Raffaello, il rientro a casa
Dopo quasi quattro secoli la «Visitazione» del grande pittore — capolavoro, realizzato intorno al 1517 per la chiesa di San Silvestro e oggi conservato al Museo del Prado di Madrid — tornerà nella sua città d’origine, L’Aquila. Dove verrà esposto a partire dal 27 giugno.
05 March 2026
Raffaello, il rientro a casa
di STEFANO BUCCIIn primo piano va in scena la Visitazione, con la figura monumentale di sant’Elisabetta che incede verso Maria incinta. La prima è anziana e nella sua concitazione si legge tutta la sorpresa per la miracolosa gravidanzache l’ha riguardata in età così tarda. La scena è ambientata in un luminoso paesaggio, con il Battesimo di Cristo sullo sfondo, corredato da una sfolgorante apparizione del Creatore tra angeli, di michelangiolesca memoria, che ricorda da vicino la Visione di Ezechiele nella Galleria Palatina a Firenze, uno dei tesori prestati dai musei italiani per la mostra Raphael: Sublime Poetry al Met di New York (dal 29 marzo al 28 giugno).
Dopo quasi quattro secoli, la Visitazione di Raffaello Sanzio, un grande (200 centimetri per 145) olio su tavola trasportato su tela attualmente conservato al Prado di Madrid, tornerà dal 27 giugno nella sua città d’origine, L’Aquila, per la mostra, curata da Tom Henry e Federica Zalabra,allestita al Castello cinquecentesco (sede del MuNDA, il Museo nazionale d’Abruzzo) nell’ambito del programma di «L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026». Una mostra che di fatto proporrà un inedito confrontotra il capolavoro di Raffaello (eseguito intorno al 1517 per la chiesa di San Silvestro) e la Visitazione di Carmignano (1528-1530) del Pontormo (di proprietà della Diocesi di Pistoia), celebre anche per la versione contemporanea in forma di cortometraggio (The Greeting) realizzata da Bill Viola per la Biennale di Venezia del 1995 . Una mostra (La visitazione all’Aquila. Raffaello e Pontormo, questo il titolo) nata dalla collaborazione tra il Comune dell’Aquila, il Museo nazionale d’Abruzzo, il ministero della Cultura, l’Ambasciata di Spagna e la Diocesi di Pistoia.
L’opera (pagata 300 scudi) era giunta da Roma a L’Aquila a certificare lo straordinario innalzamento economico e sociale della famiglia Branconio. Un’iscrizione in lettere d’oro posta alla base del dipinto recita infatti in basso nella parte sinistra: Raphael Urbinas, F. e in quella destra Marinus Branconius, F, F ovvero Raffaello urbinate fece e Marino Branconio fece fare, anche se si dovrebbe leggere come Raffaello e aiuti (tra cui Giovan Francesco Penni e Giulio Romano) mentre per Marino Branconio si deve intendere Giovan Battista Branconio, il figlio di Marino, che aveva di persona chiesto e ottenuto da Raffaello la Visitazione. La scelta del soggetto è sicuramente legata a questioni di devozione familiare:la moglie di Marino Branconio si chiamava infatti Elisabetta e per questo aveva dato al figlio il nome Giovanni.
Giovanni Battista Branconio era un personaggio affermato e noto in tutta Roma, e il suo prestigio era legato all’attività di orafo e al favore di due papi, Giulio II e Leone X. Il profondo rapporto tra Giovanni Battista Branconio e Raffaello era testimoniato dal palazzo edificato a Roma, nel rione del Borgo, sulla via Alessandrina,nei pressi della basilica di San Pietro in Vaticano (poi distrutto nel 1660) dall’urbinate per l’amico a partire dal 1518 e dal ruolo di esecutore testamentario che l’aquilano, assieme al cardinale Datario, Baldassarre Turrini da Pescia, svolse per il Sanzio.
Nel 1655 l’opera (con il primo piano molto ravvicinato per dare maestosità alle figure, isolandole come statue e la scena del battesimo sullo sfondo) venne requisita da don García de Avellaneda y Haro, viceré di Napoli, che ne fece dono al sovrano Filippo IV di Spagna. Approdato alla corte di Madrid, il quadro sarebbe stato poi donato dal re al monastero dell’Escorial insieme ad altri prestigiosi dipinti delle collezioni regie, il cui allestimento nel monastero simbolo della monarchia ispanica fu curato da Diego Velázquez. Durante l’occupazione napoleonica il dipinto fu confiscato dai francesi come preda di guerra e inviato, nel 1813, a Parigidove rimase nelle collezioni del Louvre fino 1822: qui si procedette al trasporto su tela della superficie pittorica dato il deterioramento dell’originario supporto ligneo. Con la Restaurazione la Visitazione ritornò in Spagna e fu ricollocata nell’Escorial, dove rimase fino al 1837, quando venne trasferita nelle raccolte del Prado. A L’Aquila, in San Silvestro, rimaneva (e tuttora rimane) una copia, probabilmente realizzata da Giulio Cesare Bedeschini (L’Aquila, 1582-1627) mentre affrescava le pareti proprio della Cappella Branconio.
Nell’immagine: la «Visitazione» di Raffaello (particolare).
Su «la Lettura» #744 in edicola e in questa App l’articolo di Stefano Bucci su «Raphael: Sublime Poetry», la mostra che il Metropolitan Museum di New York dedica a Raffaello a partire dal 29 marzo e al 28 giugno con 237 capolavori esposti.
1 marzo 2026 ( modifica il 5 marzo 2026 | 16:48)
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