Il MoCa ospita «Tutti giù per terra» la prima mostra dell’artista Paolo Canevari a Brescia
Una personale curata da Ilaria Bignotti e Camilla Remondina: «Mio nonno e suo fratello si espressero in un periodo in cui la loro arte doveva essere al servizio del potere. Io sono partito dalla riflessione su quei simboli per emanciparli dal loro linguaggio e crearne uno nuovo»
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Il MoCa ospita «Tutti giù per terra» la prima mostra dell’artista Paolo Canevari a Brescia
di Pietro Keller CassettiUna personale curata da Ilaria Bignotti e Camilla Remondina: «Mio nonno e suo fratello si espressero in un periodo in cui la loro arte doveva essere al servizio del potere. Io sono partito dalla riflessione su quei simboli per emanciparli dal loro linguaggio e crearne uno nuovo»
Il suo bisnonno, Enrico, era pittore. Il nonno Angelo e il prozio Silvio furono giovani protagonisti della scultura e dell’illustrazione italiana fra le due guerre: le loro opere – statue e mosaici a parete – riflettono ancora l’ostentata magnificenza del regime nel complesso del Foro Italico, che allora si chiamava Foro Mussolini. Infine, suo padre, Angelo Enrico Canevari (“Bido”), è stato uno dei più importanti scultori e scenografi del secondo dopoguerra, allievo di Alberto Burri.
A dire il vero, Paolo Canevari è diventato celebre indipendentemente dalla dinastia artistica che lo precede, ma non deve sorprendere che gran parte del suo lavoro ultratrentennale indaghi sul tempo e sulla memoria. «Mio nonno e suo fratello si espressero in un periodo in cui la loro arte doveva essere al servizio del potere. Io sono partito dalla riflessione su quei simboli per emanciparli dal loro linguaggio e crearne uno nuovo. Non possiamo non confrontarci con la nostra eredità: ma per farlo dobbiamo trovare un equilibrio innovativo ed eversivo che ci permetta di rileggerla».
Dal 7 marzo al 19 aprile, il Moca ospiterà “Tutti giù per terra”, la prima mostra di Canevari a Brescia, una personale curata da Ilaria Bignotti e Camilla Remondina. Sono sette installazioni monumentali e venti opere pittoriche e scultoree, in esposizione negli spazi dell’appartamento nobile e del primo piano del palazzo. Canevari dice di averle selezionate studiando l’arte e la storia della città: «Ho visitato la Brescia romana, quella del Settecento e quella del Novecento. La sua storia e il suo tessuto urbano si intrecciano col mio passato e con la mia provenienza».
Per Canevari, il senso di un’opera artistica cambia in continuazione: «Muta a seconda del presente in cui si trova. Proprio per questo rappresenta lo specchio che ci permette di confrontarci con la nostra memoria e la nostra eredità». Nell’esposizione ne parlano i “Monumenti alla memoria”, realizzati con olio esausto. Il materiale d’elezione, però, rimane la gomma degli pneumatici, a cui Canevari si è avvicinato da giovane. «Le gomme hanno una grande eredità visiva e ambientale, parlano della nostra società. Sono materiali naturali, come la pietra e il legno con cui realizzavano le loro opere gli antichi, ma sono anche antiestetiche: la sfida era conferire loro un senso artistico e concettuale».
Per esempio: “Hanging around” è una forca simbolo delle ingiustizie; in “Swing” corde, catene e pneumatici corrispondo alle religioni della terra; “Constellation” rappresenta i sogni e le speranze come un tappeto di gomma nera adornato di perle. E non manca l’arte performativa, regno della sua ex compagna Marina Abramovic (sono stati sposati dal 2006 al 2009). Canevari però non si definisce «né pittore né scultore, né video artist né performer. Cerco di seguire l’idea artistica e di non piegarla a nessuna tecnica in particolare». Accanto alla varietà del supporto, conta la varietà dell’interpretazione: «Sono contro le interpretazioni dogmatiche. Io propongo la mia visione personale, ma l’opera, una volta creata, non dipende da chi l’ha fatta e neanche dal pubblico. Si prende da sola la sua libertà e assume da sola un suo presente, il che la rende contemporanea in ogni tempo. Quello che faccio io è soltanto suggerire spiragli».
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