Il debutto dello stilista Demna Gvasalia sulle passerelle: «A Firenze ho capito che Gucci è cultura»
Alla vigilia della sua prima sfilata per la griffe fiorentina, lo stilista condivide una lunga lettera sui social nella quale spiega la sua visione: «Gucci non si basa su un mito ma è un superbrand che riguarda tanto il prodotto pragmatico quanto l’emozione»
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Il debutto dello stilista Demna Gvasalia sulle passerelle: «A Firenze ho capito che Gucci è cultura»
di Laura AntoniniAlla vigilia della sua prima sfilata per la griffe fiorentina, lo stilista condivide una lunga lettera sui social nella quale spiega la sua visione: «Gucci non si basa su un mito ma è un superbrand che riguarda tanto il prodotto pragmatico quanto l’emozione»
Un momento della sfilata di Gucci a Milano (foto LaPresse)
Un omaggio alla storia di Gucci e alla sua città natale, Firenze. E’ quello di Demna Gvasalia lo stilista georgiano direttore creativo della maison delle due G dove è arrivato dopo aver portato al successo Balenciaga (altro marchio del gruppo Kering) che il 27 febbraio ha debuttato sulla sua prima passerella fisica a Milano.
La sua collezione è stata infatti anticipata da una lettera aperta- pubblicata sui social che è una dichiarazione di intenti ma anche una lettera d'amore per «una maison che ha vissuto molte vite» e che lui vede quasi «come una persona, un brand che ha definito e ridefinito cosa significhi lusso e cosa la moda osi diventare. Ciò che è iniziato oltre un secolo fa come un piccolo laboratorio di pelletteria e valigeria a Firenze è cresciuto fino a diventare uno dei nomi più riconosciuti al mondo. Non per caso. Non per mito. Ma per forza di carattere». Perché «Gucci è stato costruito grazie all'eccellenza dell'artigianato e del prodotto italiano, ma anche grazie alla sua qualità innata di osare. Di innovare. Di superare i limiti. Di creare le proprie regole. E, cosa molto importante, grazie alla sua inevitabile rappresentazione della cultura e della mentalità italiane».
Per dar vita agli abiti che hanno sfilato a Milano Demna dice di essersi documentato in prima persona visitando proprio a Firenze le fabbriche e gli archivi di Gucci ma anche il contesto culturale e la città che ha guidato spesso la creatività delle creazioni del marchio.
È stato agli Uffizi per vedere la Primavera di Botticelli che ha ispirato il motivo Gucci Flora. Uscito dal museo, «in Piazza della Signoria, la prima cosa che ho visto è stato Palazzo Gucci». Si tratta in realtà Palazzo della Mercatanzia, edificio storico costruito nel 1300 che fungeva da tribunale per giudicare le cause tra mercanti fiorentini, in qualunque parte del mondo si trovassero, e le controversie commerciali tra i componenti delle corporazioni delle Arti di Firenze che infatti sono rappresentate con gli stemmi sulla facciata. Il Palazzo dopo aver ospitato il museo di Gucci è oggi in fase di ripensamento e mantiene una sala proiezione e al piano terreno l’Osteria di Bottura e un negozio.
«In quell'istante - continua lo stilista Georgiano - ho compreso il posto che Gucci occupa nella cultura italiana» e «mi è diventata chiara la mia vera missione qui. Al di sopra del prodotto, Gucci è cultura, è un modo di pensare e un modo di essere. Gucci deve diventare una sensazione. Gucci deve diventare un aggettivo».
Vai a tutte le notizie di Firenze
Iscriviti alla newsletter del Corriere Fiorentino
27 febbraio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Firenze, dopo decenni un nuovo ponte sull'Arno: il video time-lapse del posizionamento tra Bellariva e l'Anconella
L'informazione nella tua mailCorriere Fiorentino
Le news principali su Firenze
Ogni giorno alle 12, a cura della redazione