Dario e Claude
Dario e Claude
di Massimo Gramellini | 28 febbraio 2026I tuoi preferiti
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Come molti matematici Dario era un genio contemplativo, ma quando venne trovata la cura per la malattia rara che pochi anni prima era stata fatale a suo padre, si convinse che la velocità potesse fare la differenza tra la morte e la vita. Abbandonò gli studi astratti e si avventurò nel mondo pionieristico dell’intelligenza artificiale, contribuendo alla nascita di ChatGPT.
Lì si spaventò: non della rapidità della macchina, ma dell’ottusità degli umani che la governavano senza altro scrupolo che il guadagno. Fondò un’azienda con la parola «uomo» nel nome - Anthropic - e dichiarò di voler conciliare etica e fatturato. Creò una nuova macchina, Claude, che crebbe talmente in fretta da ricattare l’ingegnere che intendeva disattivarla.
A quel punto forse avrebbe voluto fermarsi, ma non ci riuscì e stipulò un contratto da 200 milioni di dollari con il Pentagono.
Eppure, quando il ministero americano della Guerra gli chiese di dare vita a un sistema che sorvegliasse i cittadini in modo capillare e consentisse alle armi di attivarsi da sole, senza nemmeno prendersi più il disturbo di chiedere permesso agli uomini, Dario pensò che fosse troppo e che quel troppo fosse contrario alla democrazia. Così disse di no.
Magari adesso lo sostituiranno con qualcuno più malleabile, però nei libri di storia del futuro ci si ricorderà di Dario Amodei come del genio italiano che accelerò la ricerca sull’AI pensando alla morte di suo padre e tentò di rallentarla pensando alla vita dei suoi figli. E dei nostri.
28 febbraio 2026
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