Nell’universo di Nil tra bellezza e natura: a Trento la mostra sulla poetessa che fece della sua casa un cenacolo
Cartoline, foto, volumi ricostruiscono la vita di Nedda Falzolgher, in arte Nil. L'esposizione allestita nella Biblioteca comunale fino al 20 marzo
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Nell’universo di Nil tra bellezza e natura: a Trento la mostra sulla poetessa che fece della sua casa un cenacolo
di Sara SantoliniCartoline, foto, volumi ricostruiscono la vita di Nedda Falzolgher, in arte Nil. L'esposizione allestita nella Biblioteca comunale fino al 20 marzo
«Dall’ombra le cose dicevano / accendi la lampada, ascolta». Nei versi di Fiaba, da Sulla terra piena di rose, c’è il nucleo della poesia di Nedda Falzolgher: l’ascolto delle povere cose, l’attesa di una presenza che forse verrà. Alla sua voce la Biblioteca comunale di Trento dedica, fino al 20 marzo 2026 nella sede di via Roma, una mostra nel doppio anniversario dei 120 anni dalla nascita e dei 70 dalla morte.
La vita
Nata a Trento da famiglia borghese il 26 febbraio 1906 e scomparsa nella stessa città il 2 marzo 1956, Falzolgher - che si firmava Nil - attraversò la prima metà del Novecento trentino tra malattia e studio. Colpita da poliomielite a cinque anni, visse su una sedia a rotelle; fu la madre a seguirne la formazione, introducendola al latino e al francese, ai classici e ai simbolisti come Charles Baudelaire, Paul Verlaine e Arthur Rimbaud. Profondamente credente e cresciuta con un amore viscerale per la madre, Falzolgher costruì una cultura solida nella solitudine della sua casa a Trento. «Ha passato la vita a studiare - spiega la co-curatrice della mostra Milena Bassoli - prima con l’aiuto della madre, poi da sola, amando circondarsi di persone con cui parlare di letteratura e poesia». La sua casa sull’Adige infatti divenne negli anni Trenta un cenacolo di giovani intellettuali trentini: la mostra nasce dalla volontà di riportare alla luce non solo le scritture di Nil, ma anche la fitta trama di relazioni intellettuali e umane che ne ha accompagnato il percorso.
Edizioni introvabili
«L’esposizione è curata dalla sezione trentina della biblioteca - spiega Bassoli - abbiamo raccolto alcune edizioni di pregio, ormai quasi introvabili, e le abbiamo accostate a documenti d’archivio: lettere, biglietti, cartoline autografe di Nedda Falzolgher o che lei ha ricevuto dai suoi amici». Gran parte del materiale proviene da due fondi: quello di Franco Bertoldi e quello di Arcadio Borgogno. «Franco Bertoldi, pedagogista e docente universitario, fu un grande amico della poetessa insieme alla moglie Carmen - ricorda Bassoli - tanto che nel suo archivio troviamo diverse lettere di Falzolgher, ma anche lettere che Franco o Carmen scrissero a lei, oltre a qualche saggio inedito».
Lettere e testimonianze
Dall’altro fondo, quello del poeta trentino Borgogno, arrivano ulteriori lettere e testimonianze di amicizie intellettuali. «Sono esposti anche componimenti non datati ma comunque raccolti in quaderni che permettono di seguire il percorso creativo di Nedda Falzolgher - spiega Bassoli - e proprio da questi manoscritti Bertoldi ricavò la trasposizione a stampa di un libro inedito di poesie, Il libro di Nil». Il visitatore può così avvicinarsi alla materia viva della scrittura, cogliendo correzioni, esitazioni, scelte lessicali. Dalle carte emerge una personalità inusuale: «Falzolgher è un personaggio segnato da una condizione sfortunata - osserva la co-curatrice - che nelle sue lettere parla di poesia e in generale esprime malinconia, ma non è una figura solo dolente».
L'amore per la natura e la felicità
C’è, infatti, una vitalità che affiora nei momenti di contatto con il mondo esterno: «Ha un grande amore per la natura - spiega Bassoli - e per gli amici che sono quasi gli unici che riescono a portarla fuori casa, a osservare la bellezza del paesaggio: in quei momenti si avverte una felicità autentica». Le due guerre mondiali però attraversano la sua esistenza. «Con l’arrivo del conflitto si ritrova sola - spiega la co-curatrice - mentre dalle lettere con gli amici, soprattutto quelli al fronte, emergono preoccupazione, tristezza e dolore». La dimensione privata si intreccia così con la storia collettiva, amplificando il senso del limite e dell’attesa nei suoi versi. Durante la mostra si potranno consultare e prendere in prestito i suoi libri.
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1 marzo 2026
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