Sanità in affanno, in Europa ci stanno surclassando
Senza un salto di qualità politico, il SSN rischia di scivolare lentamente da sistema universalistico a rete di servizi frammentati, dove il diritto alla cura piena e tempestiva non è più per tutti ma solo per qualcuno
Sanità in affanno, in Europa ci stanno surclassando
Sergio Harari | 27 febbraio 2026Senza un salto di qualità politico, il SSN rischia di scivolare lentamente da sistema universalistico a rete di servizi frammentati, dove il diritto alla cura piena e tempestiva non è più per tutti ma solo per qualcuno
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Il Servizio sanitario nazionale è in affanno strutturale, non per un’emergenza passeggera ma per un insieme di scelte politiche, vincoli di finanza pubblica e squilibri territoriali che lo stanno logorando «da lungo periodo». Lo sottolinea la Procura generale alla Corte dei conti nella relazione presentata all’inaugurazione dell’anno giudiziario.
La crisi del SSN si inserisce in un quadro demografico ed economico sfavorevole: meno nascite, più anziani, più cronicità, mentre le risorse non crescono allo stesso ritmo. La spesa sanitaria pubblica italiana resta stabilmente sotto la media europea, intorno al 6,3-6,4% del PIL contro il 6,9% della media UE; lo scarto è ancora maggiore rispetto a Germania (10,6%) e Francia (9,7%). In termini pro capite, nel 2024, l’Italia ha speso circa 2.375 euro per cittadino, ben al di sotto dei principali partner europei. Questi numeri, osserva la Corte dei conti, non sono più compatibili con un sistema impostato sui principi di universalità ed equità di accesso alle cure.
Abbiamo sistemi sanitari regionali molto diversi tra loro, con un mosaico di diritti sanitari diversi a seconda della regione di residenza.
L’integrazione tra pubblico e privato accreditato, definita «ineludibile e strutturale», si rivela spesso difficoltosa con una crescente dipendenza del servizio pubblico dall’offerta privata per garantire prestazioni incluse nei livelli essenziali.
Inoltre, si va consolidando un «doppio canale» non governato né gestito: da un lato le liste d’attesa del pubblico, dall’altro una crescita dell’offerta privata fuori SSN, con il rischio di trasformare il diritto alla salute in una prestazione sempre più legata al reddito. La tenuta del SSN, sottolinea la Corte, non dipende solo da quanti soldi ci sono, ma anche da come vengono spesi, rimarcando una serie di inefficienze.
La nostra sanità si trova così a un «crocevia»: schiacciata tra bisogni di salute crescenti, spesa pubblica relativamente bassa, pressioni geopolitiche che spostano risorse verso altre priorità, autonomie regionali non sempre virtuose e una crescente interdipendenza con il privato.
Così, senza un salto di qualità politico, il SSN rischia di scivolare lentamente da sistema universalistico a rete di servizi frammentati, dove il diritto alla cura piena e tempestiva non è più per tutti ma solo per qualcuno.
27 febbraio 2026
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