La gioia per la fine di Khamenei e le tante giravolte di Trump
La gioia per la fine di Khamenei e le tante giravolte di Trump
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(SOLINAS)
Caro Direttore,
il comportamento di Trump nel contesto Mediorientale mette in evidenza un atteggiamento ambiguo della sua amministrazione. Durante il suo primo mandato ha reso carta straccia l’accordo sul nucleare siglato da Obama con l’Iran, che tra l’altro pare funzionasse. Ora sono in atto trattative per ripristinare un accordo sull’argomento, ma improvvisamente scatta l’attacco militare con implicazioni imprevedibili e pericolose su tutta l’area. Penso che Trump riuscirà in una cosa finora impensabile. Rendere Ali Khamenei, ucciso nell’attacco, un martire/eroe.Luciano Giuliani
Caro Giuliani,
Non mi meravigliano più di tanto le innumerevoli giravolte di Donald Trump. Ci ha talmente abituati a comportamenti di questo genere che non rappresentano una novità. Normalmente l’interesse immediato e la volontà di dimostrare che nessuno può opporsi al suo potere sono le molle fondamentali delle sue decisioni. Così come l’idea che i conflitti possano essere regolati senza problemi con le armi e l’uso della forza. Le trattative faticose, le mediazioni sono fuori dall’orizzonte politico e psicologico di Trump. L’attacco all’Iran, un Paese che con le milizie alleate nella regione ha sempre rappresentato un elemento di destabilizzazione e di sostegno al terrorismo, genera anche in noi sentimenti contraddittori. Nessuno può provare vicinanza e simpatia verso un regime religioso e autocratico che ha soffocato il suo popolo, negato la libertà e ogni minimo diritto, assassinato e imprigionato migliaia di ragazze e ragazzi iraniani. Nessuno rimpiangerà un personaggio terribile come Khamenei. Lo stanno dicendo anche tanti giovani che ringraziano Trump per il colpo che ha inflitto al regime. L’altra faccia della medaglia è però molto preoccupante. Inaugurare una nuova guerra in Medio Oriente, allargata anche a molti Paesi dell’area, significa innescare una spirale dagli esiti imprevedibili. Ancora morti e distruzioni, ancora destabilizzazione e caos. Quali sono gli obiettivi dell’attacco? È molto difficile pensare che Teheran sarà piegata utilizzando soltanto aerei e missili. Si spera in una rivolta interna che però difficilmente può portare a un cambio di regime. E, a differenza del Venezuela, non si vedono le tracce di una divisione all’interno del potere che possa avviare una transizione verso un Iran più democratico e meno pericoloso per gli assetti mondiali. Sono interrogativi non di poco conto quando si decide di usare la forza militare della superpotenza americana. Il passato è costellato di fallimenti che dovrebbero far riflettere. E non basteranno l’ego e le assicurazioni di Trump a metterci al riparo.
2 marzo 2026
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