l’allontanamento. C’è poi un altro elemento importante su cui soffermarci: lo sguardo su di sé. Nell’adolescenza si costruisce, spesso in modo fragile, il senso del proprio valore. Se Francesca è sempre stata quella più sicura, è possibile che Laura si sia definita, anche inconsapevolmente, invece, come quella un po’ meno. Quando Francesca trova altri legami, Laura può vivere questo come una conferma dolorosa di non essere abbastanza speciale da essere scelta.

Ed è qui che il tema della gelosia si intreccia con quello dell’autostima.

Barbara, da madre attenta, coglie molto bene questo livello più profondo. Intuisce che non si tratta solo di un litigio, ma di una fragilità più ampia. Il “muro” che Laura alza non è, quindi, un rifiuto della madre, ma protezione. Parlare significherebbe esporsi e, forse, Laura non ha ancora le parole per dire ciò che sente senza sentirsi vulnerabile o giudicata. In questi casi, più che “entrare” direttamente nel problema, può essere utile creare un clima in cui le emozioni possano esistere senza essere subito analizzate o corrette. Magari una frase del tipo “mi sembra che tu stia soffrendo molto in questo periodo. Anche se non vuoi parlarne, io ci sono”, può essere un buon modo per legittimare l’emozione senza forzare la spiegazione. Allo stesso tempo, però, credo sia importante spronare Laura a fare esperienze altre, a coltivare piccoli spazi di autonomia, per rafforzare quella parte di sé che oggi sente fragile ed evitare il rischio che quell’amicizia diventi l’unico luogo in cui si gioca il suo valore. E seppur doloroso, è necessario anche che Laura impari che i legami possono cambiare senza per questo perdere significato. Che si può essere importanti anche senza essere esclusivi. Che l’affetto si misura nel quanto si resta in relazione anche mentre cresciamo. Barbara, dal canto suo, sta già facendo qualcosa di molto prezioso con la sua postura attenta, non giudicante e rispettosa dei tempi della figlia. Questo può diventare, nel tempo, il vero punto di appoggio per sua figlia, la consapevolezza che anche con la porta chiusa, dall’altra parte c’è qualcuno che non smette di esserci per lei”.

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