Malefica. Rabbia e sradicamento nel romanzo d'esordio di Nicole Trevisan
Corriere della Sera - Cultura

Malefica. Rabbia e sradicamento nel romanzo d'esordio di Nicole Trevisan

Sabato 28 febbraio 2026
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Fuga e ritorno in Veneto per il libro della scrittrice padovana: «La letteratura per me nasce dal confronto con il mondo e le esperienze»

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Malefica. Rabbia e sradicamento nel romanzo d'esordio di Nicole Trevisan

di Francesca Visentin

Fuga e ritorno in Veneto per il libro della scrittrice padovana: «La letteratura per me nasce dal confronto con il mondo e le esperienze»

L'esordiente Nicole Trevisan e, a destra, la copertina del libro

«L’ho sempre avuta dentro, la rabbia. È uno dei miei primi ricordi». Lo mette in chiaro Aurora, protagonista del romanzo di esordio della padovana Nicole Trevisan Malefica (274 pagine, 17,50 euro).

Sradicamento, ricerca di sé, disillusione e appunto tanta rabbia in questa voce narrante, che rappresenta una generazione feroce e «perduta», alla ricerca del proprio posto nel mondo. Aurora ha lasciato il Veneto che detesta e trova soffocante per lavorare in una grande città, ma quando è costretta a tornare per il funerale di un amico (e anche perché le cose non sono andate come avrebbe voluto), si trova bloccata nello stesso ingranaggio che contestava, costretta a replicare ruoli e modalità da cui ha voluto fuggire.
Nicole Trevisan, laureata in ingegneria edile e architettura e animatrice del collettivo letterario «Spaghetti Writers», in questo romanzo riesce a dare voce a una generazione che sente il bisogno di prendere le distanze da famiglia e territorio d’origine per cercare la propria dimensione nel mondo.
«Un giorno mi alzerò presto e mi metterò a fare qualcosa. I colloqui, le telefonate lasciate in sospeso, la resa ai miei errori. Non posso fermarmi, non ci riesco. È colpa di questa terra, che mi sovrasta, mi avvelena e mi protegge. Tenterò di sfuggirle fino alla fine. Ma l’ho scelta come tu hai scelto di morire per essere felice».

L’autrice presenta il libro Malefica il 6 marzo a Torreano di Martignacco (Udine) alla libreria Ma Bookstore (ore 18), il 13 marzo a Padova alla libreria Mondadori di Albignasego (ore 18), il 22 marzo al BookPride a Milano (ore 12.30).

Nicole Trevisan, perché il titolo «Malefica»?
«È un atteggiamento mentale della protagonista, Aurora, la visione che ha di sé nei confronti del mondo. Si considera vittima di una sorta di maledizione. Ma è anche una citazione Disneyana da La Bella addormentata, con il personaggio della strega cattiva».

Il romanzo è ambientato nel Veneto, terra di origine della protagonista, che però cerca di allontanarsene il più possibile per trovare la sua dimensione. È un’esigenza delle giovani generazioni?
«Il rapporto e il rifiuto di territorio e origini è strettamente intrecciato ai contrasti con la famiglia. Sì, è uno sradicamento generazionale, una difficoltà a trovare appartenenza che è proprio sia dei Millennial sia della Gen Z. Sono tante le ragazze e i ragazzi che fuggono all’estero per ritrovarsi, ma poi vivono lo spaesamento, la mancanza delle radici. L’impatto con la vita vera porta alla fine a ridimensionarsi rispetto a difficoltà e aspettative».

La storia è autobiografica?
«Il romanzo è pura fiction, ma quello che scrivo dipende sia dalla mia visione del mondo, sia da incontri e racconti di amiche, amici, persone varie. La letteratura per me nasce dal confronto con il mondo, assorbe esperienze, si nutre del collettivo, non del sé».

La rabbia è necessaria nella crescita?
«La rabbia è anche costruttiva, non solo distruttiva. L’obiettivo ultimo della rabbia deve essere arrivare a uno stato di quiete, spegnersi. Nel libro racconto questa evoluzione».

Nei ringraziamenti finali, scrive: «Ho cercato negli orizzonti troppo abitati e troppo desolati del Veneto e ho finito per trovare una strana pace: un amore improvviso e persistente per questa terra». È a suo agio nelle radici venete?
«Studiando il Veneto mi sono accorta che lo amo profondamente e continuerò a scriverne. Mi interrogavo scrivendo su che sensazione lasciare in chi legge. Ho costruito un personaggio complesso, l’ho fatto sbagliare molto, ma volevo concludere con un sentimento di pacificazione».

Da ingegnera edile com’è arrivata alla scrittura?
«Ho sempre amato i libri e letto infinitamente. All’Università però ho scelto Ingegneria perché offre molte opportunità immediate di lavoro e mi spaventa non essere indipendente, voglio la mia autonomia, non dovere chiedere nulla a nessuno. Poi la matematica mi è sempre piaciuta. Così adesso lavoro come ingegnera di giorno e come scrittrice scrivo di notte».

Che cosa vorrebbe questo romanzo lasciasse in chi lo legge?
«Vorrei arrivasse la consapevolezza che anche facendo scelte sbagliate per sé stessi c’è la possibilità di conoscersi. Gli errori costruiscono chi si diventa».

Che cos’è il collettivo di scrittura «Spaghetti Writer» di cui si occupa?
«Un gruppo di scrittrici e scrittori che crea un blog di racconti nostri, ma fa anche editing e ospita racconti di altre autrici e autori».

Quali sono i riferimenti letterari che l’hanno formata, le letture del cuore?
«Un libro tra tutti è Memorie del sottosuolo di Fëdor Dostoevskij, tormentata indagine sull’inconscio, sull’impossibilità di capire a fondo sé stessi e gli altri, è stato ispirante per scrivere Malefica. Poi i libri di Veronica Raimo, Virginie Dupont, ma anche Vitaliano Trevisan, il suo Works mi ha fatta sentire vista, Andrea Zanzotto, Giulia Scomazzon, Ginevra Lamberti, Ian McEwan...».

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28 febbraio 2026 ( modifica il 28 febbraio 2026 | 21:13)

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