Antigone, l’eroina nata per amare che parla al presente
In scena a Pompei la tragedia di Sofocle interpretata da 80 studenti per la regia di Marco Martinelli
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Antigone, l’eroina nata per amare che parla al presente
di Gabriel ZuchtriegelIn scena a Pompei la tragedia di Sofocle interpretata da 80 studenti per la regia di Marco Martinelli
Con questo articolo del direttore del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, s’avvia il percorso di avvicinamento alla rappresentazione dell’Antigone di Sofocle dal 22 al 24 maggio prossimi nel Teatro Grande della città antica. Ai contributi del direttore si alterneranno servizi sui protagonisti dell’iniziativa «Sogno di Volare»: gli alunni degli istituti di Pompei e dei comuni limitrofi.
No, Antigone non ha nessuna colpa. Sono stati gli uomini ad attribuirgliela. Figlia di Edipo, ha perso due fratelli in un solo giorno: uno attacca la propria città, Tebe, l’altro la difende. Muoiono entrambi in battaglia, la guerra è finita. Lo zio di Antigone, il re Creonte, fa seppellire Eteocle, il «buono», che ha difeso la città, con tutti gli onori; del «cattivo», Polinice, vieta la sepoltura; il suo cadavere deve marcire al sole sotto le mura, preda di uccelli e cani randagi. Antigone è l’unica che si oppone al divieto, e per questo morirà. È forse la tragedia più grande di Sofocle, andata in scena per la prima volta ad Atene nel 442 a.C.
Un secolo dopo, Aristotele sviluppa una sua teoria letteraria: secondo il filosofo, in ogni tragedia ci deve essere una hamartìa , una colpa, né troppo lieve, né troppo grave, che induce il protagonista a commettere un «errore» che poi sfocia nella proverbiale tragedia. Più tardi, Hegel, basandosi su questa teoria, farà dell’Antigone di Sofocle il racconto di un presunto conflitto archetipico tra le leggi della famiglia (Antigone che vuole seppellire il fratello) e le leggi dello Stato (Creonte che non può consentire la sepoltura del nemico). Come se entrambi avessero ragione a modo loro… se poi finisce tragicamente, pazienza: è, appunto, una tragedia!
Nulla di questo c’è nell’originale di Sofocle. È chiaro sin dall’inizio che Antigone ha ragione, a ogni livello: legale, logico, emotivo, spirituale. Ed è altrettanto chiaro che Creonte è un tiranno narcisistico, un insicuro, il classico femminicida. Tant’è vero che, quando non ha più argomenti, dice ad Antigone che mai e mai si farà comandare da una donna, fine della discussione. Insomma, ma quale conflitto tra Stato e famiglia? È il conflitto tra un vigliacco, infantile, ma potente, e una ragazza coraggiosa, sola, calpestata dal potere. E come sappiamo, questo è molto più tragico della harmartìa teorizzata da Aristotele: basta leggere la cronaca.
Tra il 22 e il 24 maggio, la tragedia di Sofocle andrà in scena nel teatro romano di Pompei. Sul palco ci saranno 80 ragazzi e ragazze del territorio, di diverse scuole tra istituti professionali e licei, che partecipano al progetto «Sogno di Volare», avviato nel 2021, con la regia di Marco Martinelli. L’inizio è stato difficile: perché fare teatro con adolescenti in un sito Unesco, non ci sono cose più importanti? Il quarto anno abbiamo avuto uno sponsor d’eccezione: Madonna, con la sua fondazione Ray of Light. Lei ha capito subito il valore del progetto, incontrando anche un gruppo di trenta ragazzi e ragazze durante la sua visita e Pompei nel 2024. In realtà, non c’è nulla di più importante in un sito archeologico: questi adolescenti sono «il futuro del patrimonio culturale», come ci disse una volta un ispettore Unesco.
E il senso di questo futuro, l’ha espresso Sofocle due millenni e mezzo fa. Quando Creonte sostiene che il nemico resta tale anche quando è morto (superfluo evidenziarne la triste attualità), Antigone risponde: «non sono nata per odiare, ma per amare».
L’originale greco, però, è più ricco: sia davanti a «odiare» sia davanti ad «amare» c’è il prefisso syn, «con», «insieme». Non amiamo mai da soli, perché il seme dell’amore c’è in tutta l’umanità. Lo stesso vale, purtroppo, per l’odio. I social mostrano quotidianamente la perversione del «co-odiare» e ancora non abbiamo capito come uscircene. Il fatto è che, per la prima volta nella storia dell’umanità, siamo tutti connessi, grazie alla rete. Di conseguenza, la scelta tra co-odiare e co-amare diventa fondamentale, non solo per il futuro del patrimonio , ma dell’umanità. Ma Antigone ci ha insegnato anche un’altra cosa, non meno importante: lasciamo stare le teorie di Aristotele su chi ha quale colpa e in che misura. Aristotele, che considera la donna una versione difettosa dell’uomo, Aristotele teorico dell’hamartìa , che probabilmente avrebbe condiviso la logica del «se l’è cercata lei». Quel che conta è ciò che facciamo, qui e oggi.
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1 marzo 2026 ( modifica il 1 marzo 2026 | 08:39)
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