L'Umanoide di Moreni: a Ravenna si chiude il percorso dedicato all'artista scomparso a Brisighella nel 1999
Corriere della Sera - Cultura

L'Umanoide di Moreni: a Ravenna si chiude il percorso dedicato all'artista scomparso a Brisighella nel 1999

Sabato 28 febbraio 2026
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Il Museo d’Arte della città di Ravenna si concentra sugli ultimi 20 anni di vita dell’artista, con le serie della «Regressione della Specie» e degli «Umanoidi»

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L'Umanoide di Moreni: a Ravenna si chiude il percorso dedicato all'artista scomparso a Brisighella nel 1999

di Piero Di Domenico

Il Museo d’Arte della città di Ravenna si concentra sugli ultimi 20 anni di vita dell’artista, con le serie della «Regressione della Specie» e degli «Umanoidi»

Mattia Moreni all’ultima tappa di un percorso, curato da Claudio Spadoni e promosso dall’Associazione Mattia, iniziato nel settembre scorso a Bagnacavallo. È al Mar, il Museo d’Arte della città di Ravenna che si chiude il tour, da domani al 3 maggio. Dopo Forlì, Santa Sofia e più di recente Bologna, nella sede del Mambo, dopo aver toccato il periodo informale, serie storiche dalle «Angurie» agli «Autoritratti», fino alla ricostruzione dell’antologica bolognese curata nel 1965 da Arcangeli, Ravenna si concentra sugli ultimi vent’anni di vita dell’artista. Con le serie della «Regressione della Specie» e degli «Umanoidi», nell’esposizione curata da Serena Simoni che raccoglie una trentina di grandi opere.

Nato a Pavia e cresciuto a Torino

Suddivise in due fasi per illustrare la produzione dall’inizio degli anni ’80 fino al 1999, anno della scomparsa di Moreni a Brisighella. Un terzo momento presenta poi un ricco apparato fotografico e documentario per mostrare l’interesse che vari critici hanno dedicato al lavoro di Moreni. Il pittore nato a Pavia nel 1920 e cresciuto a Torino era stato in Romagna nel 1940 e nel 1943, tra Cotignola e Brisighella, per sfuggire da partigiano alle rappresaglie fasciste. Negli anni successivi aveva viaggiato spesso, cambiando ripetutamente la residenza, da Antibes a Grado, da Frascati a Bologna, cercando di trovare un luogo in cui sentirsi a casa. Ma la Romagna per lui restò rifugio creativo e patria elettiva, un territorio che incise profondamente sulla sua opera.

Dopo aver portato a conclusione a metà anni ‘70 il celebre ciclo delle «Angurie», Moreni si dedica alla scrittura. Fra il 1975 e il decennio successivo scrive L’ignoranza fluida e L’Assurdo razionaleperché necessario, testi in cui confluiscono le riflessioni sulle cause di quella che definiva la «regressione» della specie. A questi scritti si abbinano gli ultimi due cicli della sua produzione artistica. Ne la «Regressione della Specie e Belle Arti» sono esposte le opere in cui Moreni si fa testimone dell’involuzione delle Belle Arti, speculare al declino umano. Rimarcando come fin dall’inizio del ‘900 l’arte abbia spento la sua capacità creativa, dedicandosi a sterili formalismi. Una regressione decadente che si esemplifica in oggetti o in geometrie indisciplinate che raccontano le tappe di un’arte manierata e consumista. Per chiarire il processo di questa produzione «degli asili nido e asili patologici», Moreni enfatizza la produzione infantile e psichiatrica dell’Art Brut, il rovescio della medaglia di un tempo alla deriva, anestetizzato dai media e dal consumismo di massa.

Robot in attesa dell’ia

A seguire Moreni inizia l’ultimo ciclo degli «Umanoidi» (1995-1999), conseguenza della «Regressione della Specie». Immagini di robot in attesa dell’intelligenza artificiale e di umanoidi che rimandano agli autoritratti a cui fin dal 1986 l’artista applica dispositivi, elettrodi e laser. La genetica e l’elettronica per Moreni offriranno infatti la possibilità di sostituzione dei computer all’essere umano. In una fase precedente allo sviluppo di Internet, dei social e delle intelligenze artificiali, gli Umanoidi nascono come figure esemplari della mutazione antropologica in atto, con una pittura che si fa sempre più veloce e nitida per corrispondere «al pulito, all’eleganza e al distacco dell’età elettronica»

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