Il lato piacevole di cenare da soli
Mi piace cenare per conto mio. Un giornale, un libro e un taccuino — anche il telefono, d’accordo — costituiscono una buona compagnia
Il lato piacevole di cenare da soli
Beppe Severgnini | 28 febbraio 2026Mi piace cenare per conto mio. Un giornale, un libro e un taccuino — anche il telefono, d’accordo — costituiscono una buona compagnia
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È iniziata una guerra ed è finito Sanremo. Non parleremo né di una, né dell’altro. Una rubrica — questa sta per compiere 25 anni nella stessa pagina — non ha l’obbligo dell’attualità, ma quello dell’accoglienza. Deve rendersi utile, offrendo ciò che serve: un ragionamento o un sollievo, magari le due cose insieme.
Oggi partiamo dal messaggio di un lettore, Alessandro Benedetti, che non ama il delivery (in neoitaliano: pasti consegnati a casa). Scrive: «Leggo le accuse a Deliveroo, peraltro valide per ogni servizio simile. Chiaro che si tratta, quasi sempre, di sfruttamento dei più deboli, e mi auguro che la legge venga applicata. Ma mi domando: non sarebbe ora di darsi una regolata, e smettere di prendere il telefono quando s’avvicina l’ora di pranzo/cena? Non voglio fare il moralista, ma mi pare che l’unico modo di cambiare le cose sia toccare le imprese dove fa male: nel portafoglio».
Ho letto e ho pensato: sono innocente. Non perché sia migliore di altri; semplicemente, non amo il delivery. Il cibo arriva tiepido, dentro malinconici contenitori pronti per il riciclo: mi passa l’appetito. Quando sono solo preferisco farmi una pasta e un uovo al burro; oppure cenare fuori. Ma ormai le trattorie per solitari, a Milano, sono scomparse. Sostituite da ristoranti per turisti o lounge luccicanti, dove un anziano in un angolo rischia di far pena o, peggio, di scatenare l’esuberante solidarietà dei presenti.
Mi piace cenare per conto mio. Un giornale, un libro e un taccuino — anche il telefono, d’accordo — costituiscono una buona compagnia. So di condividere questa passione — questa stranezza, dice mia moglie — con diversi colleghi giornalisti (il mestiere, immagino, ci ha portato ad amare, col tempo, una necessità professionale). Quando sono in viaggio, e scendo nel ristorante dell’albergo, mi viene proposto il room service, ma rifiuto sdegnosamente. Quello sì mi farebbe sentire solo.
Conosco posti dove cenare senza rischiare compassione e/o conversazione a Bologna, Mantova, Trento, Trieste, Verona, Padova, Genova, Torino, Cagliari, Roma. Non a Milano. Non chiedo molto: un tavolo, un piatto e un bicchiere di vino per pensare in pace. Sostantivo bellissimo, oggi più che mai.
28 febbraio 2026
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