La longevità diventa solitudine se ci si stressa troppo con la salute
La posta del cuore del Corrmezz, le lettere di Stefania e Gianni
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La longevità diventa solitudine se ci si stressa troppo con la salute
di Candida MorvilloLa posta del cuore del Corrmezz, le lettere di Stefania e Gianni
Cara Candida, sono Stefania, 58 anni. Lo so che non è bello lamentarsi di un marito che è bravo, non mi tradisce, non alza la voce, però al mio è venuta una fissa assurda: la longevità. Da un anno, vive convinto che la vecchiaia si possa predeterminare a suon d’integratori (costosissimi, peraltro) e alimentazione ossessiva. Il nostro frigorifero è diventato il tribunale dell’inquisizione e mi sgrida pure se compro le fette biscottate integrali: «Quelle sono zucchero mascherato». Se mi vede mettere un cucchiaino di zucchero di canna nel tè mi fa la faccia da pronto soccorso: «Picco glicemico. Insulina. Infiammazione». Io ormai non dolcifico più: mi limito a guardare l’acqua calda e a chiedermi dove ho sbagliato nella vita. Il vero dramma ovviamente è la cucina. Io, ogni tanto, vorrei cucinare come una persona normale, ma lui pretende che la pasta sia sempre integrale o senza glutine o proteica e questo anche se io ho passato sei ore a fare un ragù o una genovese. Ma si può mai sprecare un ragù con un maccherone integrale? L’altra domenica, avevamo parenti a casa e ho preparato un pranzo perfetto, come abbiamo fatto per anni. Lui ha guardato gli ziti alla genovese come si guarda il veleno per topi e mi ha detto: «Carne rossa, pasta, grassi: così demolisci la nostra vecchiaia». Mi ha dipinto un futuro da film horror: «A 70 anni, saremo due invalidi con la badante». Gli ho risposto: «Almeno la badante ci farà il sartù». A casa nostra, ormai i piatti napoletani sono diventati reati. Il gâteau di patate è sacrilego perché «bomba di carboidrati, colesterolo e grassi». La frittura è bandita come veleno. Il paradosso è che poi lui cede. Mangia, mangia e ripulisce il piatto. E dopo si lamenta per due giorni: «Mi sento intossicato», «ho dormito male», «mi hai avvelenato». Se gli faccio notare che poteva mangiare solo insalata, si lamenta che la colpa è mia che lo tento. Ma dico io: sarò poi libera di decidere cosa mangiare? Io non pretendo di farmi la frittura tutti i giorni, ma credo che non morirò anzitempo per un ragù di domenica o una pizza di sabato. Devo passare i prossimi 50 anni in questo regime di terrorismo ?
Stefania
Cara Stefania, da come la racconti, tuo marito non è salutista: è scaramantico. Solo che, contro il malocchio, invece del sale, usa la curcuma. Il punto non è la pasta integrale. Il punto è il ricatto affettivo travestito da prevenzione: «Se fai così, vuoi morire presto»; «stai rovinando la nostra vecchiaia». Più che amore, mi sembra un modo comodo per preservare se stesso dalle tentazioni e mettere te nel ruolo della colpevole. Se anche tu non sei una che eccede e che si limita a concedersi un piatto della tradizione una o due volte a settimana, il suo terrorismo è ingiustificato. E ancora meno è giustificato che ti faccia sentire in colpa, per indurti a mettere a tavola solo finocchi. Il suo atteggiamento, per quanto mosso da istinto di protezione verso se stesso e verso di te, rischia di scivolare verso una nevrosi. Credo che qualunque medico possa certificargli che, se siete in buona salute, non sarà un sartù al mese a uccidervi. Fossi in te, troverei un dottore col quale fare un bel colloquio a tre e poi inizierei a preparare i manicaretti della domenica per te sola. Il gâteau, se viene abbondante, congelalo. La frittura falla per uno. Se il suo è amore, deve accettare il patto di non assillarti se ti va un fritto e di non lamentarsi se poi quel fritto lo mangia anche lui. Io gli spiegherei che, se l’obiettivo è passare la vecchiaia insieme, qui si tratta anzitutto di restare insieme. La longevità, è cosa assai triste se ci si arriva da soli e pure perdendo il piacere di gustarsi le cose buone della vita.
Non bisogna chiedere il permesso a figlie e figli per poter vivere
Gentile Candida, sono un uomo di 62 anni e mi sono separato da due. Le mie figlie sono grandi, 27 e 30, e mi trattano come se fossi io l’adolescente di casa. Ho ricominciato a uscire con una donna e non ho nemmeno fatto in tempo a essere felice: loro mi squadrono, fanno battute, mi interrogano. «Papà non fare il ridicolo», «non ti far fregare», «alla tua età pensa a stare tranquillo». Se mi vedono vestito un po’ meglio: «Dove vai così?». Se rispondo secco, mi dicono che sono egoista. Se cerco di spiegare, mi fanno la predica: che la famiglia è sacra, che mamma ci sta male, che devo avere rispetto. Io il rispetto ce l’ho, ma non voglio fare il monaco per rassicurare loro. Che devo fare per far capire alle figlie che sono solo separato, ma non sono ancora morto ?
Gianni
Caro Gianni, le tue figlie vogliono proteggerti, ma anche lasciare le cose esattamente come sono. È umano: se c’è un padre che riparte mentre la mamma soffre, a un figlio sembra uno scandalo. Però hai ragione tu: non devi chiedere a loro il permesso per vivere. Due anni sono abbastanza per rifarsi una vita e le figlie devono farsene una ragione. Spiega loro che rispetti ancora la tua ex moglie e ti spiace che soffra, ma che hai ancora il diritto di essere felice e condividere del tempo con qualcuno che ti ama e che ami. Per il resto, quando ti senti sotto attacco, l’unica è sdrammatizzare e rispondere che lo fai per loro: non vorresti mai invecchiare così male e così triste da obbligare le figlie a farti da badante.
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1 marzo 2026 ( modifica il 1 marzo 2026 | 08:42)
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