«Il referendun che resta incompreso»
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«Il referendun che resta incompreso»

Venerdì 27 febbraio 2026
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«L’efficienza della giustizia si risolve diversamente. Questa riforma ha altri fini»

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«Il referendun che resta incompreso»

Fabio Roia * | 27 febbraio 2026

«L’efficienza della giustizia si risolve diversamente. Questa riforma ha altri fini»

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Caro direttore,
quello che tutti dicevano non dovesse accadere e già accaduto. Il referendum sulla separazione delle carriere, sullo sdoppiamento dei CSM con l’elezione dei componenti togati mediante il gioco del sorteggio, sull’istituzione di una Corte disciplinare, il referendum quindi sulla biologia della magistratura e non sulla giustizia, chiamandolo così si va fuori tema anche perché tutto il comparto del contenzioso civile non viene interessato, è diventato un referendum politico sulla magistratura e sul governo che ha proposto la revisione di sette articoli della Costituzione.

Si andrà a votare seguendo le suggestioni della maggioranza — fermiamo i giudici che non pronunciano sentenze secondo le aspettative politiche — o, inevitabilmente, per contrastare l’attuale assetto di governo. Il tutto in un clima istituzionale di continua delegittimazione del potere giudiziario colpevole di adottare decisioni terze e quindi necessariamente distoniche con una qualche aspettativa di parte.
Dovremmo invece dire che l’efficienza del sistema è in forte crisi perché, sono i dati del Tribunale di Milano, manca il 50,74 per cento del personale amministrativo a tempo indeterminato e il 40,26 per cento dei collaboratori a tempo determinato in attesa di stabilizzazione, nonché quasi il 18 per cento dei giudici.
Dovremmo dire che la riposta giudiziaria diventa rapida e quindi utile sole se si interviene sulle regole del processo, se si immettono risorse soprattutto nella informatizzazione delle procedure, se si accentuano meccanismi di giustizia alternativa. Invece stiamo scrivendo una storia diversa.

Proviamo a spiegare allora che la separazione costituzionale del Pubblico Ministero, quella fattuale già esiste, porterà alla creazione di un quarto potere dello Stato simbiotico con la direzione funzionale della polizia giudiziaria che indebolirà la magistratura giudicante e che sarà sostanzialmente irresponsabile perché totalmente autoreferenziale, con la necessaria conseguenza, sul piano di una elementare grammatica costituzionale in tema di separazione di poteri, di doverne limitare la forza o, come già detto, trasformandolo da organo di giustizia a avvocato di un’accusa preparata dalla polizia giudiziaria, o intervenendo sui criteri di priorità nella trattazione dei reati o, finalmente, assoggettandolo al controllo del Ministro della Giustizia.

Proviamo a spiegare che le correnti della magistratura non sono fenomeni criminali ma associazioni dove ci si confronta liberamente e che per limitarne il potere nel momento elettorale del CSM basterebbe modificare con legge ordinaria il metodo di elezione magari prevedendo collegi ristretti dove il magistrato possa essere scelto in base alla stima professionale di cui gode. Il sorteggio costituisce un momento di mortificazione di un ordine costituzionale. Come se si estraessero a sorte i componenti degli altri Consigli di giustizia, delle Autorità di garanzia, del Cnel, dei Consigli degli ordini professionali.

Traspare invece una volontà di non dire o di mistificare — i manifestanti violenti votano «no» perché protetti da giudici politicizzati — per trasformare un momento di riflessione complessa in una guerra da odiatori-social che non fa bene all’intero sistema Paese.
Serve riflessione e continenza comportamentale perché stiamo per valutare la nostra Costituzione repubblicana che ci ha sempre garantito libertà ed equilibrio fra poteri dello Stato.

* Presidente del Tribunale di Milano

27 febbraio 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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