Scatti di guerra e pace, alle Gallerie di Piedicastello a Trento i reportage e le foto dal mondo
Storie e luoghi raccontati da reporter internazionali. «L’obiettivo? Fare crescere la coscienza collettiva»
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Scatti di guerra e pace, alle Gallerie di Piedicastello a Trento i reportage e le foto dal mondo
di Martina Dei CasStorie e luoghi raccontati da reporter internazionali. «L’obiettivo? Fare crescere la coscienza collettiva»
Un militare Karenni sorretto da un amico prova a rinascere dopo avere perso le gambe per le mine antiuomo, una bambina gioca su una spiaggia nel sud dello Yemen, un gruppo di alunni tra le rovine di una scuola bombardata: dolore e dignità negli scatti esposti alla mostra «Wars. La Guerra. La Pace», alle Gallerie di Piedicastello, a Trento fino al 28 giugno.
I reportage
Dal conflitto in Myanmar, al massacro di Bucha in Ucraina, la guerra trasforma luoghi, corpi e sguardi. Erode la quotidianità, sospende i sogni. Alle Gallerie di Piedicastello sono esposti i reportage di vincitrici, vincitori, finaliste e finalisti delle prime tre edizioni del Premio fotografico internazionale «Wars. War and Revolutionary Stories»: Laurence Geai, Manu Brabo, Dar Yasin, Giles Clarke, Michele Spatari, Siegfried Modola, Santi Palacios, Federico Rios Escobar. Il premio è stato istituito come «ringraziamento e riconoscimento per fotogiornaliste e fotogiornalisti, spesso freelance che, in un sistema dell’informazione sempre più rapido, superficiale, scelgono di andare sul campo, assumendosi i rischi».
Tanti sono i luoghi e le storie raccontate. C’è un papà esausto, seduto su un tronco con la sua bambina. Hanno stivali e vestiti intrisi di fango e stanno cercando di attraversare il pericolosissimo corridoio migratorio del Darién, nella foresta tropicale tra Panama e la Colombia. «Di questo scatto – dice Raffele Crocco, direttore dell’Atlante delle Guerre e dei Conflitti nel Mondo – mi colpisce la spaventosa umanità. Ogni volta che lo guardo, penso al prezzo che tante persone devono pagare per provare a realizzare i loro sogni».
Trecento fotografe e fotografi
L’iniziativa è organizzata da 46° Parallelo e Fondazione Museo storico del Trentino con l’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra, ideata e curata da Raffaele Crocco, direttore dell’Atlante delle Guerre e dei Conflitti nel Mondo, con la direzione artistica del fotogiornalista e autore Fabio Bucciarelli. Negli anni, il contest fotografico «Wars. War and Revolutionary Stories» ha coinvolto trecento fotografe e fotografi provenienti da tutto il mondo, in rappresentanza di centoventi Paesi. Alle gallerie Piedicastello di Trento, oltre ai reportage fotografici di chi ha vinto le prime tre edizioni e di chi era in finale, verranno aggiunte altre trenta fotografie, quelle di vincitrici e vincitori della quarta edizione del premio, in corso, che ha visto un incremento delle candidature del 30% rispetto agli anni precedenti, un totale di 4208 fotografie provenienti da oltre cinquanta Stati.
«Questa è la guerra»
Tra gli scatti anche il dramma del lockdown da Covid per le popolazioni vulnerabili, senza una casa dove rifugiarsi. Tante foto, tante storie, i civili a torso nudo tra le rovine di Mossul, in Iraq e i militari che li sorvegliano e probabilmente li ha fatti spogliare per verificare che non abbiano addosso cinture esplosive. E ancora, un uomo porta sulle spalle un anziano, mentre un ragazzino ne sorregge le grucce. E d’istinto, la mente associa l’immagine a quella di un altro figlio, Enea e un altro padre, Anchise. Eppure, qui la mitologia classica non c’entra. «Questa è la guerra e la fotografia costringe a guardarla in faccia, a interrogarsi su ciò che stanno provando le vittime».
Una componente essenziale dell’informazione, che può contribuire a fare crescere la coscienza collettiva, generando sentimenti di vicinanza e solidarietà. «Con Wars – sottolinea il fotogiornalista Fabio Bucciarelli – esprimiamo la nostra contrarietà al giornalismo mordi e fuggi e ribadiamo che in questo mestiere il tempo è una risorsa imprescindibile, perché serve per entrare in empatia con le storie, fare controlli incrociati, approfondire i fatti». «E lo facciamo – conclude Crocco – con una mostra composta di pannelli grandi e piccoli di facile allestimento perché speriamo che, dopo Trento, l’esposizione possa girare il più possibile e contribuire a rendere visibile ciò che spesso resta ai margini dell’attenzione globale».
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27 febbraio 2026 ( modifica il 27 febbraio 2026 | 18:55)
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